Mauro Petroni a Dakar, al lavoro a Kermel
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Dakar: le manifatture di Mauro Petroni e l’anima della città senegalese

Il festival artistico senegalese Partcours 12 ha ospitato la mostra dedicata a Mauro Petroni e alle sue manifatture in ceramica – «Non fingo di essere integrato: sono un viaggiatore, che guarda tutto e capisce poco»

Partcours – la mostra Petroni 40, organizzata dall’Ambasciata Italiana e dall’Istituto Italiano di Cultura

Un evento a Dakar lega arte e territorio. Si è conclusa il 10 dicembre la manifestazione artistica Partcours iniziata lo scorso 24 novembre e giunta alla dodicesima edizione. Il festival itinerante è un’esplorazione dinamica del tessuto urbano di Dakar, a cui partecipano Artisti, curatori, galleristi e pubblico.

Partcours ha ospitato quest’anno la mostra Petroni 40, organizzata dall’Ambasciata Italiana e dall’Istituto Italiano di Cultura per omaggiare l’artista italiano Mauro Petroni e il suo lavoro creativo in Senegal. Ma numerosi sono stati gli eventi e le esposizioni che hanno visto la partecipazione di oltre cento artisti.

I luoghi di Partcours 12: Atelier Céramique Almadies

Mauro Petroni ha esposto nell’hangar di Atelier Céramique Almadies. Costruito all’inizio degli anni Sessanta nella foresta di Almadies, questo capannone aperto ospitava la produzione di prefabbricati in cemento, utilizzando le rocce della vicina scogliera. Dal 1984 è sede del laboratorio di Petroni, che ha prodotto interventi in ceramica per l’architettura e il patrimonio senegalese: dalla ricostruzione del mercato Kemel nel 1996 al restauro della stazione ferroviaria di Dakar nel 2018. Tutta la sua produzione è realizzata a mano con la terra rossa del Senegal, che si lega agli smalti nel forno a gas di Limoges risalente al XIX secolo. 

Le ceramiche prodotte nel laboratorio di Petroni sono una commistione di radici italiane liberamente ispirate all’estetica africana. L’artista sottolinea di non aver praticamente mai lavorato la ceramica in Italia, mentre il suo lavoro in Senegal ruota completamente intorno a essa. «Ho poco dell’artista e dell’artigiano – ma amo il rigore. Non ho mai fatto ceramica in Italia. Ho bevuto tanto da tante parti e quando faccio dei pezzi che mi dico del Sahel, forse sono di una matrice etrusca, o ancora c’è un po’ di Oriente. In fin dei conti il viaggiatore quando diventa sedentario vive di sogni, e di segni».

Il viaggio artistico di Petroni fa tappa a la Gare de Dakar

Un viaggiatore, Petroni, che ha ricreato un ‘viaggio architettonico’ sui muri di Dakar – sono circa 240 i suoi interventi nel territorio subsahariano, per creare un percorso nel tempo e attraverso il Paese. Intorno al concetto di viaggio ruota anche uno dei monumenti storici della città: la Gare de Dakar, tra le opere architettoniche pubbliche forse quella che più di tutte rappresenta l’impegno di coniugare e unire culture e tradizioni. Un’opera che vuole rappresentare il progresso, l’infrastruttura, il viaggio. 

Petroni stesso ha percorso migliaia di chilometri nella sua vita. Ha vissuto più tempo in Senegal che in Italia e si sente ancora un viaggiatore e uno straniero. «In questa casa atelier dove abito ho vissuto quarant’anni, più del tempo che ho dormito in un letto italiano. Non ho mai fatto le treccine, non fingo di essere integrato: sono ‘straniero’, privilegiato, più libero di chi deve sottoporsi a regole sociali. Non so se questo si traduce anche in quello che faccio, forse sì. La lettura che posso fare delle cose è simile a quella del viaggiatore, che guarda tutto e capisce poco».

Petroni, il mercato di Kermel e l’arabisance

Un’altra opera rappresentativa dell’architettura urbana di Dakar è il mercato di Kermel, cuore vivo della città, meta anche di turisti. L’originale architettura è a pianta centrale – una struttura in acciaio e mattoni colorati, con ringhiere di ferro battuto plasmate secondo motivi floreali, richiamati anche dalle ceramiche decorative. Un edificio che parla di sogni, di fantasia, di allegria. Esso è testimonianza del padiglione a pianta centrale con struttura in acciaio secondo i modelli importati dalla Francia ma è, al tempo stesso, il volto esotico della arabisance – arabizzazione. Petroni ha lavorato alla sua restaurazione. Un lavoro per il quale nutriva molte aspettative.

«Avevo entusiasmo per quello che era il mio primo grosso cantiere, legato alla storia della città. Un mercato. Il posto di tutti gli scambi e di tutti i sogni. Quelli che avevano disegnato i decori non avevano capito niente, pensavano all’Africa come alle Mille e una notte, ma proprio lì sta la genialità. Ancora una volta la mescolanza, i fischi per fiaschi: le lune dell’Arabia nel loro decoro somigliavano a delle banane».

Petroni 40: il labirinto multiculturale dove non ci si perde ma ci si trova

Ad aprire il festival Partcours quest’anno c’è stata proprio la mostra in due parti dedicata ai 40 anni di lavoro creativo in Senegal di Mauro Petroni. Petroni 40 all’Istituto Italiano di Cultura di Dakar sarà allestita fino al 24 febbraio 2024 mentre quella all’Atelier Céramique Almadies fino al 1 marzo 2024. La prima è proiettata verso le opere di architettura urbana e la seconda incentrata, invece, su otto collezioni iconiche dell’artista. 

Petroni ha definito le sue ceramiche il filo di Arianna che gli hanno permesso di creare la tela sulla città. La tela su una città che egli definisce un labirinto nel quale invece di perdersi ci si trova. «Facile rispondere che Dakar è un labirinto – non di quelli dove ci si perde, piuttosto quelli dove ci si trova. E questo grazie al suo senso multiculturale, una città dove molte anime convivono».

I chiaroscuri della cultura e della società senegalese

Dakar è la città più grande del Senegal. Situata sulla costa occidentale dell’Africa è un centro multiculturale vibrante e vivace. Fondata dai colonizzatori francesi nel 1857, ospita numerosi gruppi etnici: Wolof, Serer, Puhl, Diola, Mandingo. La presenza francese è evidente nella ristorazione, nel commercio e nell’architettura, con gli edifici coloniali che si affiancano a moderne strutture africane. Un labirinto di strade, case, arte, cultura le cui caratteristiche si intrecciano per creare quella peculiare società che Petroni definisce una vera e propria rampa di lancio.

Cambiamenti bruschi, radicali. Petroni ha iniziato a frequentare il Senegal dagli anni Settanta e vi si è trasferito in maniera definitiva nel 1983. Una nazione dove ha trovato, al suo arrivo, la libertà di espressione e movimento. «Era un posto dove trovavo la libertà di essere, di muovermi, di esprimermi. Prima tutto era largo, ora tutto sembra essere così stretto. Non voglio dire che era meglio, era così».

Il Senegal è stato una delle colonie dell’Africa occidentale francese

Raggiunta l’indipendenza dalla Francia nel 1960, il Senegal ha dato vita a una confederazione con il Gambia, sciolta sette anni dopo. Da allora i rapporti con il paese si sono deteriorati. Lo stesso vale per le relazioni con la vicina Mauritania, a causa di incidenti di frontiera, e con la Guinea Bissau, per la presenza del movimento secessionista del Casamance in lotta con il governo centrale di Dakar. A livello internazionale, il Senegal è sempre stato vicino alle posizioni occidentali, in particolare di Francia e Stati Uniti. Dal 2005, ha instaurato ufficialmente relazioni diplomatiche con la Cina la quale, insieme ai paesi del Golfo, rappresenta un partner economico.. 

L’arte e l’artigianato senegalese scomparsi e le Dionkolonko di Petroni

Con la conversione all’islam della quasi totalità dei popoli dell’attuale Senegal, la maggior parte dell’arte tradizionale e dell’artigianato sono scomparsi. Parzialmente rifiorite le arti grafiche e plastiche. Per il resto, la maggior parte delle boutique artigianali senegalesi espongono maschere tribali o sculture votive provenienti dalla tradizione dei paesi limitrofi.

Tra i pezzi iconici in esposizione alla mostra Petroni 40 ci sono le Dionkolonko. Le maschere, le quali possono servire a nascondere ma anche a svelare l’identità. Possono avere un significante rituale oppure comunicativo. Petroni ha raggiunto il Senegal quando già le maschere erano scomparse. Non è a questa antica forma d’arte che ha guardato eppure le maschere lo hanno molto ispirato e ne ha create davvero tante.

«È da dire che in Senegal, se non un poco nella parte sud orientale, non ci sono maschere. Questo per ragioni etniche e religiose. Io ho guardato più in là, e quello che mi aveva interpellato era l’aspetto estetico. Poi forse hanno preso vita, mi hanno un po’ abitato, e mi è presa questa smania di continuare a costruirne, tutte somiglianti e tutte diverse. Non so quante ne ho fatte in una trentina d’anni, ma tante. Vanno via, viaggiano, poi ritornano con nuove sembianze.»

Bisogna lasciare aperta la porta della gabbia della creatività e dell’esistenza umana

Una delle immagini più simboliche del Senegal è la porta della Casa degli Schiavi, nell’isola di Gorée che affaccia direttamente sull’Atlantico. Una porta spalancata la quale, raccontando il passato, guarda direttamente al futuro.

Ci sono delle creazioni grafiche di Petroni che sembrano degli schemi. Da una parte sembrano voler catturare l’attenzione dell’osservatore, quasi ingabbiandola tra le maglie che vanno a comporre la texture, dall’altra sembrano voler comunicare la libertà, di forma e di pensiero, che generano le linee libere e i colori. 

L’arte è una gabbia all’interno della quale ognuno cerca di distinguersi oppure è un universo libero nel quale si può trarre ispirazione da qualunque cosa? «Nella gabbia c’è una porta: bisogna lasciarla aperta».

Partcours 12 e Petroni 40: non è ancora tempo di bilanci

L’aspetto di Partcours che più ha impressionato Petroni è proprio la sua longeva durata. E quest’anno che il festival compie 12 anni, l’artista festeggia i suoi primi 40 anni di attività.

«Ho accettato questo evento per molte ragioni: il rispetto degli altri, l’entusiasmo di alcuni, e il fatto che questo viaggio nel tempo l’ho fatto con la città di Dakar, con i suoi abitanti. Altrimenti non amo i bilanci, le vetrine. I contro sembrano sempre più dei pro, ma nessuno vuole dirlo. È meglio non dire niente. Il velo pietoso o la falsa modestia o la soddisfazione dei complimenti mi fanno sentire pesante, a me piacerebbe vedere ancora».

I luoghi di Partcours 12: Kenulab

Tra gli altri luoghi rappresentativi dell’evento c’è Kenu – Lab’Oratoire des Imaginaires, una biblioteca popolare per attori, ricercatori, studiosi di scienze sociali, operatori del settore cultura e dell’industria creativa. L’approccio e le proposte artistiche ispirate dalla conoscenza e dal know-how della comunità hanno permesso a Kenulab di unire tutti gli intenti con l’ambizione di mettere in discussione un approccio, decostruire pregiudizi, promuovere un’entità culturale, un territorio, un sapere. 

Kenulab nasce dal progetto dell’artista Alibeta Nun waa KamNoi quelli di Kam. Inaugurato agli inizi del 2020, è emerso da una riflessione sui mezzi d’azione a disposizione degli artisti e delle popolazioni per produrre essi stessi un cambiamento sociale all’interno delle proprie comunità. È un luogo di esplorazione dei diversi immaginari, pratiche sociali e conoscenze tradizionali presenti nella società Ouakamese. Utilizzando strumenti artistici delle scienze sociali e dell’educazione popolare Kenulab documenta, rende visibile e produce con le comunità nuovi modi di organizzare e agire strutture sociali, per affrontare le sfide del presente sui piani ambientali, sociali, culturali, economici e politici.

Il Progetto Line 44 offre un viaggio attraverso un percorso di trasporto urbano, un modo artistico di avvicinarsi al rapporto tra scienze sociali e cultura popolare e un’introspezione collettiva sui modi di vivere insieme e il loro impatto sull’ambiente. 

Immaginari locali, visioni comuni e principi del quartiere sono elementi centrali nella pratica curatoriale di Alibeta. Il ruolo fondamentale degli immaginari diventa ancora più evidente nel contesto della colonialità e delle sue ramificazioni che si avvertono nella vita quotidiana e sono entrate negli immaginari degli stessi colonizzati. 

I luoghi di Partcours 12: Kër Thiossane

Kër Thiossane è uno spazio culturale per la sperimentazione artistica e sociale e concentra le sue attività sull’arte e sulle nuove tecnologie e sulle loro implicazioni nella società. È uno spazio di creazione, formazione e ricerca, centrato sulla vita comunitaria e sul bene comune di una città come Dakar. Uno spazio di ricerca interdisciplinare che combina arte, tecnologia, ecologia urbana e pratiche di quartiere. 

Fin dalla sua apertura, Kër Thiossane ha sostenuto AirGeo, un progetto al crocevia tra scienza e società. Un progetto per responsabilizzare i cittadini attraverso il biomonitoraggio della qualità dell’aria in risposta all’estrazione, al riciclaggio e all’uso delle georisorse, volto alla ricerca del cambiamento ambientale e all’accelerazione della sua attuazione rimuovendo i principali ostacoli alla sostenibilità. 

I luoghi di Partcours 12:  Yataal Art

L’associazione Yataal ArtArte in espansione è stata fondata nel 2010 da Mamadou Boye Diallo allo scopo di rafforzare l’accessibilità dell’arte per tutti e opera in particolare nel quartiere storico di Medina, dove ha allestito l’Open Air Museum – Museo all’Aperto. Oltre cento artisti di strada vi hanno dipinto murales sulle facciate deteriorate delle case tradizionali e coloniali. In queste abitazioni vengono anche organizzate mostre d’arte contemporanea. Aperti a tutti, questi spazi della vita quotidiana radicano le opere nell’istantaneità, sconvolgendo codici e percezioni. Yataal Art introduce anche l’arte outsider con le opere di Pape Diop.

Gli artisti outsider non creano per il pubblico ma per se stessi. Vogliono creare un proprio mondo visionario che scaturisce dalle profondità della psiche o coincide con l’espressione del vissuto. Arte fuori dalle norme, così è stata definita da Michel Ragon l’outsider art che rimanda a un concetto spaziale in cui è implicita una dialettica tra dentro e fuori.

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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