Dettaglio Thanka con Buddha, Tibet, XIX sec. The Metropolitan Museum of Art, New York, USA
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Perché si parla poco dei buddisti in Italia? A Milano vive una comunità radicata

L’interdipendenza non è solo una filosofia buddhista, ma un fatto laico e di consapevolezza nei confronti di sé, dell’altro e dell’ambiente. Interviene Filippo Scianna, Presidente dell’UBI

Filippo Scianna – Presidente dell’UBI dal 2019

Dal 2019 Filippo Scianna è Presidente dell’UBI. «Non ho apportato nessun valore all’UBI. Ho coordinato un consiglio direttivo di persone con un idem sentire su tante problematiche. Il direttivo è costituito da  esperti religiosi e maestri di Dharma e il mio compito è quello di rappresentare un lavoro condiviso. La mia è una rappresentanza dello sforzo e dell’impegno di un collettivo di tante persone».

Trasparenza e azione: i punti cardine del primo Rapporto di Sostenibilità e di Impatto dell’UBI

L’Unione Buddhista Italiana (UBI) agisce nella comunità attraverso Dharma in Action, un sistema di cinque diverse Agende che si impegnano nella cura, cultura, educazione, ecologia e lavoro sociale. Questi poli di azione sono accomunati da dei punti cardine, tre concetti di rilevanza se considerati nella loro applicazione al Rapporto di Sostenibilità e di Impatto dell’UBI pubblicato a febbraio 2023. 

«Il rapporto» dice il Presidente dell’UBI Filippo Scianna «è stato ideato per evidenziare l’aspetto di metodologia di lavoro dell’UBI sul tema della sostenibilità, che si ispira a un principio buddhista: quello dell’interdipendenza, applicato in quest’ottica di intreccio agli obiettivi dell’Agenda 2030. Il rapporto vuole essere un’azione di analisi e ricerca portata avanti a supporto delle iniziative che noi dell’Unione sosteniamo economicamente e una pratica trasparente nel modo in cui queste iniziative vengono comunicate non solo ai donatori dell’8×1000 ma a tutti gli interessati».

Karma – il vero significato della parola buddhista più (impropriamente) usata

Il concetto di karma viene usato impropriamente nel linguaggio comune contemporaneo e in contesti non tradizionalmente buddhisti. 

«Karma, letteralmente, significa azione. Nel Buddhismo, si parla più propriamente di azione  generativa. Anche un principio della termodinamica afferma che ad ogni azione corrisponde un effetto uguale o contrario. Un’azione produce sempre delle conseguenze nel breve, medio o lungo termine. Calando tutto questo nella questione dell’impatto ambientale e della crisi evidente, si può percepire come un agire non motivato da saggezza nei confronti dell’ambiente ma da un’attitudine egocentrica, non può che portare a conseguenze dannose per l’essere umano. Il karma è un fenomeno certo. Spesso si parla di karma in termini di destino e fato quando in realtà il karma è la condizione per cui nel prossimo gesto, parola e azione è insita la nostra libertà di incidere sulla realtà».

UBI nel concreto: i finanziamenti per il Rapporto di Sostenibilità e di Impatto

L’UBI nasce per supportare i centri buddhisti in Italia. Li sostiene nella loro opera di diffusione e messa a disposizione delle condizioni per lo studio e la pratica del Buddhismo. Non meno importante per l’Unione è l’interazione mediata con altre istituzioni, confessioni religiose e lo Stato italiano. A seguito dell’Intesa con lo Stato nel 2012 (anno a cui risale la Legge 31 dicembre 2012, n. 245 sotto cui sono state stese le norme per la regolazione dei rapporti tra lo Stato e l’Unione Buddhista Italiana) l’UBI ha iniziato ad operare nel sociale. 

A fronte di ciò, l’UBI ha portato avanti diverse agende di lavoro in forma laica in ambito ecologico ad esempio, mettendo in pratica il concetto di interdipendenza su cui si fonda il Buddhismo, nell’approccio di deep ecology. Con il primo Rapporto di Sostenibilità e di Impatto, ad esempio, sono stati impegnati nel 2022 più di sei milioni di euro in centocinquanta progetti e organizzazioni. I finanziamenti provengono dai fondi devoluti tramite l’8×1000. La consapevolezza e l’azione del singolo si trasformano in consapevolezza e azione collettiva verso il raggiungimento di obiettivi pratici e d’impatto. 

Il primo Rapporto di Sostenibilità di una confessione religiosa

Tutti i progetti sostenuti dall’UBI hanno alla base un certo tipo di visione: «Ci sono delle commissioni interne all’UBI che valutano le domande per i finanziamenti e redigono successivamente il report di sostenibilità. Queste fanno un’analisi specifica a servizio delle organizzazioni a cui vengono dati i finanziamenti proprio per il dovere che si ha di essere trasparenti e giustificare i criteri di selezione di progetti sostenuti da chi ci devolve l’8×1000. Il principio di interdipendenza è sotteso a tutti i progetti che finanziamo, allo stesso modo degli obiettivi guida dell’Agenda 2030.»

Il Rapporto è stato realizzato da Etisos Foundation in base agli indicatori delle Nazioni Unite, che ha coinvolto le organizzazioni partner nel processo di valutazione sui progetti finanziati nell’anno 2022, è e sarà un prezioso strumento di conoscenza e di futura pianificazione dei percorsi di sostenibilità promossi da UBI, in quanto precorso di consapevolezza e condivisione a favore della trasparenza come atto di cittadinanza responsabile nei confronti della società. Questo documento è stato voluto fortemente dall’Unione Buddhista per testimoniare il suo impegno concreto sul territorio e per l’esigenza di osservare la realtà nella sua complessità, secondo il principio di interdipendenza che impone una valutazione dell’impatto delle azioni messe in atto.

L’UBI nella trama di relazioni del territorio italiano

L’ambientalismo può assumere spesso un carattere ipocrita, di greenwashing e marketing. Per evitare che l’ambientalismo diventi per l’UBI appannaggio di un pensiero e una pratica, soprattutto, moralisti, il lavoro sul territorio è una strategia portata avanti con impegno. L’UBI affianca «realtà che si impegnano a sostenere una visione nuova dell’ecologia.», afferma il Presidente Scianna.  «Operiamo in prima fila tramite agende di lavoro che collaborano con altre grandi organizzazioni. Durante la pandemia abbiamo sostenuto la protezione civile. Da anni ci stiamo impegnando sul tema del fenomeno migratorio attraverso collaborazioni per corridoi umanitari. Collaboriamo con Medici senza frontiere, con la Comunità di Sant’Egidio e altre comunità religiose come i valdesi per fare in modo che l’arrivo di queste persone non avvenga in modo tragico. Questi sono alcuni dei nostri macro interventi con realtà che hanno dimostrato di generare risultati positivi».

Oggi l’UBI si compone di sessantaquattro centri sul territorio nazionale e grazie ai fondi dell’8×1000 con le sue molteplici attività sostiene progetti umanitari e sociali rivolti alle categorie più fragili della popolazione e per l’affermazione dei diritti umani e di cittadinanza, anche in collaborazione con le organizzazioni del terzo settore. Sostiene progetti che favoriscono la sostenibilità ambientale, umana e sociale. Il Rapporto approfondisce anche le tante iniziative legate alle emergenze – dallo Sri Lanka all’Afghanistan e all’Ucraina.

UBI a Milano

Su Milano sono tre gli interventi principali dell’UBI. Con Fondazione Arca l’Unione sostiene tra le varie attività e progetti l’iniziativa del food truck per portare pasti caldi ai più fragili. L’UBI sostiene poi il progetto Jonas di Massimo Recalcati per il sostegno psicologico a giovani in difficoltà. In ultimo, la realtà del Cuore Visconteo, progetto della Fondazione di Comunità di Milano Sud viene affiancata dall’Unione per contrastare la povertà educativa e facilitare il reinserimento nel mondo del lavoro di fasce non privilegiate. 

Il decennio di Intesa tra l’UBI e lo Stato Italiano 

Dopo quasi vent’anni di lavoro tra l’UBI e lo Stato italiano, il Presidente Sciana nota un’evoluzione nella disponibilità e nel riconoscimento rivolti all’Unione. Il dialogo con le istituzioni si è rafforzato e il direttivo di pone l’obiettivo di intensificare non solo questo rapporto con lo Stato ma anche con le istituzioni presenti su tutto il territorio, per rafforzare un’unione e far fronte comune a un disagio che si esprime in tanti modi. 

La percezione sociale dell’UBI e del Buddhismo in Italia negli anni

«Il buddhismo è giunto in Occidente tra gli anni Sessanta e Settanta. Molte le mistificazioni, molti i misunderstanding di cui si è preso carico il Buddhismo e così l’UBI. Alcuni per colpa altri per dolo. negli anni, il numero crescente di persone che hanno abbracciato questa religione, libri e traduzioni più diffuse e accessibili, internet e il maggiore flusso di informazioni in circolazione, la percezione del Buddhismo è cambiata in Italia. L’operato dell’UBI si è inserito all’interno di una possibilità di maggiore conoscenza e apertura della nostra confessione religiosa stessa al contesto in cui ci troviamo.»

Unione Buddhista Italiana (UBI)

Sin dalla sua fondazione nel 1985, l’Unione Buddhista Italiana (UBI) rappresenta il movimento buddhista nel suo insieme. Spinta da compassione, saggezza e rispetto per tutti gli esseri viventi, supporta progetti umanitari e sociali a sostegno delle persone più vulnerabili e lavora per l’affermazione della dignità e dei diritti umani in Italia e all’estero.

Ilaria Sponda

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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