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La rigenerazione di Zama, Milano
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La rigenerazione dell’ex scuola di via Zama: Reinventing Cities C40

Il Comune di Milano ha candidato l’ex scuola di via Zama 23 al concorso globale Reinventing Cities per trasformarla in un housing universitario e sociale contro l’emergenza abitativa

Milano propone la rigenerazione dell’ex scuola di via Zama per la quarta edizione di Reinventing cities

Il Comune di Milano ha deciso di rigenerare il plesso dell’ex scuola elementare di via Zama 23, nel quartiere Forlanini, abbandonato, occupato e sgomberato nel 2021.

Il progetto è stato presentato a Roma lo scorso febbraio, in occasione della quarta edizione di Reinventing Cities, concorso globale di architettura e design urbano ideato da C40, rete mondiale di circa cento sindaci impegnati nella lotta alla crisi climatica e nella sostenibilità ambientale.

Il Comune di Milano partecipa attraverso il supporto dell’Agenzia del Demanio, che è il primo ente statale in Europa a partecipare al programma di C40.

Sono quindici in totale le città di tutto il mondo che hanno deciso di partecipare a questa edizione di Reinventing cities: Almeria, Bilbao, Bologna, Bruxelles, Glasgow, Milano, New York, Palermo, Renca, Roma, San Antonio, San Francisco, San Paolo, Seattle e Venezia.

In Italia, i beni pubblici interessati dagli interventi di riqualificazione sono sei, suddivisi tra cinque città italiane: l’ex Caserma Perotti a Bologna, l’ex Chimica Arenella a Palermo, l’ex Casa del Fascio a Roma, il Forte Sant’Andrea e la Casa Madonna di Nicopeja a Venezia; e infine l’ex scuola Via Zama a Milano.

Si tratta di immobili sottoutilizzati o abbandonati, per i quali le pubbliche amministrazioni non hanno manifestato interesse per usi istituzionali e che, grazie a questo concorso, verranno valorizzati attraverso progetti di rigenerazione e trasformazione urbana a zero emissioni, anche in partenariato pubblico-privato.

Da edificio abbandonato e occupato a residenza universitaria e di carattere sociale

L’ex scuola in via Zama a Milano si trova in un’area che sarà investita da grandi opere di riqualificazione e rigenerazione urbana nel breve futuro. L’edificio, che era occupato abusivamente, è stato sgombrato nell’agosto del 2021 dalla polizia locale, pulito e messo in sicurezza, in attesa della sua riconversione in residenza universitaria e housing sociale. 

«L’edificio di via Zama, nel corso degli ultimi anni, ha visto il nostro impegno continuo per il contrasto alle occupazioni abusive – afferma Pierfrancesco Maran, assessore alla Casa e Piano Quartieri del Comune di Milano – Ora auspichiamo un progetto che possa far rinascere questa struttura e costituire un miglioramento complessivo per tutto il quartiere».

La trasformazione proposta riguarda due edifici degli anni Venti, originariamente destinati a scuola elementare e palestra, e uno spazio aperto pertinenziale (20 mila metri cubi complessivi di volumetria), oggi caratterizzato dalla presenza di fitte alberature, in un’area situata nel quadrante sud-est della città di Milano.

Il termine ultimo per la presentazione della manifestazione di interesse è stato fissato a lunedì 15 luglio 2024. In finalisti saranno resi noti a settembre 2024, mentre la proclamazione del progetto vincitore avverrà ad aprile 2025.

Il contesto in cui si inserisce l’area è interessato da molteplici interventi di rigenerazione urbana, in previsione o in corso di attuazione. Ad ovest della ferrovia che corre lungo Via Zama trova sede il comparto dell’Ex Macello, candidato alla seconda edizione di Reinventing Cities e futura sede di residenze, servizi, funzioni sociali e lavorative, e il Mercato Ortofrutticolo, in corso di riqualificazione; a est della linea ferroviaria, nella zona di Porta Vittoria, è in corso invece la costruzione della nuova Biblioteca Europea di Informazione e Cultura (BEIC). A sud del sito è attesa inoltre la riqualificazione degli Ex Magazzini – Commissariato Taliedo, con nuove residenze (in parte social housing), funzioni terziarie e commerciali, nonché un parco pubblico con annesso centro sportivo.

L’ex scuola è sita poi nel quartiere Forlanini, che ospita strutture sportive e scolastiche e servizi. L’area è servita dalla linea M4 della metro, di recente realizzazione.

L’obiettivo della trasformazione è la realizzazione di housing universitario e sociale, che includa una varietà di funzioni e spazi in grado di rispondere ai bisogni della comunità. Il progetto, secondo le linee guida contenute nel bando, dovrà garantire un mix funzionale e sociale, perseguendo gli obiettivi di riqualificazione ambientale e urbanistica, e privilegiando soluzioni tecniche e progettuali innovative in termini di riduzione emissioni di carbonio, economia circolare, adattamento ai cambiamenti climatici.

Il tentativo di riscatto di Milano dopo il flop della terza edizione del bando C40

Con questo progetto, il Comune di Milano vuole cercare di riscattarsi, dopo l’esito deludente della sua partecipazione alla scorsa edizione di Reinventing cities. Sicuri sul successo delle prime due edizioni, la terza si è rivelata un buco nell’acqua. Il bando era dedicato alla realizzazione di appartamenti a prezzi convenzionati in aree comunali offerte con base d’asta a partire da 1 euro. Su sei zone disponibili, però, è stata presentata soltanto una proposta, quella per via Bovisasca (Municipio VIII), che prevede la realizzazione di edilizia residenziale sociale e servizi per il quartiere.

«Con Reinventing Cities 3 abbiamo realizzato un bando ambizioso, insieme al network di città C40, cercando di contemperare le esigenze di alloggi a canone calmierato, necessari per tanti milanesi, con quelle dei costruttori –spiega l’assessore Maran – Nonostante le aree siano state offerte alla cifra simbolica di un euro alcune di queste sono andate deserte. Le condizioni internazionali di forte aumento del costo dei materiali e aziendali hanno avuto sicuramente un peso significativo su questa edizione; tuttavia, ritenevamo in quel momento storico che fosse la strada giusta provare a mettere a disposizione aree pubbliche invitando i vincitori a realizzare appartamenti a canoni moderati».

Un progetto che mette al centro il verde e l’attenzione per l’ambiente

Il complesso dell’ex scuola di via Zama si colloca in un contesto piuttosto verde, a metà fra il parco Guido Galli e il parco di via Salomone. I due parchi fanno parte di un potenziale sistema di connessioni verdi ed ecologiche assieme al futuro parco che sarà realizzato con il completamento del quartiere Santa Giulia. Nel bando si raccomanda poi di verificare la possibilità di mantenere le alberature più significative e, in generale, di mantenere e integrare il più possibile la permeabilità dell’area e la biodiversità, proponendo un disegno del verde che comprenda e si colleghi con le altre aree verdi presenti e di progetto nell’intorno dell’area. 

La mancanza di verde e di alberi è un problema della città di Milano che è stato sollevato più volte dalla cittadinanza, e che, nonostante i tanti progetti e proposte degli ultimi anni, sembra non rientrare tra le priorità di questa giunta.

«Il focus degli interventi di Reinventing Cities riguarda da un lato la sostenibilità energetica degli edifici e dall’altro l’attenzione per l’ambiente – dichiara Maran – I parametri di valutazione delle proposte tengono grande attenzione per i punteggi riguardanti la qualità dei nuovi edifici soprattutto in termini di efficientamento e di armonizzazione con il paesaggio urbano. Sicuramente auspichiamo che nei progetti che saranno presentati potrà esserci spazio anche per un miglioramento complessivo del verde».

Un bando articolato e ambizioso per un progetto a zero emissioni, sostenibile e resiliente

Il bando per la rigenerazione dell’ex plesso scolastico ha un grande potenziale ma, allo stesso tempo, è articolato e ambizioso, perché chiede di tenere conto non solo degli aspetti ambientali e urbanistici preesistenti, ma anche di quelli sociali, attraverso l’insediamento di funzioni di housing universitario e sociale. 

«Il tema degli edifici abbandonati o sottoutilizzati è sentito negli ultimi anni a Milano – afferma Ilaria Valente, Professore ordinario di composizione architettonica e urbana al Politecnico di Milano – Il progetto di riqualificazione dell’ex scuola di via Zama, se realizzato bene, può trasformarsi in un esempio positivo per futuri interventi di restauro e rigenerazione urbana. Si tratta inoltre – aggiunge – di un’architettura minore, un pezzo di tessuto cittadino a cui forse in passato non si sarebbe guardato con lo stesso interesse di oggi. Forse, in tempi diversi, si sarebbe addirittura demolito. L’idea di recuperare questa struttura e sfidare i progettisti a mettere in campo un progetto sostenibile, mi sembra invece particolarmente interessante. Ci vuole da un lato una certa delicatezza, dall’altro la capacità di adattare questo edificio a degli usi abitativi, poiché nasce come edificio scolastico. La residenza (housing sociale) che sorgerà dovrà poi avere caratteristiche peculiari, perché prevede abitanti giovani, soprattutto universitari, che cambieranno spesso e con una certa frequenza»

La Guida alla realizzazione di un progetto a zero emissioni, sostenibile e resiliente, contenuta nel bando di Reinventing cities, è composta da dieci punti fondamentali. Tra questi la costruzione sostenibile e il ciclo di vita dell’edificio, l’interpretazione di protocolli e buone pratiche correnti (come il life cycle assessment) e alcune considerazioni importanti sull’uso dei materiali (predilezione di materiali locali, processi di produzione, consumo energetico prodotto). Seguono poi altre sfide, che invitano a uno stile di vita più sostenibile e a basso impatto ambientale (green jobs), ma anche altri aspetti importanti, come la gestione sostenibile delle risorse idriche e dei rifiuti e l’impiego di risorse circolari. La squadra di progettisti richiesta è composta da un progettista architettonico, di un progettista urbano e poi di un team interdisciplinare. 

Per la parte architettonica-urbana, il progetto è sfidante: «Come primo passaggio c’è quello di comprendere il rapporto tra l’edificio e lo spazio esterno – spiega Valente – Un tema difficile in questo contesto perché si tratta di un immobile abbastanza isolato, vicino a un’infrastruttura, con spazi verdi limitrofi. Esiste quindi un problema di costruzione degli spazi di relazione tra questo edificio e il suo intorno».

Valente: “Più potenzialità che rischi. La sinergia tra privato e pubblico può funzionare”

Un progetto così ambizioso può però nascondere delle criticità e degli ostacoli imprevisti. Valente non vede però aspetti particolarmente rischiosi o negativi in questo caso: «Vedo, anzi, delle grandi potenzialità. Anche perché questo bando richiede un progetto di gestione economica di tutto l’intervento e una serie di materiali specifici: in questo modo la sinergia tra privato e pubblico può funzionare. È anzi una sfida positiva da accogliere»

Per l’esperta la sfida più grande sarà capire «a quale urbanità andrà ad appartenere questo edificio, perché attorno a questo margine urbano si andrà a costruire un pezzo di città nuova in una condizione relativamente densa. Gli aspetti positivi ci sono: un grande spazio aperto, tanto verde attorno, un edificio che può diventare un catalizzatore di funzioni. Il tutto deve però essere messo bene in rapporto la costellazione di altri punti che ha intorno, essere mantenuto e curato bene nel tempo: è su questi punti che probabilmente si gioca la riuscita del progetto»

Rispetto, invece, alla risoluzione dell’emergenza abitativa, Valente ritiene che riuscire più edifici abbandonati possibili sia un’ottima scelta «perché vuol dire costruire interventi sostenibili economicamente da parte dei privati e del pubblico. Sono dei piccoli tasselli che possono coinvolgere meglio gli investitori. Inoltre, quando il patrimonio è abbandonato, come nel caso dell’ex scuola di via Zama, può diventare un elemento di degrado, incapace di generare qualità attorno. Il fatto che invece possa essere riabitato da giovani, che utilizzano lo spazio in modo vitale, mi sembra un’opportunità per l’area»

Un esperimento, quello di via Zama, che potrebbe innescare un processo positivo di emulazione, per cui anche altri edifici di proprietà del Demanio o dei Comuni vengano messi a disposizione per essere riconvertiti e rigenerati: «Il Demanio ha un patrimonio sconfinato, non tutti gli edifici sono utilizzati e vanno rimessi in gioco – dice Valente – Vuol dire anche non consumare suolo: si recupera un edificio preesistente e non si producono materiali di scarto da demolizione in grandi quantità»

La rigenerazione urbana come fattore di contrasto all’inquinamento e ai cambiamenti climatici

Milano è tra le città più inquinate d’Italia e d’Europa. Interventi di rigenerazione urbana come questo possono allora contribuire positivamente alla lotta all’inquinamento e ai cambiamenti climatici. 

Per fronteggiare queste sfide, il Comune ha approvato il Piano Aria Clima (PAC), strumento a scala urbana con orizzonte intermedio al 2030 e una visione a lungo termine fino al 2050, finalizzato a rispondere all’emergenza climatica e a tutelare la salute e l’ambiente, riducendo le emissioni climalteranti, l’inquinamento atmosferico locale e definendo una strategia di adattamento climatico. 

Reinventing Cities si inserisce in questo quadro di obiettivi climatici della città. Le proposte presentate dovranno infatti fare riferimento agli obiettivi del PAC, in particolare, al tema della mitigazione e dell’adattamento climatico, attraverso azioni come la decarbonizzazione degli usi energetici e l’efficienza energetica del patrimonio edilizio; la mobilità ciclopedonale, la sharing mobility e l’accessibilità al trasporto pubblico locale; la costruzione sostenibile e l’approccio circolare al ciclo di vita nella scelta dei materiali edilizi; il raffrescamento urbano e la riduzione dell’effetto isola di calore, attraverso interventi di forestazione urbana e incremento delle superfici verdi; il miglioramento delle capacità drenanti dei suoli.

«La questione dell’efficienza energetica degli edifici preesistenti: sappiamo che buona parte dell’inquinamento è data ancora dalle emissioni prodotte dai riscaldamenti, e non solo dai mezzi di trasporto. Riuscire a riabilitare gli edifici facendoli funzionare dal punto di vista energetico offre un contributo alla lotta all’inquinamento antropico», spiega Valente.

La rigenerazione di Zama, Milano
La rigenerazione di Zama, Milano

Pierfrancesco Maran

Classe 1980, è assessore alla Casa e Piano Quartieri del Comune di Milano. Tra il 2011 e il 2016 è stato l’assessore più giovane della Giunta Pisapia con delega alla Mobilità, Ambiente, Acqua pubblica, Energia e Metropolitane. Tra i provvedimenti realizzati durante il suo primo mandato, l’introduzione di Area C, la conclusione dei lavori per la metropolitana M5 e l’avvio di quelli per la linea M4, lo sviluppo del bike e car sharing, il raddoppio delle isole pedonali e la crescita della raccolta differenziata del 50%. Viene rieletto nelle elezioni comunali del 2016 e riconfermato in Giunta, con deleghe a Urbanistica, Verde e Agricoltura. Durante il secondo mandato si occupa principalmente della rigenerazione degli Scali Ferroviari, della realizzazione di nuovi parchi e piazze per ogni quartiere e del nuovo Piano del Governo del Territorio. Nel 2021 si ricandida a sostegno del Sindaco Beppe Sala come capolista del Partito Democratico e con più di 9 mila preferenze risulta il candidato più votato di tutta Italia.

Ilaria Valente

Ilaria Valente è professore ordinario di Composizione Architettonica e Urbana presso il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, dove svolge attività didattica e di ricerca dal 1984. Laureata in Architettura al Politecnico di Milano, è Dottore di ricerca in Composizione Architettonica (1992- Istituto Universitario di Architettura di Venezia). Dal 2016 è Preside pro-tempore della Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni del Politecnico di Milano; dal 2020 è Presidente della Conferenza Universitaria Italiana di Architettura; dal 2017 è inoltre Vice-Presidente della European Association for Architectural Education (EAAE). È membro del Collegio dei Docenti del Dottorato di Ricerca in Progettazione Architettonica Urbana e degli Interni  – DAStU e membro, dal 2016, del Joint Steering Committee Joint School of Design and Innovation Centre – Politecnico di Milano – Xi’an Jiaotong University XJTU.

Alessandro Mancini

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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