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Doom 95 – una scena del videogioco
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I videogiochi ruvidi dei Millennials – pixel di nostalgia

Usciva nel 1993 il videogioco Doom – trent’anni fa i Millennials erano i primi a sperimentare la fuga della realtà, e ancora oggi sono i maggiori fruitori di videogiochi. Sogno a occhi aperti di un passato perduto

Dal mondo analogico al mondo digitale: I Millennials sono stati i primi a sperimentare con il mondo digitale e i videogiochi

I videogiochi hanno fatto il loro ingresso nelle case dei Millennials, trasformando il concetto di intrattenimento. Dalle console di gioco ai primi computer dotati di schede grafiche rudimentali, i Millennials sono stati i primi a conoscere il potenziale interattivo dei videogiochi. Una fuga dalla realtà senza più ritorno: un rapporto del 2023 della piattaforma Fandom rivela che i Millennials sono quelli che passano più tempo a giocare, con il 52% che considera il gioco il proprio interesse numero uno e il 40% che trascorre più di 22 ore a settimana a giocare, più di qualsiasi altra generazione.

I Millennials sono stati i primi a sperimentare in prima persona l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione della società. Cresciuti in un’epoca in cui i primi computer domesticizzati facevano la loro comparsa nelle case, i Millennials hanno vissuto il passaggio da un mondo prevalentemente analogico a uno digitale. Da bambini e adolescenti, hanno assistito alla democratizzazione dell’accesso alle tecnologie informatiche personali. Hanno speso buona parte delle paghette e del tempo libero in videogiochi. Una generazione di seduti: i pionieri dello schermo, affascinati dalla magia di un mondo virtuale che si svelava a ogni clic, a ogni movimento di joystick.

Chi sono i Millennials: una definizione che mette d’accordo cultura popolare e dizionario 

Occorre ricordare chi sono i Millennial. Noti anche come Generazione Y (spesso abbreviata in Gen Y), i Millennials sono la fascia demografica che segue la Generazione X e precede la Generazione Z. La maggior parte dei Millennials sono i figli dei Baby Boomer e della vecchia Generazione X. A loro volta, i Millennials sono spesso i genitori della Generazione Alpha. 

Oxford Living Dictionaries definisce un Millennial come una persona nata tra i primi anni Ottanta e la fine degli anni Novanta. Jonathan Rauch, senior fellow presso la Brookings Institution, ha scritto per The Economist nel 2018 che le generazioni sono concetti confusi, ma la fascia di nascita tra il 1981 e il 1996 è una definizione ampiamente accettata per i Millennial. 

Il termine Millennial è stato coniato nel 1987, nel periodo in cui i bambini nati nel 1982 entravano all’asilo e i media identificavano per la prima volta il loro potenziale legame con l’imminente nuovo millennio con la classe di maturità del 2000. Essendo la prima generazione cresciuta con Internet, i Millennials sono stati descritti anche come la prima generazione globale. Questa generazione è generalmente caratterizzata da un elevato utilizzo e familiarità con Internet, i dispositivi mobili e i social media. Il termine nativi digitali, che ora è applicato anche alle generazioni successive, è stato originariamente coniato per descrivere questa generazione. 

I Millennials: la generazione più sfortunata – vivono nel periodo di maggiore recessione economica dopo quella del 1929

I Millennials sono stati anche definiti la generazione più sfortunata, perché dall’ingresso nel mondo del lavoro la crescita economica media è stata più lenta rispetto a quella di qualsiasi altra generazione nella storia –degli Stati Uniti e dell’Occidente. Hanno rimandato il matrimonio o la convivenza e stanno avendo meno figli dei loro predecessori. Hanno affrontato alti livelli di disoccupazione giovanile durante i primi anni nel mercato del lavoro, sulla scia della Grande Recessione, e hanno sofferto un’altra recessione nel 2020 a causa della pandemia COVID-19. 

Il crollo delle certezze e la fuga nel passato – la nostalgia dei Millennials  

Sarà per questo che i Millennials sono una generazione di nostalgici? Antichi fasti e moderno squallore: i Millennials coltivano il ricordo di un passato felice che non tornerà più. Un’età dell’oro che non conosceva crisi – né economica né ambientale. I boomer, oggi guardati con diffidenza, erano i genitori protettivi e garanti di sicurezza e benessere.

Si succedono nebulosi frames degli anni Novanta e dei primi Duemila. Lo sfondo di Windows 95. Le ricerche su Encarta. I Floppy disc colorati da portare a scuola. Le WordArt e le Clip Art. I giochi senza frontiere. Emilio Solfrizzi e Gaia de Laurentiis in Sei forte Maestro. Le sorelle Halliwell combattono i demoni a San Francisco, all’ombra del Golden Gate bridge. Alberto Castagna conduce Stranamore. Le copertine gialle di Geronimo Stilton. Esplorando il Corpo umano – i volumi impilati compongono il titolo della raccolta sugli scaffali della libreria in camera. I racconti di Gianni Rodari e La Fabbrica di Cioccolato. Pingu al risveglio, mentre la colazione è con Tre gemelle e una strega e le sigle dell’ora esatta. Al pomeriggio, bim bum bam. Il Carnevale era in piazza con i coriandoli – stelle filate per i bambini buoni e schiuma per quelli cattivi. Il Motorola Star Tac di papà. Snake sul 3310. 

Come suggeriscono gli utenti di Tik Tok, che postano carrellate di immagini evocative degli anni Novanta e Duemila realizzate con l’intelligenza artificiale – eravamo felici e non lo sapevamo. Si aprono vecchi raccoglitori di fotografie analogiche e ci si perde nella rievocazione di un passato sgranato e sereno. Tornano alla mente i vecchi videogiochi dalla grafica ruvida – blocchi e pixel di nostalgia. 

Quali erano i videogiochi degli anni Novanta?

Gli anni Novanta sono stati un decennio di innovazione nei videogiochi. Mentre nascevano e crescevano i Millennials, si passava dalla grafica raster alla grafica 3D. Si diffondevano diversi generi di videogiochi, tra cui gli sparatutto in prima persona, la strategia in tempo reale e gli MMO (massively multiplayer online game). I giochi portatili diventavano più popolari, grazie anche all’uscita del Game Boy nel 1989. I giochi arcade entravano in declino, mentre le console domestiche più comuni. 

Doom 95 fu rilasciato 30 anni fa, il 10 dicembre 1993 – il primo sparatutto

Usciva trent’anni fa, il 10 dicembre 1993 Doom, un gioco sparatutto in prima persona sviluppato e pubblicato da id Software. Il giocatore assume il ruolo di un marine spaziale, in seguito chiamato ufficiosamente Doomguy, che combatte contro orde di umani non morti e demoni invasori. Il gioco inizia sulle lune di Marte e termina all’inferno, con il giocatore che attraversa ogni livello per trovare l’uscita o sconfiggere il boss finale. Si tratta di un primo esempio di grafica 3D nei videogiochi, mentre i nemici e gli oggetti sono rappresentati da immagini 2D, una tecnica talvolta definita grafica 2.5D.

Doom è stato un successo di critica e commerciale, guadagnandosi la reputazione di uno dei migliori e più influenti videogiochi di tutti i tempi. Si stima che abbia venduto 3,5 milioni di copie entro il 1999 e si stima che fino a 20 milioni di persone ci abbiano giocato entro due anni dal lancio. È stato definito il “padre” degli sparatutto in prima persona ed è considerato uno dei giochi più importanti del genere. È stato citato dagli storici dei videogiochi per aver cambiato la direzione e la percezione pubblica del medium nel suo complesso, oltre ad aver dato il via alla nascita di giochi e comunità online. 

Doom, insieme a Mortal Kombat e Night Trap videogiochi divennero anche sempre più controversi a causa della loro natura violenta, portando alla formazione dell’Interactive Digital Software Association e alla classificazione dei giochi firmandoli con il rating ESRB dal 1994. 

Lara Croft – Tomb Raider 

Era il 1996 quando il videogioco d’azione e avventura Tomb Raider fu sviluppato da Core Design e pubblicato da Eidos Interactive. Il gioco segue l’archeologa-avventuriera Lara Croft, che viene assunta dalla donna d’affari Jacqueline Natla per trovare un artefatto chiamato Scion of Atlantis. Il gioco prevede che Lara navighi in livelli suddivisi in più aree e complessi di stanze, combattendo nemici e risolvendo enigmi per progredire. Tomb Raider è stato uno dei videogiochi più venduti per PlayStation, sette milioni di unità in tutto il mondo.

La casa di fantasia di tutti i Millennials è stata la Croft Manor – un gioiello di architettura britannica, abbracciato da una cornice di boschi. Una dimora avvolta nel mistero, un rifugio di pietra e legno. All’interno si apre un labirinto di stanze, impreziosite da un arredamento classico. Corridoi e sale imponenti si intrecciano, creando un palcoscenico di segreti celati dietro porte ornate. Le pareti testimoniano le gesta di una cacciatrice di tesori, la Sala dei Trofei è un santuario di reliquie e ricordi, ciascuno raccontando una storia di coraggio e abilità. Passaggi nascosti, enigmi da risolvere e tesori da scoprire. Tutti i Millennials hanno rinchiuso il vecchio maggiordomo nella cella frigorifera. La dimora rivela il suo cuore atletico nel percorso di allenamento all’esterno. Una volta temprato il fisico, si procedeva con le missioni, all’avventura tra scimmie aggressive e piranha affamati – sempre pronti a estrarre le doppie pistole.

Tekken – per i Millennials che sceglievano Nina Williams

Tekken è un gioco di combattimento sviluppato e pubblicato da Namco, originariamente pubblicato per le sale giochi nel 1994 e portato su PlayStation l’anno successivo. I giocatori scelgono un personaggio da una formazione e ingaggiano un combattimento corpo a corpo con un avversario. Il nome della località in cui si combatte viene visualizzato nell’angolo in basso a destra dello schermo. Le location sono rappresentazioni di luoghi reali e comprendono Acropoli, Angkor Wat, Chicago, Fiji, King George Island, Kyoto, Marine Stadium, Monument Valley, Sichuan, Venezia e Windermere. 

Il Millennial che crescendo scopriva di essere gay sceglieva Nina Williams. Assassina professionista irlandese dal sangue freddo, Nina è temuta per la sua Blonde Bomb: una serie di rapidi pugni culmina in una scarica di energia che scaraventa l’avversario.

Driver: i Millennials hanno vissuto a New York, San Francisco, Miami e Los Angeles grazie a un videogioco 

Driver è un videogioco di guida d’azione. Sviluppato da Reflections Interactive e pubblicato da GT Interactive, è stato pubblicato per PlayStation il 25 giugno 1999. La trama si concentra sul lavoro di un agente di polizia sotto copertura, John Tanner, che si infiltra in un gruppo di criminali per indagare sulle loro operazioni, solo per scoprire un complotto del loro capo per assassinare il Presidente degli Stati Uniti.

Il piccolo Millennials diventava cittadino del mondo: il gioco, ispirato agli inseguimenti cinematografici, vede i giocatori girare per quattro città reali – Miami, San Francisco, Los Angeles e New York. L’asfalto rovente di San Francisco è il palcoscenico per inseguimenti ad alta velocità e manovre audaci per sfuggire ai posti di blocco.

Matteo Mammoli

Driver, 1999
Driver, 1999
Tomb Raider - Lara Croft rinchiude il maggiordomo nella cella frigo
Tomb Raider – Lara Croft rinchiude il maggiordomo nella cella frigo

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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