Baghdad, manifestanti mostrano il corano in protesta agli avvenimenti in Svezia, 2023
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Bruciare libri sacri – la biblioclastia è un atto di libertà d’espressione?

«Bruciare sempre, bruciare tutto. Il fuoco splende e il fuoco pulisce». La biblioclastia dai primi roghi di libri dell’antichità alla Svezia di oggi: è lecito per uno stato democratico bruciare un libro sacro?

Biblioclastia come eliminazione dell’identità altrui: il Corano bruciato in Svezia 

Nel 2023 in Svezia sono state respinte diverse richieste di manifestazioni che prevedevano il rogo di copie del Corano, per ragioni di sicurezza. In alcune occasioni i tribunali svedesi hanno annullato le decisioni della polizia sostenendo che l’atto di bruciare il libro sacro dell’Islam rientri nella libertà di espressione.

In Svezia è stata concessa l’autorizzazione a bruciare il Corano, assaltata l’ambasciata svedese a Baghdad

Lo scorso giugno un trentasettenne ha preso a calci e bruciato una copia del corano, testo sacro dell’Islam fuori dalla moschea Medborgarplatsen Camii di Stoccolma, nel quartiere centrale di Sodermalm. L’uomo cristiano di origini irachena Salwan Momika, ha messo in atto la sua dimostrazione scortato dalla polizia svedese. In seguito è stata aperta un’indagine nei suoi confronti per ‘agitazione contro un gruppo etnico’. «Non stiamo combattendo contro i musulmani, ma contro i loro pensieri». ha affermato Momika. A febbraio scorso aveva chiesto di seppellire il Corano fuori dall’ambasciata irachena in segno di protesta. La polizia gliel’aveva vietato. La manifestazione è avvenuta nei giorni di festa musulmana Eid al-Adha, festa del sacrificio celebrata dai musulmani in tutto il mondo. Il governo iracheno ha criticato la decisione delle autorità svedesi di permettere la manifestazione, e ha ordinato l’espulsione dell’ambasciatore svedese a Baghdad. 

A gennaio c’era stato un altro episodio, un estremista di destra aveva bruciato una copia del Corano di fronte all’ambasciata turca a Stoccolma Il gesto aveva provocato proteste in Turchia, e il presidente turco Erdogan minacciò che non avrebbe ratificato l’ingresso della Svezia della NATO, a cui si oppose per mesi. La reazione a quello che è accaduto in Svezia si è vista il 20 luglio a Baghdad, Iraq. Un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione all’ambasciata svedese e ha appiccato il fuoco. Il ministero degli Esteri svedese ha condannando l’attacco e sottolineando la necessità per le autorità irachene di proteggere le missioni diplomatiche.

Biblioclastia: bruciare i libri come in Fahrenheit 451

Immaginiamo un futuro in cui leggere o possedere libri sia un reato. Lo stato ha istituito uno speciale corpo di vigili del fuoco al solo scopo di scovare e bruciare ogni tipo di libro. Il fuoco è elemento purificatore. Dove la terra brucia, la natura si rigenera più rigogliosa. «Bruciare sempre, bruciare tutto. Il fuoco splende e il fuoco pulisce» Fahrenheit 451. Il Protagonista del libro di Ray Bradbury, Montag, è uno dei vigili del fuoco. La milizia del fuoco, non spegne gli incendi, ma dà fuoco alle case di coloro che violano la legge detenendo o nascondendo libri. Montag inizia a chiedersi cosa contengano i libri, perché le persone rischino la libertà e la vita per leggerli e difenderli. Il vigile del fuoco inizia a salvare i libri e a leggerli di nascosto. La moglie di Montag, Mildred, fruitrice compulsiva di TV e radio, denuncia la presenza di libri in casa e lo lascia. 

Montag, è costretto ad appiccare un incendio alla propria casa con il lanciafiamme, ma si ribella, attacca il capitano e fugge divenendo un ricercato. Bradbury frequentando le biblioteche tra gli anni 1920 e 30 notò che non erano fornite di romanzi fantascientifici, all’epoca considerati non abbastanza eruditi. In Ray Bradbury crebbe la consapevolezza della vulnerabilità dei libri alla censura e alla distruzione. L’autore fu particolarmente colpito dalle vicende dalla campagna politica di repressione messa in atto da Stalin. Durante le Grandi Purghe, molti poeti e scrittori furono arrestati e spesso giustiziati per le loro idee e le loro opere. Se nel futuro distopico immaginato da Bradbury tutti il libri sono degni del fuoco, nella nostra realtà alcuni libri meritano il rogo prima di altri. 

Il primo ordine di biblioclastia: il  rogo di libri dell’imperatore Qin Shi Huangdi in Cina 

Quanto e perché è iniziata la pratica di bruciare i libri? Qin Shi Huangdi viene considerato il primo imperatore della dinastia Qin. Primo ad aver riunificato nel 221 a.C. sotto il suo dominio tutti i regni della Cina allora divisi. Lo stesso nome della Cina viene fatto risalire alla sua dinastia. Qin Shi Huangdi è noto alla storia per la costruzione della Muraglia Cinese e per aver commissionato l’esercito di soldati di terracotta che ora riposano insieme a lui nel suo mausoleo. Secondo gli storici fu il primo ad ordinare di bruciare i libri, iniziando da quelli che trattavano accadimenti storici avvenuti prima del suo regno. Voleva azzerare la memoria collettiva. Nel 213 a.C., su consiglio del ministro Li Si, Qin Shi Huangdi ordinò il rogo dei libri allo scopo di eliminare ogni possibile minaccia al suo mandato imperiale. Furono bruciati tutti gli antichi testi, tranne quelli di argomento tecnico o scientifico e gli annali dello Stato di Qin. Oltre a bruciare i libri attuò la sepoltura degli eruditi, politica di terrore che durò fino al 206 a.C.: una violenta persecuzione contro gli intellettuali di matrice confuciana; in quattrocentosessanta furono sepolti vivi. Chiunque avesse osato criticare il presente con la storia sarebbe stato giustiziato insieme alla sua famiglia. 

Il rogo della biblioteca di Alessandria d’Egitto

Biblioteca Alessandria d’Egitto, era la più grande biblioteca del mondo antico. Si dice che lì fosse conservata una copia di ogni opera scritta. L’ipotesi più accreditata dell’incendio della biblioteca afferma che sarebbe stata bruciata dagli arabi nel 642 d.C., al tempo della Grande Conquista Araba di tutti quei territori prima greci, romani e cristiani. La distruzione della biblioteca è stata tramandata a noi dai cronisti bizantini. Questi riportano che il comandante delle truppe che conquistarono l’Egitto si trovò davanti alla biblioteca senza sapere cosa fare. Il Califfo Omar rispose alla richiesta di ordini del comandante dicendo: Se in quei libri ci sono le stesse cose che dice il Corano allora sono inutili, se in quei libri ci sono cose diverse da quelle che dice il Corano allora sono pericolosi. Secondo la leggenda la biblioteca fu data alle fiamme, ma non c’è certezza storica dell’incendio. Bruciare i libri non rientrava nelle pratiche consuete agli arabi del tempo.

Bücherverbrennungen e biblioclastia: i roghi di libri dei nazisti 

Sul selciato di Bebelplats a Berlino ci sono incise le parole «Là dove si bruciano i libri, si finisce bruciando gli uomini». Sono i versi del poeta tedesco Heinrich Heine. Anche i suoi libri finirono al rogo. Nonostante si fosse convertito al protestantesimo, la sua famiglia era di origine ebrea. Il 10 maggio 1933 le autorità naziste organizzarono roghi di libri in trentaquattro città della Germania. Nella Piazza dell’Opera di Berlino oggi Bebelplatz, si mise in atto il più grande dei roghi: furono bruciati circa venticinquemila libri. I roghi non furono attuati dalle forze delle SS ma dai membri dell’Associazione degli studenti tedeschi, docenti e intellettuali che credevano nel primato della cultura tedesca e nell’ideologia del Terzo Reich. Il 6 aprile 1933, l’Associazione studentesca della Germania proclamò una «azione contro lo spirito non tedesco» a livello nazionale, nella quale doveva essere fatta una pulizia della cultura tedesca usando il fuoco. Oltre ai libri di autori ebrei, bruciarono tutti gli autori che non non rappresentavano lo ‘spirito tedesco’ perché portavoce di una cultura degenerata. Furono perseguitati intellettuali ebrei, comunisti, socialisti, artisti delle avanguardie, sostenitori della Repubblica di Weimar, critici della morale e della religione, pacifisti, e giornalisti oppositori. Bruciarono nelle fiamme le opere di Karl Marx, Bertolt Brecht, Thomas Mann, Joseph Roth, Hermann Hesse, Walter Benjamin, Albert Einstein e Sigmund Freud e di scrittori di origine straniera come Ernest Hemingway e Jack London. Il rogo di Berlino diede inizio alla censura di Stato. Secondo stime approssimative, i nazisti in Europa bruciarono oltre cento milioni di libri in 12 anni. L’opera di Micha Ullmann, The Library, del 1995 posta a Bebelplatz Berlino ricorda il Rogo di libri del maggio 1933. Affacciandosi alla botola di vetro in mezzo alla piazza, si vede una stanza bianca piena di scaffali completamente vuoti.

Guerre jugoslave e biblioclastia: il rogo della Vijecnica, la Biblioteca Sarajevo

L’incendio durò tre giorni, dal 25 al 28 agosto 1992. La ricostruzione è durata vent’anni. In quella notte a Sarajevo bruciarono un milione e mezzo di libri. Erano gli anni delle guerre jugoslave. I nazionalisti serbi, guidati dal generale Ratko Mladic, aprirono il fuoco sulla Vijećnica, la Biblioteca Nazionale Universitaria della Bosnia-Erzegovina. Bruciare la biblioteca in nome della pulizia etnica significava eliminare le prove materiali che dimostravano che in Bosnia avevano convissuto persone di etnia e religione diversa. La Vijecnica era stata costruita dagli austriaci nel 1892-94 e ospitava il Municipio di Sarajevo. Divenne biblioteca nazionale universitaria dopo il secondo conflitto mondiale. Sarajevo era l’esempio della città pluralista e multietnica. Nella Vijecnica era custodita l’Haggadah di Sarajevo, il più antico documento ebraico d’Europa, portato dagli ebrei sefarditi quando furono cacciati dagli spagnoli. L’opera trecentesca dal valore inestimabile venne messa al sicuro nel caveau della Banca Nazionale di Bosnia una settimana prima del rogo. Fu uno dei pochi libri a fuggire all’incendio; vennero bruciati migliaia di manoscritti e libri in sola copia. Già durante la Seconda Guerra Mondiale i nazisti cercarono di impossessarsi e bruciare l’Haggadah di Sarajevo perché dimostrava la presenza degli ebrei in Europa. Il capo bibliotecario del tempo, Dervis Korkut, la portò in salvo affidandola in custodia a un imam di un villaggio della Bosnia rurale che la nascose nella sua moschea. L’Haggadah oggi è custodita in una stanza blindata al Museo di Storia. Nel 1999 Dervis Korkut insieme alla moglie, Serveta Ljuž, fu proclamato Giusto tra le Nazioni da Yad Vashem, l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah di Gerusalemme.

Biblioclastia contro un Premio Nobel:La Turchia brucia tutti i libri di Orhan Pamuk

Non serve andare molto indietro nel tempo per vendere i libri gettati nel fuoco. Bruciare le opere letterarie di autori scomodi a regimi o dittature è una pratica ancora utilizzata in diverse parti del mondo. Nel 2005 lo scrittore turco Orhan Pamuk viene incriminato dal governo per aver rilasciato dichiarazioni sul Genocidio Armeno. Negli anni della Prima guerra Mondiale, tra il 1915 e il 1916 i turchi uccisero un milione di armeni, e trentamila curdi in Anatolia. La legge turca proibisce di definire tali avvenimenti un ‘genocidio’. Nonostante Pamuk fosse apprezzato e riconosciuto in patria, parte dell’opinione pubblica turca si schierò contro di lui. Un sottoprefetto di Isparta ordinò la distruzione di tutti i suoi romanzi nelle librerie e biblioteche. Nel 2006 le accuse furono ritirate con la motivazione che il fatto non costituiva reato per il nuovo codice penale. Sempre nel 2006 Orhan Pamuk vinse il Premio Nobel per la letteratura, fu il primo turco a ricevere il prestigioso riconoscimento, 

Bruciare i libri non curerà la nostra follia

Il nobiluomo Don Alonso Quijano, di un borgo della Mancia, lesse talmente tanta letteratura cavalleresca che si convinse di essere lui stesso un cavaliere. Partì con il suo ronzino, Ronzinante, per fare piazza pulita di tutte le ingiustizie, le prepotenze e i soprusi. Cambiò nome in Don Quixote della Mancia. Il curato del paese e il barbiere, rendendosi conto della sua follia e decisero di bruciargli tutti i libri di cavalleria nella speranza che guarisse. Don Quixote non guarì, i libri erano già dentro di lui. Non svanirono nemmeno le ingiustizie. Bernardo di Chartres disse che noi siamo nani sulle spalle dei giganti. Noi, non siamo seduti sulle loro spalle, ma sulle pile di libri che ci hanno lasciato in eredità. Bruciare i libri, siano sacri o profani, abbasserebbe solo il nostro punto di vista verso il futuro. 

Domiziana Montello 

Il rogo della Vijecnica, la Biblioteca Sarajevo, del 1992
Il rogo della Vijecnica, la Biblioteca Sarajevo, del 1992
Micha Ullmann, The Library, (1995), Bebelplatz Berlino, Memoriale del Rogo di libri del 10 maggio 1933
Micha Ullmann, The Library, (1995), Bebelplatz Berlino, Memoriale del Rogo di libri del 10 maggio 1933

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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