Papa Francesco, foto piumino bianco Balenciaga
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Il papa in Balenciaga: il problema non è l’intelligenza artificiale ma la nostra idiozia

Dalla guerra dei mondi di Orson Wells all’opera di un ragazzo sotto effetto di funghetti allucinogeni, fino lettera di Musk: i rischi dell’IA e la nostra capacità di comprensione

Il papa con il piumino Balenciaga

Da una settimana ormai si parla della foto di papa Francesco con il piumino Balenciaga. Un’immagine palesemente falsa, ma cui in molti, troppi, hanno creduto. Si dirà: era fatta così bene che era facile cascare nell’inganno, l’intelligenza artificiale fa miracoli. Ma come è possibile pensare che il papa possa andare in giro con un piumino di Balenciaga? Va bene che l’operazione attuata dalla Chiesa ha raggiunto vette eccellenti, come le chiamate del Pontefice a casa di fedeli, ma così è troppo. La cosa che rende tutto grottesco è che l’inganno della settimana non è opera di chissà quale organizzazione dedita alla disinformazione di massa, ma di un operaio edile sotto l’effetto di un funghetto allucinogeno.

L’intervista di Buzzfeed all’autore di The Pope Drip: la piattaforma Midjourney e i funghetti allucinogeni

Buzzfeeed News ha intervistato l’autore della foto: Pablo Xavier ha 31 anni, vive e lavora a Chicago, negli Stati Uniti. Non è un programmatore, non è un designer né un copywriter, non è un giornalista e non fa parte di alcuna organizzazione oscura dedita a sovvertire governi o a truccare elezioni. È un operaio edile che a novembre dello scorso anno ha iniziato a usare Midjourney, una delle tante piattaforme che permettono a chiunque di generare un’immagine con l’intelligenza artificiale a partire da una frase testuale. «Creavo nuove foto di mio fratello, visto che non c’era più – ha raccontato Pablo – e mi sono innamorato di questa intelligenza artificiale. Solitamente cerco di creare cose divertenti – ha raccontato Pablo Xavier – mi dedico all’arte psichedelica. Sì, perché Pablo ha creato quello foto sotto l’effetto di funghi allucinogeni: «Da quel momento è stato un fiume in piena – racconta – il Papa con un piumino Balenciaga, che passeggia per le strade di Roma e Parigi. Cose di questo tipo». Il 24 marzo Pablo Xavier decide di pubblicare la sua creazione allucinata del papa col piumino su Reddit: un album dal titolo The Pope Drip (il Papa Drippa), con quattro immagini del Pontefice col piumino bianco. Il giorno dopo la foto viene messa su Twitter: in un giorno raggiunge 25,4 milioni di visualizzazioni. Il dramma è che la foto non viene condivisa e commentata solo perché divertente, ma perché tanti, tantissimi, credono che sia vera. Tanto che Pablo, una volta terminato l’effetto del funghetto si sente in colpa perché, ha detto a Buzzfeed: «La stavano usando per attaccare le presunte spese folli del pontefice». 

La lettera di Elon Musk e i rischi economici e sociali legati all’Intelligenza artificiale e di Chat Gpt

Questo non è il primo caso di fake a cui in troppi hanno creduto, ma questa volta invece di interrogarsi sulla nostra capacità di analisi e comprensione del Reale, si è preferito gridare al pericolo dell’intelligenza artificiale: d’altronde mica si poteva riconoscere di essersi fatti fregare da un operaio edile fatto di funghetti. Ma il Papa che Drippa non c’entra nulla con i potenziali rischi legati alla potenzialità dell’IA. Dall’approdo di Chat Gpt il dibattito sulle potenzialità dell’IA ha oltrepassato i settori accademici per diventare di dominio pubblico: ci ruberà il lavoro? Verremo conquistati dalle macchine? È di oggi la notizia di una lettera aperta a governi e aziende, firmata tra gli altri da Elon Musk, Yuval Noah Harari, Steve Wozniak e Andrew Yang, con la richiesta di mettere in pausa per almeno 6 mesi lo sviluppo di forme di intelligenza artificiale. «Invitiamo tutti i laboratori di intelligenza artificiale a sospendere immediatamente per almeno sei mesi lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale più potenti di GPT-4». I sei mesi dovrebbero essere utilizzati per sviluppare protocolli di sicurezza, sistemi di governance dell’AI e riorientare la ricerca per garantire che i sistemi di intelligenza artificiale siano più accurati e sicuri. Mentre molti editoriali oggi puntano il dito contro l’IA, quello che la lettera sottolinea è che i rischi legati ad una tecnologia, qualunque essa sia, sono insisti in chi la programma e nell’utilizzo che se ne fa, non nella natura di un mezzo che in quanto tale una natura univoca non ha. 

Alla radio va in onda l’invasione aliena: la Guerra dei Mondi di Orson Wells 

La storia è piena di fenomeni di creduloneria di massa. Alle otto di sera del 30 ottobre 1938, gli americani sintonizzati sulla radio CBS sentirono la voce di un annunciatore annunciare: «Sappiamo che nei primi anni del ventesimo secolo questo mondo era osservato da molto vicino da intelligenze più grandi di quella dell’uomo, anche se mortali come la sua». Era l’introduzione de La Guerra dei mondi di Orson Welles. Il programma, ispirato al romanzo La guerra dei mondi di H.G Wells e diretto e narrato da Welles,  era una finta cronaca giornalistica in diretta di un’invasione aliena degli Stati Uniti. Durò un’ora, senza interruzioni pubblicitarie. Fu un programma così realistico che alcuni americani credettero che davvero gli alieni stessero invadendo il Pianeta. Il giorno dopo la diretta della CBS, il New York Times  titolava in prima pagina «Ascoltatori nel panico mentre scambiano un dramma di guerra per vero». Dello show si continuò a parlare per giorni prima che l’interesse scemasse, e giornali si accanirono contro Welles e il suo programma: Diversi editori e direttori di giornali, che vedevano scendere i numeri delle copie vendute, colsero l’occasione per sostenere che le emittenti radio erano pericolose.

Se lo vedo sui social è vero: il ruolo dei media e la necessità di un’educazione alla lettura dei social

Come il programma di Orson Wells non c’entrava nulla con la supposta pericolosità del mezzo radio, la foto del papa con il piumino non ha nulla a che fare con il rischio di essere sostituiti dalle macchine. È innanzitutto la conseguenza della tendenza alla condivisione compulsiva dell’utente medio, dell’assunto che «se lo dice il social è vero». Ma la responsabilità è anche dei media che per soddisfare l’algoritmo e cavalcare l’onda dei trend si riducono a dare spazio a notizie che tali non sono, a riportare dichiarazioni che sono il corrispettivo di Francesco che Drippa: fumo negli occhi. È questa la base della disinformazione che oggi mette in serio pericolo le democrazie del mondo.

Oltre la disinformazione: la conferenza dell’UE sui rischi della propaganda russa

«Dobbiamo curare la qualità dell’informazione perché è la linfa, il sangue, l’olio, ciò che fa funzionare le nostre democrazie».  Con queste parole lo scorso 7 febbraio il Vicepresidente della Commissione Europea Josep Borrell ha aperto la conferenza Oltre la disinformazione. Il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) ha riunito istituzioni e rappresentanti politici per discutere delle minacce di manipolazione e interferenza delle informazioni estere.  Gli studi dimostrano che la macchina della disinformazione parte molto spesso dalle fonti istituzionali, rilanciate dai principali organi di informazione. Il conflitto ucraino, come già il referendum per la Brexit, è il contesto perfetto per il dispiegamento delle forze russe della disinformazione. Video modificati e condivisi sui social, ri-contestualizzazione di immagini: tutte tecniche che permettono al Cremlino di attaccare fonti internazionali accreditate, sfruttando la disinformazione come arma. Un sistema che è senza dubbio dannoso di un ragazzo di Chicago sotto l’effetto di funghetti allucinogeni che si diverte a creare immagini su una piattaforma di deep fake palesemente false. 

Il pericolo non viene dalla tecnologia ma dalla natura umana, e dalla sua stupidità

Interrogarsi sulle potenzialità di una tecnologia è doveroso, ma va fatto accettando che i rischi ad essa connessi non dipendono dalla sua natura, ma da quella umana. siamo noi infatti a programmare l’IA, a trasmettergli i nostri pregiudizi, i nostri bias cognitivi; siamo noi a inserire le informazioni di cui l’intelligenza artificiale si nutre, siamo noi a darle vita. Prima di farsi prendere dal panico per un futuro dominato dalle macchine è necessario ricostruire l’ecosistema informativo in cui siamo inseriti, lavorando sul livello di alfabetizzazione e adoperando azioni concrete contro la disinformazione. Altrimenti per fregarci non ci sarà bisogno di nessuna particolare intelligenza: basterà un funghetto allucinogeno e un piumino firmato.

Giuseppe Francaviglia

Foto creata dall'intelligenza artificiale con Papa Francesco che indossa un piumino bianco Balenciaga
Foto creata dall’intelligenza artificiale con Papa Francesco che indossa un piumino bianco Balenciaga

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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