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Arisa, in Jil Sander, Issue 02, Settembre 2015
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Arisa ha bisogno di Sanremo o Sanremo ha bisogno della ruvidità di Arisa?

La leggerezza e la ruvidità, la maternità da single, la musica commerciale e il rifiuto a Sanremo, la vita tra Milano e Roma – Arisa rimane e si racconta: l’ultimo brano è Non vado via

Arisa torna anche se non era mai andata via

Il timbro è quello di Arisa. Voltando la faccia alle mode, torna alla melodia e ai sentimenti con suoni distesi. Rosalba Pippa, quarant’anni, due volte vincitrice del Festival di Sanremo, con il suo nuovo singolo Non vado via, canta una ballad anni Novanta. Rivendica il diritto di cantare l’amore, racconta di un sentimento positivo e della voglia di esserci. «Potrebbe essere anche la colonna sonora di un film di Walt Disney. Dopo tanti tentativi, tra false illusioni e dure realtà adesso mi vedo e vedo con chiarezza l’orizzonte verso cui voglio dirigermi. Questo è solo il primo passo». Arisa sta lavorando da tempo a un album, ma la data di uscita per ora non c’è. 

Arisa – Non vado via da me stessa dopo il rifiuto a Sanremo

Non vado via è una storia a lieto fine. La storia di chi sceglie di rischiare – non solo nella relazione con l’altro. «Il lieto fine per me è stare bene. Questo pezzo parla di una relazione romantica, ma in realtà anche di una relazione con se stessi. Quando canto questo brano e dico ‘non vado via’ penso al mio percorso, a tutte le volte che ho tentato di gettare la spugna, su diversi fronti. Cantarlo significa celebrare la mia forza. La volontà di non farmi corteggiare da chi mi dice che dovrei essere più allineata agli altri. È la celebrazione della mia decisione di essere me stessa e di dar retta a me». 

«Questo brano, a detta di molti, è antico. In questi ultimi tre anni ho cambiato diversi manager perché pensavano che non potesse funzionare. L’ho proposto a Sanremo e l’hanno rifiutato. Sono cose che possono capitare nella vita di un artista, ma ammetto di essermi scoraggiata. Pensavo di essere passata di moda e mi sono adoperata per fare tutt’altro. Poi ho capito che sono questo ed è ciò mi rende felice. Sono sentimenti, melodie, forse per qualcuno banalità. Oggi i sentimenti sono considerati scontati ma l’amore è il motore che mi muove da quando sono bambina. Qualcun altro sarà disposto a rinunciare alla parola amore, io no».

Arisa – le relazioni, i sentimenti, la maternità da single

«I rapporti sono quelli che vanno avanti perché c’è la necessità da parte di entrambi di avere uno scambio. I rapporti che si instaurano per sudditanza, oppure per paura di non farcela, di restare soli, diventano un ricatto. Io lascio alle persone la scelta di cercarmi e chiedere di me oppure no, non mi impongo mai, neanche con gli uomini». La prima volta che si è parlato di relazione, fu quando vinse Sanremo con Sincerità, brano scritto da Giuseppe Anastasi, suo compagno dell’epoca; l’ultima volta, per la storia finita male con Vito Coppola, maestro di ballo durante la partecipazione a un programma televisivo Rai. 

«Ho pensato alla maternità da single. Poi mi sono resa conto che non era quello che volevo. Cerco punti di riferimento nella mia vita e il punto di riferimento più grande che possiamo avere è la natura. Una coppia ha il diritto di provare ad avere dei figli, ma non è detto che li debba avere per forza. Ho capito che non riuscirei ad avere un figlio da sola: spesso pensiamo di essere più forti di quello che siamo, e meno forti di quello che siamo, per altre cose». 

Arisa – il pop italiano, la musica brandizzata e l’urgenza di cantare

Il pop con lo streaming è cambiato. I giovani funzionano più dei vecchi. È difficile che Laura Pausini o Eros Ramazzotti occupino i primi posti delle classifiche Spotify. Il coraggio di non piacere Arisa lo rivendica così con la sua musica, in un momento in cui c’è chi aspira al modello Beyoncé – come Elodie – e chi – come Paola e Chiara – ritorna sulle scene con sonorità che richiamano il passato, o chi mixa strofe rappate a basi commerciali. «Quello di Paola e Chiara è un genere. Quando lavoravo al LollaPalooza e avevo vent’anni c’era il momento ‘divertentismo’: canzoni da cantare, ballare, leggere. Ricordano atmosfere che erano più frequenti in passato, e fanno parte di un vero e proprio genere». 

La musica commerciale secondo Arisa

«La musica, non solo in Italia, sta prendendo una direzione commerciale. Ha molto a che vedere con le vendite. Gli artisti sono diventati dei punti di riferimento per i giovani, ma anche per le grandi aziende. L’obiettivo è creare e soddisfare il desiderio di acquisto. È come se fosse diventato un supermercato. Tutti possono fare tutto, e spesso le eccellenze non contano niente. Da un punto di vista di innovazione musicale, sperimentazione, ci siamo arricchiti – ma è sempre tutto passeggero. Se penso invece alle canzoni di Baglioni, Tenco, Mina, Dalla, penso alla musica che resta nel tempo. Oggi ci ricordiamo poco di quello che ascoltiamo». 

La performance musicale viene rivendicata come un momento di libertà, pulsione sessuale, assumendo un ruolo anche politico. I palchi diventano collettivi e gli show sempre più di effetto. «Il rapporto con il mio lavoro è di urgenza. Ho la necessità di fare il mio lavoro, di stare sul palco, di cantare, soprattutto cose che mi piacciono. Mi capita di cantare anche delle cose sull’onda di un entusiasmo momentaneo, sull’onda delle mode, ma sono episodi che non mi lasciano molto. Mi piace vedere negli occhi delle persone, che ci sia una comunicazione su elementi reali. Nella vita reale sono un disastro. Quando canto sto bene, mentre per il resto del tempo mi faccio paranoie su tutto».

Arisa tra Milano e Roma

Arisa si è trasferita giovane a Milano, città in cui ha vissuto fino all’anno scorso, prima di trasferirsi provvisoriamente a Roma per partecipare come giudice di Amici. «Ho scelto di venire a Milano che ero molto piccola. Molti dei miei cugini, grandi lavoratori, erano emigrati in città e avevano fatto la loro fortuna. La prima volta sono arrivata a diciannove anni e mi sono fermata due anni e mezzo. Poi sono dovuta ritornare perché la mia famiglia mi reclamava in Basilicata. Mio padre mi fece scendere, organizzandomi un colloquio con una grande catena di supermercati che avrebbe aperto una sede anche lì. Non voleva che tornassi a Milano ma una volta che si è chiusa la porta, ho parlato con la selezionatrice e le ho detto ‘non si sogni di prendermi perché io me ne devo andare’». 

«Milano è una città piena di spunti per accrescere la propria cultura. Fa bene alla mente quando sei giovane. Forse da adulti è giusto spostarsi – sto facendo questa riflessione. Anche se sono sempre in giro e non ho molto tempo di osservare la città, ho notato che siamo diventati tutti amanti dei cani. Bello, ma preoccupante – forse abbiamo problematiche nei rapporti personali e ci rifugiamo nella figura dell’animale domestico. Anch’io ho due cani da tanti anni: all’inizio li ho presi con me per non sentirmi sola. Penso che sia un sentimento abbastanza condiviso, quindi credo che ci sia solitudine diffusa. Milano è la città della forma, ma non per forza nell’accezione negativa. È estetica. È simile alle metropoli, in cui il lavoro viene prima di tutto e i rapporti sono fugaci. Ho la sensazione che a Milano tu sia apprezzato per come appari. A Roma più sei te stesso e più sei apprezzato».

Arisa – La fragilità, il desiderio di piacere e l’autostima

«Ho cambiato tante volte l’aspetto estetico perché volevo essere amata. Oggi posso permettermi di essere quel che sono perché nel mio lavoro, senza presunzione, sono forte. Sento di avere una voce che piace – ma se non avessi dimostrato negli anni che, al di là delle mie stramberie, professionalmente sono una persona seria, tanti non mi avrebbero creduta».

Arisa

Rosalba Pippa nasce a Genova il 20 agosto 1982. Cresciuta a Pignola, piccolo centro a pochi chilometri da Potenza, il suo nome d’arte Arisa è l’acronimo dei nomi dei componenti della famiglia. A Sanremo 2009 Arisa presenta il brano ‘Sincerità’ con cui vince. Vince Sanremo anche nel 2014 con il brano ‘Controvento’. 

Francesca Mandelli

Arisa, fotografata per Lampoon, Issue 02, Settembre 2015
Arisa, fotografata per Lampoon, Issue 02, Settembre 2015

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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