Lo chalet a Larieto, sede del club Sci 18 a Cortina
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Parodia e poesia di abitudini borghesi: Cortina, Louis Vuitton e lo Sci 18

Nostalgia anni Novanta: torna la voglia di uno status symbol sulla mappa delle Alpi – oggi, il film Vanzina che sembrava patetico, diventa poetico

Sono i giorni tra Natale e Capodanno, a Cortina 

Questo inverno, il ritmo di una vacanza in montagna torna nell’immaginario collettivo. In Italia, i prezzi immobiliari in montagna sono in aumento, secondo gli ultimi dati di Century 21, società immobiliare americana. La domanda è esplosa nell’ultimo anno. A Cortina si superano i dieci mila euro al metro quadro.

Una giornata a Cortina

La sveglia suona presto anche se ieri sera hai fatto tardi – la colazione con il pane bianco, il burro della baita e la marmellata dei mirtilli del bosco raccolti a settembre. Il bacon e l’uovo e l’orzo invece del caffè. Ti vesti da sci: le calzemaglia, il girocollo e la felpa tecnica. Bisogna trovare quello che serve e disporlo nelle tasche: il burro cacao, lo skipass, qualche contante e una barretta di Ritter Sport. La noia di caricare gli sci nel baule, guidare quei dieci minuti che staccano la base del Faloria dell’Hotel Europa – qui restano quelli che non sciano, per una passeggiata su Corso Italia. Per noi che saliamo, persino infilarsi gli scarponi duri sulle caviglie – quel momento sul quale abbiamo sempre imprecato – adesso ci piace di più. Negli anni Novanta, c’erano code per gli impianti di risalta, anche trenta minuti – adesso le seggiovie a sono quattro posti, veloci – sei in cima, l’aria pizzica la guancia, respiri tra il bianco e l’azzurro e le Dolomiti che al tramonto faranno fuoco. 

Cortina, perla delle Dolomiti, icona italiana

Sarà che tutti ci sentiamo più italiani. La nostalgia è più forte dopo l’intervista la settimana scorsa sul Corriere: Mario Draghi ci ha insegnato a commuoverci per la politica e questo ci ha resi più italiani – se fosse la commozione a costruire un senso di patria per noi sovversivi? Non lo so – ma la bellezza della nostra terra ci rende spocchiosi. Cortina è un un’icona italiana di un saper vivere che tutti ci invidiano: saper vivere non significa saper lavorare, ma succede possa essere prioritario. Non si tratta di sperimentare un po’ di tempo libero, ma di inventarselo. Cortina appartiene alla Regione Veneto – nel 2007 fu chiamato un referendum, il 90% degli abitanti votò per essere ammessi all’Alto Adige, regione a statuto speciale: il tunnel sotterraneo per liberare Cortina dal traffico costerebbe 400 milioni di euro – un’opera che il taxista dice, in Alto Adige, sarebbe già stata portata a termine. 

Cortina, Veneto, Alto Adige

Luogo di ricchezza e contraddizione, Cortina è uno status symbol, un luogo per gli habitué – Marzotto, Barilla, Benetton: perché se a Cortina si può parlare di turismo di prossimità, bisogna notare come il Nord Est di Italia sia la patria di industriali da sussidiario di storia recente. Habitué è una parola che appartiene alla letteratura dei Vanzina – perché senza pruderie, a distanza di tempo, quelli che sembravano film di intrattenimento male girati, oggi assurgono alla narrazione nobile senza neanche dover scomodare Boccaccio. Vacanze di Natale usciva il 22 dicembre del 1983 – ma a differenza del suo fratello maggiore, Sapore di Mare, uscito sei mesi prima per un’estate degli anni Sessanta – Vanzina faceva un ritratto istantaneo di una vacanza a Cortina, senza filtro di flashback.

Un vocabolario popolare: Vacanze di Natale 1983, Carlo Vanzina e la poesia di Cortina

A Cortina si sale a sciare la mattina presto per poi scendere a mangiare polenta, funghi e formaggi al lago di Misurina. Chi ama Cortina sa riconoscere il disegno delle stelle di neve, sa contare le striature di rosa del Cristallo, quando a Natale il sole scende presto nel pomeriggio. Un gruppo di amici cammina tra gli abeti, sono bambini che mai diventeranno adulti, neanche a cinquanta anni – ritrovano le orme dei cervi e quelle dei lupi. I fratelli Covelli non parlano più ad alta voce, non hanno la risata smodata di Cristian De Sica – ma non sanno neanche cantare come cantava Jerry Calà a un piano bar che non c’è più. Non c’è la signora Covelli che disprezza i Torpigna e si vanta di conoscere i Furstenberg: oggi sussiste uno snobismo più esasperato, che disprezza Torpigna e Furstenberg in tono uguale, appena questi si fanno video e selfie sperando l’uno di prendere followers dall’altro. A Cortina non sono gradite tali bassezze in alta valle – e solo un nuovo Vanzina saprebbe definire i tratti di un riserbo che tutto sembra tranne understatement. 

Louis Vuitton a Cortina, Corso Italia

Si dice che Cortina sia iconica solo per gli Italiani – eppure è un brand globale, francese, a darle omaggio, al suo costume e tradizione. Siamo solo noi Italiani a non sapere ammirarci allo specchio, adorando le nostre leggerezze. In queste poche righe, ho provato a costruire la narrazione che Vuitton vuole sottolineare, stilando un breviario di villeggiatura per chi Ampezzano ambisce a sentirsi anche solo un poco. La tematica del viaggio compone l’estetica di Vuitton: scegliendo una destinazione dove aprire un negozio, Vuitton ne studia il genius loci e ne rilascia una guida aggiornata. Le moto slitte alla base delle Tre Cime di Lavaredo, le rocce definiscono l’immagine delle Dolomiti, le scarpe da trekking alla Cooperativa, un libro da Sovilla, un aperitivo al Posta, un bicchiere di Lagrein all’Enoteca. Il legno di recupero scelto per le stanze al Hotel de Len, da poco preso in gestione dalla famiglia Melpignano. Tra pochi anni le Olimpiadi, perché il primo vanto di Cortina è lo sport. 

Louis Vuitton allo Sci 18: Laurence Caffet, Amedeo Reale

Qualche settimana fa, Laurence Caffet amministratore delegato di Louis Vuitton in Italia e Amedeo Reale, presidente dello Sci 18, invitavano in onore dell’apertura della stagione invernale. Lo Sci 18 è un club che trova sede in uno chalet in legno a Larieto, poco sopra Cortina: fu fondato nel 1930, da diciotto amici scegliendone come un emblema il nome. Da allora, lo Sci 18 si impegna a promuovere le attività sportive come elevazione morale della gioventù – recita il manifesto. I soci sostengono il messaggio, ognuno di loro sapendo raccontare la vita a Cortina, definendo una mondanità spartana da cultura alpina. Allo Sci 18 l’uso del telefono è vietato, è vietato scattarsi fotografie, usare i social media, geolocalizzarsi. Quella sera, per la prima volta, lo Sci 18 apriva le sue porte – sempre chiuse se non per i soci – insieme a Louis Vuitton, riconoscendo nel vocabolario della casa francese una assonanza ai propri modi, alle proprie maniere. Quella sera, ai tavoli sedevano i più autentici tra coloro che meglio di altri sanno vivere a Cortina – tra questi, Roberta e Carlo Poss di Verbania, Sciaké e Riccardo Bonadeo, che con le loro famiglie hanno voluto in questi miei anni far comprendere anche a me la loro voglia di montagna, il freddo della neve, la calma dei boschi vicino alle luci delle loro case – oltre a ogni letteratura popolare.

Carlo Mazzoni

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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