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Interno facciate, centro di Milano, via Bigli
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Milano Città Giardino – gli alberi sono una questione civile

Non sia più soltanto un’utopia – Milano Città Giardino è una questione civile: si usa dire che ognuno si occupi del proprio giardino, ma se tutta la città fosse un unico giardino?

Milano Città Giardino, Manifesto per una società civile, un sogno condiviso

Milano Città Giardino è il titolo di un Manifesto Civile per convincere tutti noi che viviamo a Milano o in provincia di Milano, che questa città è una capitale d’orgoglio. Appartenere a Milano è un segno di distinzione, di valore – di amore per il lavoro che ci identifica. 

Milano Città Giardino è un sogno condiviso. Un sogno che non deve rimanere ridotto a un asset di marketing, ma un sogno che può diventare una nostra bandiera. Una città, Milano – le cui vie, angoli e piazza siano la vanità di alberi. I marciapiedi siano potenza di pitosfori. Le vetrine dei negozi siano segnate da vasi di camelie; le facciate, nuove e moderne, foglie d’edera dai davanzali. Le colonne di gelsomino sugli stipiti.

Milano città giardino e l’orgoglio collettivo

Milano Città Giardino è un argomento civile. Se Milano fosse riconosciuta da chi la vive in prima istanza, e da chi la visita arrivando dal mondo, come una città così verde da ricordare un giardino – più verde di tante, se non di qualsiasi altra, città – tutti noi percepiremmo una spinta all’aggregazione. La forza nasce dall’orgoglio collettivo. Forse comprenderemmo almeno un poco di quella sensazione civile che si percepisce quando si è parte di una comunità, di una città – quel senso di appartenenza che in Italia è scarsa per via di una storia nazionale troppo recente, poco radicata nelle nostre amministrazioni così come nel nostro sangue. 

Milano e la qualità dell’aria, dati Arpa, Attilio Fontana per la Regione Lombardia a Bruxelles: la pioggia, i lecci e i pitosfori

Ho conservato una pagina della cronaca di Milano del Corriere della Sera: erano i giorni di inizio febbraio, quando sui nostri telefonini ogni giorno vedevamo l’applicazione del meteo colorare di rosso scuro la Pianura Padana quale indice negativo della qualità dell’aria – controllando l’espansione di una macchia viola. Il Sindaco di Milano rispondeva che i dati non erano credibili perché arrivavano da un’agenzia privata – fino a quando Arpa, l’ente regionale della protezione ambientale lombarda, non confermava la situazione grave. 

La pagina del Corriere spiegava come il Presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, si attivava per far sì che Bruxelles riconoscesse a Milano una tolleranza sulla situazione ambientale, portando come scusante e come salvacondotto, la conformazione geopolitica. Come a dire: qui non possiamo fare niente per l’inquinamento, voi dall’Europa dovete darci dieci anni in più di tempo. Nella stessa pagina, un articolo di fondo titolava: Lecci e Pitosfori, le piante che salvano i nostri polmoni. La pagina del Corriere, non credo con l’intenzione di chi l’abbia impaginata, sembra volerci dire: se la politica non è capace di fare niente, che siano i cittadini a fare qualche cosa: che curino qualche pianta.

A Milano, a fatica, stiamo imparando ad amare la pioggia. Certo, con misura e non con l’eccesso – molte immagini sono moniti di rispetto. La misura potremmo ottenerla con una miglior ingegneria e con amministrazioni più abili – ma la pioggia, invece, ce la dà solo il cielo. 

Milano Città Giardino e il senso civico dei lombardi

Non basterà piantare alberi e cespugli per risolvere il problema. Bisogna risvegliare quel senso civico che appartiene al sangue dei lombardi. Lavoratori, borghesi, infaticabili e onesti non si riconoscono in un presidente di Regione che di fronte a una realtà difficile, invece che attivarsi con più energia e sacrificio, chiede all’Europa di posticipare le interrogazioni. A Milano, quando c’è un problema rilevante come l’aria che respiriamo, i borghesi si attivano, gli imprenditori proteggono i loro impiegati e gli impiegati sostengono chi dà loro lavoro. Nessuno va a umiliarsi in Europa.

Milano Città Giardino: quello che era privato diventa civile

Fare qualche cosa, non significa solo piantare lecci e pitosfori dove si può: significa ragionare in una dimensione civile. Si usa dire “non guardare nel giardino degli altri” – il giardino è la metafora di qualcosa di privato, dove nessun altro, se non il proprietario, deve metterci bocca o opinione. Parlare di Milano Città Giardino coglie il punto: il nostro giardino è la città e non è più una questione privata. Quello che era privato, oggi diventa civile.

Non è roba da poco anche se può sembrare. Torni a casa, chiudi la porta, fa freddo, invece che alzare o accendere il riscalamento, ti metti un maglione, due maglioni, in più. Rinunci a partire tutti i fine settimana. Stacchi il cellulare, spegni la televisione e leggi un libro. Rinunci a fare la spesa su Amazon e non la fai neanche al supermercato – la spesa, tu che puoi permettertelo, la fai dal fruttivendolo. Compri il pane dal panettiere. Allo stesso tempo, chiedi al fruttivendolo da dove arriva la frutta che vende, e perché possa valere il prezzo più alto rispetto al supermercato – con la speranza che venga dalla campagna appena fuori dalla città in cui vivi. Poi chiedi anche al panettiere da dove arriva la farina per il suo forno. La filiera corta, per tutto quello che compriamo, dovrà sempre essere la tua prima scelta. In questa utopica architettura urbana, le attenzioni alla filiera corta sono le fondamente strutturali di Milano Città Giardino.

Palazzo in via Carlo Ravizza, Milano
Complesso residenziale in via Carlo Ravizza, Milano

Milano Città Giardino significa cambiare le nostre abitudini

Milano Città Giardino significa cambiare le nostre abitudini, più di quanto crediamo. Significa mangiare meno – comprare meno carne rossa, comprare meno coca cola. Significa smettere di comprare quello che ci piace di più, e comprare quello che possa avere un valore civile, un valore per la comunità – filiera corta, appunto. 

Milano Città Giardino significa andare a piedi o prendere la metropolitana anche se ti puoi permettere un taxi. Significa, nonostante lo scandalo delle licenze dei taxi, cercare un taxi invece che chiamare Uber. Milano Città Giardino significa smettere di vestirsi di nero, perché nessun colore inquina più del nero, quando si usa in tintura tessile. Significa non comprare tutto quello che vogliamo, solo perché possiamo, ma comprare quello che serve e che ha un valore e che fa bene a un sistema che si chiama Italia. Significa dare guerra, tutti insieme ai nemici minori che fomentano il nemico maggiore, ovvero l’odio: il consumismo, l’ignoranza, l’autocompiacimento. 

Gli alberi li dobbiamo volere tutti: l’imprenditore, il ristoratore, il ragazzino

Milano Città Giardino è un argomento civile perché gli alberi li dobbiamo volere tutti. Deve volerli il milionario che può caricarsi il costo di piantarli nel marciapiede a favore di tutte le attività della via, subito dopo il rifacimento della facciata della sua palazzina. Gli alberi deve volerli il piccolo imprenditore che si può permettere qualche centinaio di euro per due querce nel posteggio dove arrivano i suoi fornitori per lo scarico. Li deve volere il titolare del ristorante che ha due affacci su strada e un marciapiede e una fila di macchine posteggiate: se andasse al Municipio chiedendo la possibilità di disporre tavoli e ombra di rami, l’amministrazione approverebbe. Il passo successivo è convincere il vicino a fare la stessa cosa. Il titolare del ristoro non solo aumenterebbe i coperti in funzione dello spazio, ma il suo locale coglierebbe il desiderio di poter mangiare a Milano, in strada all’aperto sotto una fronda – da marzo fino a ottobre – e la lista di prenotazioni aumenterebbe.

Ancora. Gli alberi li devono volere tutti i singoli cittadini, davvero tutti. Li devono volere i camerieri e i negozianti che d’estate vogliano averne la cura, e innaffiare il fuscello appena posato dal Comune che poi ritarda il carro botte per l’irrigazione. Gli alberi li deve volere il ragazzino che sul balcone di casa possano avere un rosmarino, un glicine e un tulipano a marzo, come fosse una bandiera bella quanto quella della sua squadra di calcio che ancora vince lo scudetto. Gli alberi di Milano sapranno insegnarci come vivere insieme. Milano Città Giardino è una questione civile.

L’inverno non c’è più

A inizio febbraio c’erano 16 gradi. Chi non ha mai amato il freddo, adesso prova nostalgia per quella sensazione di anestesia che ti prendeva le guance e il mento sopra la sciarpa; per le punta delle mani che trovano piacere nelle tasche. L’inverno non c’è più – eppure il riscaldamento nessuno lo abbassa: entriamo sia nell’ufficio postale (azienda pubblica); entriamo in un negozio di Montenapoleone (azienda privata e del lusso) – troviamo la sensazione di caldo eccessivo. 

Il valore degli alberi – come ricordava Davide Pettenella nella lettura del Corriere della Sera – si divino in tre tipologie: i valori intrinsechi, i valori strumentali e i valori relazionali. I primi, valori intrinsechi, sono le attività degli alberi, la fotosintesi e quante altre. I secondi, valori strumentali, sono le produzioni di legno per bio massa e bio edilizia. I terzi, valori relazionali, sono quelli che vedono nella presenza degli alberi la possibilità di una vita migliore, in città e in provincia. Il problema del Nord Italia è la riforestazione della Pianura Padana, non delle città.

Le foreste in Italia, le montagne e la biodiversità

Le foreste in Italia sono un’infrastruttura: coprono il 36,7 % del territorio nazionale. La copertura forestale è raddoppiata negli ultimi 70 anni – perché sono stati abbandonati quei terreni agricoli piccoli, a conduzioni familiare, sulle pendici delle montagna – a favore di aziende agricole su estensioni a ettaro. A dare gran parte di queste foreste, sono le montagne o le alte colline – ovvero, Alpi e Appennini. Con una superficie forestale pari a quella della Germania e un indice di boscosità più alto di quello della Francia, l’Italia può essere considerato un forest rich country. Sempre grazie alle montagne, perché se analizziamo la parte abitata in pianura e bassa collina, questi valori precipitano. L’Italia è il paese europeo con il più alto indice di biodiversità – è da questi punti di orgoglio che dobbiamo procedere, non ripartire. 

Alberi – specie invasive e querce autoctone

Tagliare una quercia è un atto empio. Sia generalmente parlando, quasi si trattasse di filosofia – sia pragmaticamente. Si concede agio alle specie invasive: la robinia, l’ailanto, il ciliegio tardivo, la quercia rossa – di cui è limitata, se non vietata la piantumazione, per tutelare la biodiversità locale. I tigli, le querce, gli ontani, gli olmi, gli aceri, i taxodio – quanti possono mai essere gli alberi autoctoni che crescono con facilità intorno a Milano, in questa terra tra le più fertili d’Europa, con una falda acquifera per le radici a pochi metri sotto il suolo?

Milano non ha un fiume

Milano è l’unica tra le grandi città europee a non avere un fiume che la attraversa, a non affacciare su un lago o sul mare. Parigi, Londra, Berlino, Lione, Madrid – anche in Italia, Firenze, Verona – ovviamente Roma. Al di là dei navigli, Milano è attraversata da tre fiumi – Olona, Seveso e Lambro. Il principale per portata, l’Olona, è tombinato. Appena piove un poco di più, si parla di esondazioni – del Lambro e del Seveso. Il Lambro un tempo era un simbolo di acque inquinate – Il Seveso è una nemesi del disastro del 10 luglio 1976. Dell’Olona ci siamo quasi dimenticati. La riapertura dei Navigli è forse una utopia come questa di Milano Città Giardino – ma anche tra le utopie, possiamo darci delle priorità. L’inquinamento delle acque fluviali è diminuito, i depuratori di Milano funzionano: perché non investire nella rigenerazione urbana di questi tre fiumi?

Milano e l’utopia di una città giardino

La Città Giardino è un’utopia urbanistica che apparve a fine Ottocento, in Inghilterra, quando il processo industriale non fu già più rivoluzione, ma regime. Il sogno di poter salvare la città dal congestionamento e le campagne dall’abbandono – in parole basiche, portare il lavoro nelle campagne e gli alberi nelle città. «Più sano è l’ambiente e migliori sono i prodotti che ne derivano. L’uomo, è quasi sempre il risultato diretto dell’ambiente. Date abitazioni sane e pulite e avrete popolazioni sane e coltivate» scrisse Luigi Buffoli nel 1907 sul Corriere della Sera, quando il quotidiano era una guida morale per il Paese.

Rooftop in viale Manzoni
Terrazza in viale Manzoni
Interno facciate, centro di Milano, via Bigli
Interno facciate, centro di Milano, via Bigli

Carlo Mazzoni

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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