Tagadà di Paolo Zerbini raccoglie i luna park italiani e i momenti di superficiale spensieratezza che si vivono frequentandoli
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Il libro Tagadà di Paolo Zerbini, l’ossessione per le fiere e le sagre d’Italia

«Mi piace la periferia, il bar, la pianura, gli spaghetti alle vongole, Vinicio Capossela. Il mare, le macchine vecchie, le fidanzate, le tavolate, la domenica» con il fotografo mantovano Paolo Zerbini

Paolo Zerbini e la fotografia

«Io e un amico ci divertivamo a scattare fotografie di case abbandonate nelle campagne attorno a dove sono cresciuto, fumando le prime sigarette e bevendo forse le prime birre calde comprate al supermercato». Paesaggi lasciati da adolescente per cominciare a viaggiare, prima un anno in America poi il trasferimento in Inghilterra, dove Zerbini sceglie la fotografia come percorso di studi. Comincia a farsi strada assistendo i fotografi emergenti londinesi, e sviluppando la propria estetica e linguaggio in ambito analogico e di moda. Fino ad arrivare ad un livello in cui le due sfere quasi si sovrappongono, «I lavori commissionati inseguono quell’anima che si trova nei miei progetti personali. Mi riempie di felicità vedere che i miei progetti lasciano un segno non solo negli amanti della fotografia ma anche nei miei clienti».

Tagadà, un progetto personale di Paolo Zerbini

L’ultimo libro fotografico si intitola Tagadà, progetto iniziato nel 2014, rientrando a Mantova per l’estate e cominciando a frequentare in maniera quasi ossessiva tutte le fiere e sagre in giro per l’Italia. «Ad ogni mio ritorno d’estate a Mantova, fin da diversi anni prima pensavo che avrei dovuto dedicare tutto un progetto a questi luoghi incredibili quali le fiere e le giostre». Il pretesto di accompagnare un giorno il nipote ad un parco vicino casa ha dato il via alla caccia a questi luoghi sospesi e ai suoi frequentatori sempre in preda ad un’ebbrezza e spensieratezza apparente. Le trasferte in Italia, non solo a Mantova, divennero programmate per portare avanti il progetto durato circa cinque anni, fino alla realizzazione del suo ora terzo libro fotografico.

Il Tagadà – le fotografie di Paolo Zerbini

Tagadà si presenta con una sovra coperta rossa in pvc, simile a quella con cui si ricoprivano i quaderni e i libri a scuola: al suo interno una collezione di ritratti di adolescenti pronti ad affrontare le varie sfide dei luna park, il tagadà è sempre quella più impegnativa e lasciata per ultima. Nelle immagini di questi luoghi e ragazzini si percepisce la sfera autobiografica: si trovano in un vortice sospeso della loro vita in cui ancora tutto è concesso finché non capiscono quale sarà il loro posto nel mondo. 

Allo stesso modo, la temporalità delle fiere itineranti rappresenta proprio quegli anni di incertezza in cui concedersi ancora qualche giorno di leggerezza e divertimento sfrenato, prima di riconnettersi alla vita di tutti i giorni. C’è forse un ansioso sentimento di non riuscire ad affrontare gli sbalzi delle montagne russe così come le future sfide che si presenteranno. Tutto questo raccontato da Zerbini: un ragazzo dal volto spavaldo con la scritta ‘ansia’ sulla maglietta bianca, due che si sfidano a braccio di ferro, un altro seduto da solo su una sedia che aspetta la prossima corsa, o forse ci ha rinunciato?

«In quegli anni, d’estate, da bambino ricordo che venivo travolto da una valanga di sensazioni che non riuscivo a capire ma comunque dovevo attraversare. Venivano prese decisioni per la posizione sociale di ognuno di noi anche se non ce ne accorgevamo. Questo momento di superficiale felicità vorrei che trapelasse dal libro, al cui interno si nasconde il più totale smarrimento e paura della vita davanti a noi. Ci siamo passati tutti ma non sempre ce ne ricordiamo con lucidità forse perché appunto tutto era oscurato dai bagliori delle giostre»

Il progetto è una definizione di quei sentimenti di cui tutti siamo vittima ad un certo punto, ma anche una riconciliazione con i luoghi che, proprio nella sua fase di disorientamento, Zerbini aveva deciso di lasciare. Le luci a neon, i colori fiammanti delle fiere contribuiscono a confondere le visioni, alla perdita di controllo, del corpo prima e della mente poi. Dopo la corsa, si ritorna da dove siamo venuti.

Bellissimo è la rivista fondata da Paolo Zerbini e Ivan Ruberto

Il viaggio nei progetti di Paolo Zerbini è un elemento spesso ricorrente. Come in Tagadà, l’Italia che ha lasciato a diciotto anni è stata la meta di tanti suoi itinerari, non solo come ritorno alle origini, ma anche esplorazioni di luoghi sconosciuti, non convenzionali, non obbligatoriamente patinati ma comunque bellissimi. Bellissimo magazine è un altro dei progetti del fotografo mantovano: una rivista non rivista, una guida turistica dedicata ogni anno ad un luogo diverso ed ai suoi abitanti. 

Il magazine è nato in collaborazione con l’amico e collega Ivan Ruberto, come pretesto per poter passare più tempo insieme e parlare e scherzare di fotografia. «’Bellissimo’ è l’aggettivo, una parola che arriva dal profondo. I luoghi, le atmosfere, gli oggetti possono diventare molto ‘Bellissimo’ se rispecchiano la caratteristica di crederci e godersela senza preoccuparsi di quello che sia l’ambiente attorno a sé o la moda del momento»

Dal costume da bagno agli sci: tra Cortina e Ostia con Paolo Zerbini

Il primo numero, uscito nel 2019 è dedicato alle spiagge di Ostia, il secondo alla moda invernale di Cortina d’Ampezzo: a parte i romani nessuno andrebbe in vacanza ad Ostia, mentre Cortina non riesce ad allontanarsi dai suoi stereotipi di sfarzo ed abbondanza. Nella selezione dei luoghi da esplorare vincono infatti quelli che normalmente vengono scartati o sottovalutati, così da «creare una testimonianza del fatto che ci si può divertire anche in posti non attrezzati per farlo».  Si può fotografare tutto quello che ancora rimane di questo mondo. 

Bellissimo è la glorificazione della normalità, un viaggio attraverso le persone ed il loro senso di appartenenza. Le immagini sono ritratti di sconosciuti con cui Zerbini e Ruberto si divertono a chiacchierare, instaurando con tutti un rapporto, anche se breve.

In una società che punta costantemente all’esclusività e al glamour, alla ricerca di una perfezione irraggiungibile, Bellissimo vuole trovare il fascino in ciò che non è affatto esclusivo, ma non per questo meno attraente. Sorpassa le convenzioni e rende degno di nota quello che all’apparenza sembra uno di quei giornaletti economici da spiaggia, con tanto di oroscopi e cruciverba. L’amore per la fotografia è però altissimo e la sua qualità formale accuratissima, tutte le immagini sono scattate in analogico e stampate a mano. 

I due fotografi la definiscono una ‘performance editoriale’ vicina alla pop culture degli anni Ottanta e Novanta dove si attinge esclusivamente alla realtà, allontanandosi da ogni stereotipo e filtro ‘instagrammabile’. Bellissimo è fatto di carta e può essere solamente sfogliato, non di certo rinchiuso nel mondo digitale, dove il ritmo della produzione delle immagini è fuori controllo. 

Paolo Zerbini

In questo momento di sovraccarico di immagini, non tutte bellissime, non tutte sincere  l’atteggiamento del fotografo italiano Paolo Zerbini è quello di guardare con attenzione tutto ciò che lo circonda, senza genere, senza filtri, sia esso un oggetto di moda, uno sconosciuto di qualche periferia, oppure un luogo qualsiasi dove si può anche non andare, Paolo Zerbini conclude dicendo: «Amo le cose semplici, non lo sfarzo o i trucchi o le scene mozzafiato. Mi piace la periferia, il bar, la pianura, gli spaghetti alle vongole, Vinicio Capossela. Mi piace il mare, le macchine vecchie, le fidanzate, le tavolate, la domenica. Penso che ce ne sia di cose da fotografare e forse sono io il primo a voler farsi sommergere».

Dalla campagna italiana agli studi di moda londinesi

Pubblicato dalla casa editrice indipendente Skinnerboox, Tagadà è l’ultimo libro fotografico di Paolo Zerbini che raccoglie i luna park italiani ed i momenti di superficiale spensieratezza che si vivono frequentandoli. Originario di Mantova, Paolo Zerbini vive e lavora a Londra, dividendosi tra progetti personali e collaborazioni nel mondo della moda, con alle commissioni da parte di Etro, Gucci, Zegna e Max Mara e pubblicazioni su riviste.

Claudia Bigongiari

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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