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La donna è davvero inferiore all’uomo? Da dove nasce lo scisma di genere?

Nel 1949 Simone de Beauvoir pubblicò a Parigi Le Deuxième Sexe: oggi viviamo la rivoluzione del Terzo Sesso ma siamo ancora tutti sottomessi agli uomini bianchi etero

Ines Testoni: il futuro della nostra società è nel terzo sesso

Con ‘Il terzo sesso’ Ines Testoni, docente di Psicologia Sociale presso l’Università degli Studi di Padova, indaga le dinamiche simboliche e le usanze che, nella storia e nelle pratiche sociali, hanno dato vita e legittimato questo scisma di genere. Ripercorrendo le tappe conquistate nel corso della storia «dalle donne che non hanno temuto Golia e che ci hanno portato a essere naviganti che sanno come fare per evitare le minacce di Scilla e Cariddi», l’autrice espone la sua teoria del terzo sesso: «per vivere il mondo di domani è necessario superare il binarismo uomo-donna, le distinzioni sessuali e linguistiche, e riconoscersi come individui capaci di vivere ed equilibrare al proprio interno le istanze di ambedue i sessi». 

Ines Testoni: Tutte le religioni supportano il patriarcato 

Tradizioni di matrice sessista, basate sull’idea di un maschilismo egemone, sono comuni a quasi tutte le religioni. Il binarismo di genere che queste tradizioni creano – che implica la subordinazione della donna all’uomo – affonda le radici nell’esigenza primitiva di mantenimento di un assetto sociale votato alla guerra. Fin dall’antichità l’uomo si è organizzato in gruppi sociali che si sono auto-attribuiti caratteristiche identitarie per differenziarsi dagli altri gruppi umani. 

Chiunque possieda tratti religiosi, sociali e culturali diversi viene visto come un nemico da cui difendersi per preservare la propria identità. Ogni gruppo umano, pertanto, struttura al suo interno forme più o meno complesse di organizzazione della vita intima e sociale, familiare e collettiva allo scopo di poter meglio fronteggiare i nemici in guerra. In quest’ottica il binarismo di genere vede la donna subalterna all’uomo perché a quest’ultimo spetta il compito di fare la guerra, di fronteggiare il nemico e proteggere un dato territorio. «La donna deve supportare l’uomo che difende il territorio e questo produce servaggio, reclusione, secondarizzazione e clausura – spiega Ines Testoni – da un lato deve essere protetta e, dall’altro, deve garantire all’uomo tutto ciò che serve per la guerra. Il fatto drammatico è che questa visione viene supportata religiosamente. Sono le religioni, che in primis giustificano il mantenimento di una società votata alla guerra in cui gruppi umani si scontrano tra loro per affermare la propria identità di gruppo. Ancora oggi le guerre di religione non sono finite. Inconsciamente tutte le religioni promuovono – con la loro istanza di identità limitata contro altre identità– una società in guerra». 

Se tutte le religioni supportano il patriarcato, è possibile essere femministe e credenti?

Nonostante i messaggi di pace, amore e fratellanza di cui le religioni si fanno portatrici, il loro istinto di sopravvivenza e prevaricazione sulle altre religioni ha fatto sì che supportasse il mantenimento di assetti sociali votati alla guerra. In una logica di autoconservazione ogni gruppo umano attacca chiunque venga riconosciuto come diverso e quindi come una minaccia. Mantenere assetti sociali votati alla guerra implica necessariamente sostenere un binarismo di genere che vede gli uomini come eroi e difensori del gruppo sociale e le donne come ancelle destinate a servire. Gli stessi testi sacri supportano questa idea, imponendo e insegnando valori come l’abnegazione, la sudditanza al marito e la cura dei figli. Dati questi presupposti, è possibile definirsi femministe e, allo stesso tempo, esser credenti?  

«Non bisogna eliminare le religioni: svolgono un ruolo sociale, nonostante tutto. La denuncia di un modo errato di intendere il divino non implica che parlare di Dio sia un non senso. Criticare i limiti delle religioni significa denunciare il pessimo modo in cui rappresentano Dio. Il primo modo sbagliato di farlo è stabilire che Dio è maschio. L’errore non risiede nel voler essere in rapporto con Dio o nel permettere all’umanità di entrarci, ma farlo male. Le religioni continuano oggi a veicolare, tramite rappresentazioni errate del divino, ideali di sudditanza di genere e di bellicosità. Questo le rende pericolose».  

Dio maschio e violenza di genere con Ines Testoni

L’ultimo report sugli omicidi volontari – realizzato dal Servizio analisi della Direzione centrale della polizia criminale – rivela che dal primo gennaio al 4 giugno 2023 in Italia sono stati commessi centotrentotto omicidi. Tra le vittime, quarantanove sono donne. Di queste quarantuno sono state uccise in ambito familiare/affettivo e ventiquattro per mano del partner o dell’ex partner. Da inizio anno otto donne al mese hanno perso la vita. Di recente il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge che prevede misure di contrasto alla violenza contro le donne: una stretta contro la violenza di genere che da anni ha assunto il carattere di emergenza in Italia e nel mondo. Il fatto che un uomo si arroghi il diritto di togliere la vita alla sua compagnia o ex compagna può ricollegarsi al binarismo di genere proposto dalla religione che rappresenta, attraverso l’immagine di un Dio maschio, l’uomo come superiore alla donna? 

«Le religioni sono responsabili di questo nella misura in cui convalidano l’idea della superiorità dell’uomo rispetto alla donna. O la smettono di veicolare ideali sessisti e maschilisti – ponendo il maschio più vicino a Dio – o sono responsabili di tutte le violenze di subordinazione che la donna subisce. L’atteggiamento maschile di superiorità, che porta l’uomo a sentirsi padrone e responsabile per la donna, è culturalmente radicato nella storia di tutta umanità e giustificato religiosamente. Dobbiamo pensare, che il consciousness rising femminista ha a che fare con una minoranza di donne che hanno studiato e che si confrontano, non ha a che fare con la totalità delle donne che ancora oggi vive in una situazione di sudditanza nei confronti del marito e dei figli maschi. Figli che diventeranno uomini convinti di avere più diritti delle donne e diritto di potere su di esse.  Nel momento in cui la madre è serva in casa, i figli potrebbero sentirsi in diritto di abusare delle donne che entreranno in una relazione intima con loro e si sentiranno legittimati di far loro del male perché incapaci di bastare a se stessi: un uomo nel panico fa di tutto per riconquistarsi la serva».  

Il risveglio del terzo sesso

Le ondate femministe hanno tentato di costruire un nuovo modo di interpretare la relazione con il maschio e con la società che lo pone sopra a un piedistallo. Il tempo del primo sesso, quello del patriarcato, è tramontato – insieme al nazismo, sua somma espressione politica – quando le donne hanno ottenuto il suffragio universale e quando, grazie a Eleonor Roosevelt, è stata approvata la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. ‘Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo’, recita il testo della Dichiarazione nel preambolo. Fu una donna a promuovere l’eliminazione della possibilità di creare all’interno dei gruppi umani gerarchie finalizzate alla sottrazione di dignità a qualcuno. 

Da metà Novecento si è entrati nell’epoca del secondo sesso che, durante la seconda ondata femminista, ha lavorato per scardinare schemi sessisti e maschilisti, categorizzandoli come violenze e soprusi perpetuati dal primo sul secondo sesso. Questa seconda ondata femminista ha indagato le dinamiche e le usanze che, nella storia e nelle pratiche sociali, hanno legittimato la discriminazione della donna. «Nel 1949 Simone de Beauvoir pubblica a Parigi Le Deuxième Sexe. Grazie a questo approfondito scandaglio relativo a che cosa si nasconda sotto ciò che sembra apparentemente ovvio, viene in luce come l’essere donna subordinata all’uomo non sia una condizione necessaria e immodificabile. L’analisi della filosofa evidenzia infatti che il ruolo della donna, dipendente e servizievole nei confronti dell’uomo, non è tanto una predisposizione naturale su cui non sia possibile avere il controllo, quanto piuttosto l’esito di strategie culturali ben definite, che hanno caratterizzato tutta la storia. L’essenza dell’insegnamento di Simone de Beauvoir è stringente: donne subordinate si diventa, a causa di processi sociali che possono essere cambiati» spiega Ines Testoni in un passaggio del libro. 

Dal Secondo Sesso al Terzo Sesso

Il terzo sesso nasce dal secondo sesso. Guardando al presente e al futuro prossimo, riflette, da un lato, sulla necessità di superare la prevaricazione del maschio sulla donna e su tutti i generi e, dall’altro, sulla necessità di superare la prevaricazione dell’uomo su tutte le specie e sugli equilibri della natura. Per quanto riguarda il binarismo di genere che contribuisce alla condizione di servaggio femminile e al mantenimento di società votate alla guerra: 

«Il terzo sesso si rende conto che la guerra è obsoleta così come lo è il conflitto tra identità – spiega la professoressa Testoni – In che termini? Innanzitutto, gli esseri umani con lo sviluppo della scienza e della tecnica non hanno più bisogno di depredare altri gruppi umani. Non sappiamo rispondere ai nostri bisogni senza depredare qualcun altro perché siamo ancora primitivi. Secondariamente, il pensiero femminista accoglie in sé tutte le differenze e le parifica senza metterle in conflitto tra loro. Nel riconoscimento delle differenze si comprende che la differenza tra maschile e femminile è una polarità e non una dicotomia. In questa polarità si articolano molte espressioni del maschile e del femminile insieme, a partire dall’intersessualità: si possono possedere caratteristiche psicologiche e fisiologiche che appartengono ad entrambi i sessi, fino alle espressioni della plurivocità degli orientamenti sessuali. A partire dal pensiero femminista si apre la consapevolezza delle infinite espressioni dell’identità. La polarità è stata tradotta dai pensieri primitivi e tradizionali di carattere religioso in binarismo, è stata recisa: o sei una cosa o sei l’altra, o sei un uomo o sei una donna». 

Il terzo sesso, la mistica della maschilità e la mistica della femminilità


«La storia del terzo sesso comincia con la presa di coscienza di cosa significhino sessismo e maschilismo egemone. Il processo di consciousness rising femminile ridesta anche la coscienza maschile. Da un lato, si risveglia la coscienza del gay pride, l’orgoglio omosessuale, dall’altro nascono prese di coscienza – sull’onda della presa di coscienza sulla mistica della femminilità – nei confronti della mistica della maschilità. Gli uomini cominciano a rendersi conto che il binarismo di genere, con la mistica della maschilità che comporta, costa all’uomo tanto caro quanto alle donne costa la mistica della femminilità. Come la mistica della femminilità ha sempre dipinto donne abiette, recluse, che non possono studiare o lavorare, ma che devono vivere nell’adorazione del marito, così la mistica della maschilità vuole l’uomo forte, un macho in grado di superare tutte le prove ed imporre se stesso sugli altri a dimostrazione della sua virilità. Queste mistiche plasmano ancora oggi uomini e donne e costano care all’intera umanità. Sono loro che permettono che bulli alla Putin vengano premiati, facendo pagare al resto della popolazione russa e ucraina le idee deliranti del macho, del maschio alfa. Sono legate alle religioni, nella misura in cui le religioni muovono tutte dal binarismo di genere e promuovono visioni stereotipate di uomini e donne, a partire dalla subordinazione complementare della donna perché l’uomo deve andare in guerra».

Il terzo sesso, Ines Testoni, Il Saggiatore
Il terzo sesso, Ines Testoni, Il Saggiatore

Anna Radice Fossati

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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