Joan Crawford, Los Angeles, California, USA, 1959. Eve Arnold : Magnum Photos
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Eve Arnold: senza ritocco, la prima donna dell’Agenzia Magnum

Marilyn Monroe, Marlene Dietrich, la moda ad Harlem, negli scatti della prima fotografa donna dell’Agenzia Magnum solo verità e naturalezza in mostra a Camera Torino fino a giugno

Una donna fotografa in mezzo agli uomini: Eve Arnold

«Quando sono diventata fotoreporter, ero considerata un caso strano, una ‘donna in carriera’, una ‘fotografa donna’. Per i miei colleghi nessuno usava le virgolette, non erano ‘uomini in carriera’ né ‘fotografi uomini’». Negli anni Trenta in America la fotografia era un mestiere ancora prettamente maschile. Eve Arnold si avvicina al mondo delle immagini fotografiche quasi per caso diventando presto una delle autrici più rilevanti del secolo scorso grazie al suoi lavori per grandi riviste internazionali. Durante la sua carriera ha fotografato dive dello spettacolo e persone di tutte le estrazioni e provenienze, seguendo sempre un unico imperativo: raccontarle nella loro verità e naturalezza. 

Una mostra, in corso fino al 4 giugno a Torino presso Camera, e un volume pubblicato dalla nuova casa editrice Dario Cimorelli editore, celebrano il lavoro della fotografa americana ripercorrendo la sua carriera di donna fra le donne. Donne famose, donne dimenticate dalla storia, donne in difficoltà, donne nella loro quotidianità. Eve le ha cercate, seguite per una vita intera e loro si sono raccontate e rivelate. Si sono donate, sapendo di potersi fidare del suo sguardo. «Il lavoro di Arnold ha diversi focus ma la figura femminile sarà sempre centrale nella sua opera. Anche nel momento in cui sta raccontando altro lo fa sempre in un modo molto attento alla condizione femminile», spiega la storica della fotografia Monica Poggi

Dalle strade di New York alle sfilate segrete di Harlem, l’ascesa di Eve Arnold

È un amico a regalarle la sua prima macchina fotografica, una Rolleicord di medio formato da 40 dollari, la versione economica della Rolleiflex. Le prime immagini che scatta sono amatoriali, clochard abbandonati sui marciapiedi e nei vicoli, gli angoli delle strade più affollate, muri scrostati. Per migliorare la tecnica Eve Arnold decide di seguire un corso di fotografia di sei settimane presso la New School for Social Research di New York. Vuole acquisire un suo stile, prendere confidenza con il mezzo fotografico. Tra i docenti c’è infatti Alexey Brodovitch, direttore di Harper’s Bazaar. Il primo progetto importante nasce da un compito sulla fotografia di moda, un tema che inizialmente sembra non appassionarla. 

«Eve Arnold inizia a fotografare le sfilate in maniera casuale» racconta Poggi «dalla bambinaia di casa, Arnold scopre che ogni anno nel quartiere afroamericano di Harlem si tengono circa trecento sfilate all’interno di bar, chiese, spazi privati e sale cinematografiche ormai chiuse, gremite di pubblico pagante. Arnold vi si reca e si rende conto che difficilmente potrà scattare passando inosservata. È l’unica bianca presente e la macchina fotografica catalizza ancora di più tutte le attenzioni su di lei. Deve provare a conquistarsi la fiducia delle persone e lo fa intrufolandosi nei camerini, svicolando dalle passerelle e raccontando il backstage delle modelle che si stanno preparando. Eve lavora ancora con la sua macchina fotografica amatoriale: l’otturatore e il flash non sono sincronizzati». Un flash difettoso sarà complice quindi della scelta strategica di usare la luce naturale per scattare. Una particolarità che diventa una cifra stilistica delle fotografie di Eve Arnold. 

Per le riviste americane, la moda di Harlem, è una storia troppo scandalosa per essere pubblicata. Sarà il londinese Picture Post a farlo uscire per primo, con otto pagine che daranno una grande visibilità alla giovane fotografa. Sono immagini che raccontano i corpi e gli abiti delle modelle afro americane ma che si caricano anche di una valenza di indagine sociale. «Oltre a presentare il lavoro di stilisti afroamericani, le sfilate sono una vera e propria manifestazione della cultura locale e una forma di protesta nei confronti dell’industria della moda bianca, da cui i neri sono completamente esclusi. Uscendo dall’estetica patinata della fotografia di moda del periodo, Arnold racconta la volontà di riconoscimento e autodeterminazione della comunità afroamericana» spiega Monica Poggi. 

Prime donne fotografo dell’agenzia Magnum Photos: Eve Arnold e Inge Morath

Dopo quel fortunato servizio Eve Arnold riesce a ottenere un colloquio con Maria Eisner, direttrice dell’ufficio appena aperto a New York dall’agenzia Magnum Photos. Nata nel 1947 per volontà di Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, George Rodger e David Seymour, l’agenzia, strutturata come una cooperativa, ha lo scopo di tutelare il lavoro dei fotografi, sia da un punto di vista economico che autoriale, limitando la libertà eccessiva che le riviste e gli editori hanno avuto fino a quel momento. Arnold ha all’attivo alcuni servizi ben riusciti. Non sono molti, il suo lavoro è solo all’inizio, ma Eisner e Capa decidono di ammetterla come membro associato nel 1951 – diventerà membro effettivo nel 1955. Nello stesso anno, anche la fotografa austriaca Inge Morath entra insieme a lei nell’agenzia Magnum Photos. Sono le prime due donne a fare parte di Magnum. Eve Arnold lavora a stretto contatto con Capa, Erwitt e con tutti i più grandi fotografi del momento. 

«Per costruire la mostra di Torino – racconta Monica Poggi – abbiamo avuto la fortuna di lavorare su materiale che riportava molte delle testimonianze dirette di Arnold in merito al suo rapporto con i colleghi uomini. È stato interessante leggere di quanto fosse infastidita dall’atteggiamento a volte paternalista di alcuni fotografi Magnum. Arnold racconta per esempio di come Elliott Erwitt l’avesse descritta come una ragazza minuta molto brava a fare le torte e i biscotti. Sarà sempre divisa tra un senso di profonda irritazione per il maschilismo che connota l’ambiente della fotografia in quegli anni e il desiderio di emergere e di portare la propria visione ai più alti livelli». Combattendo con Robert Capa riesce a farsi strada dentro l’Agenzia, aprendo un varco per le donne che verranno. Nel 1952 arriva proprio da Magnum il primo lavoro su commissione: Eve Arnold deve sostituire il collega Ernst Haas durante una sessione di registrazione con Marlene Dietrich agli studi della Columbia Records. 

The Unretouched Woman, Donne senza ritocco 

Marlene Dietrich doveva incidere le canzoni che aveva cantato durante la guerra, quando si era recata, da fervida patriota quale era, ad allietare la vita dei soldati al fronte nei momenti di pausa. «Il racconto dietro questa sessione fotografica è una sorta di aneddoto continuo», racconta ancora Poggi. «L’incontro si tiene di notte perché l’astrologo di Marlene le aveva suggerito di registrare in quell’orario. Arnold si aspettava che l’attrice arrivasse in abiti comodi invece la Dietrich si presenta con un abito da cocktail nero e una spilla di diamanti, e inizia a lavorare. Continueranno fino alle sei del mattino». Eve Arnold segue la grande diva senza lasciarla un attimo. Marlene racconterà di essersi sentita quasi infastidita dalla pressione di quella macchina fotografica che la seguiva incessantemente ma di non essere riuscita a ribellarsi in alcun modo, rispettando il fare autorevole della fotografa. 

«In un primo momento – racconta Monica Poggi – quando Marlene Dietrich vede i provini a contatto della serata, li restituisce ad Arnold con delle annotazioni scritte con la matita per sopracciglia in cui dice: ‘stringere il mento, assottigliare la caviglia, togliere le imperfezioni’. La fotografa decide però di stampare le immagini mandandole all’editore senza ritoccarle, assumendosi un grandissimo rischio. Quando escono, gli scatti saranno amati da tutti, anche dalla Dietrich stessa, che non si arrabbia nonostante le sue volontà non fossero state ascoltate». 

Le immagini fanno emergere la diva dall’immobilismo e mostrano la donna che si cela dietro al personaggio. Quando, nel 1976, Arnold pubblica il suo primo libro, The Unretouched Woman, «come ci si sente a essere una donna, vista attraverso gli occhi e la macchina fotografica di una donna», sottolinea che le immagini al suo interno sono «non ritoccate, per la maggior parte, non in posa e non abbellite». Una sorta di manifesto al quale farà fede sempre.

Marilyn Monroe fotografata da Eve Arnold

Quando un’altra celebrità dell’epoca, Marilyn Monroe, vede gli scatti che Arnold ha realizzato per Marlene Dietrich, ne rimane colpita. La fotografa e l’attrice si incontrano a un party in onore di John Huston. È Marilyn a cogliere l’occasione per avvicinare Arnold e chiederle candidamente: «Se le foto ti sono riuscite così bene con Marlene, riesci a immaginare cosa potresti fare con me?». 

Inizia così un sodalizio tra le due donne, non solo professionale. Negli anni, Marilyn e Eve diventano amiche. L’attrice apprezza il lavoro della fotografa e le sarà sempre grata per averla finalmente saputa rappresentare con un’immagine più fresca e disinvolta di quella di tanti altri ritratti che le dedicheranno. «Quando ci conoscemmo eravamo due giovani donne all’inizio della loro carriera», ricorda Eve Arnold. «Lei era un’attrice inesperta senza ancora un posto nella gerarchia di Hollywood. Io stavo cominciando la mia carriera di fotografa. Nessuna di noi due sapeva nulla del nostro mestiere e questo creò un legame tra noi».

A differenza dei tanti uomini che l’avevano ritratta prima, Arnold fa emergere una Monroe infantile e giocosa, a tratti vulnerabile. La sensualità sembra essere una maschera che l’attrice indossa solo ogni tanto. «Tra le immagini di Marilyn scattate da Arnold ce ne sono alcune incredibili, come quella dell’attrice accasciata su una sedia, stanca dopo un lungo viaggio e con le caviglie e i piedi gonfi a causa delle scarpe col tacco alto o quella che la ritrae, mentre legge Joyce in abiti succinti» racconta Monica Poggi. 

Eve Arnold e il rapporto con Joan Crawford

«Se offri qualcosa di te, la gente ricambia», rispondeva spesso Eve Arnold a chi le chiedeva come riusciva ad avvicinare così tanto i suoi soggetti, a catturare la loro anima. Il segreto della sua fotografia trattare le donne celebri e non che incontra e che ritrae non come strumenti per fare carriera, cannibalizzandole, ma come persone da indagare. 

Incontra Joan Crawford, ormai invecchiata e stanca. All’appuntamento con Arnold si presenta ubriaca e posa nuda in foto che l’avrebbero probabilmente compromessa. Eve scatta ma il giorno dopo, quando Joan Crawford, tornata sobria le chiede di non pubblicare quegli scatti, lei decide di non tradirla. L’attrice le giura per questo «eterno amore e gratitudine». Sarebbe stato uno scoop che avrebbe messo in luce Eve Arnold e avrebbe potuto conquistare le pagine delle riviste. Prima di tutto, a guidarla c’è il rispetto per chi ha davanti. Joan Crawford le sarà riconoscente, tanto da consentirle di farsi riprendere in altre sedute fotografiche in impietosi primi piani mentre cerca di rimediare all’incedere dell’età con lunghe sessioni di trucco. 

Eve Arnold: la povertà, la perdita del figlio e le tematiche sociali

La fotografia di Eve Arnold immortala le star in tutta la loro umanità. Dietro ogni donna che scatta, vede se stessa. «Alcuni temi – dirà – ricorrono con frequenza nel mio lavoro. Sono stata povera e ho voluto documentare la povertà; ho perso un figlio e sono stata ossessionata dalla voglia di fotografare la nascita; mi ha interessato la politica e ho voluto capire quali fossero i suoi riflessi sulla vita di tutti i giorni. Sono una donna, e ho voluto conoscere altre donne».

Per anni, dopo aver perso un bambino, Arnold fotograferò in vari ospedali e reparti ostetrici in giro per il mondo i primi cinque minuti nella vita di madri e neonati. Immortalando questi momenti privati indaga e racconta i temi che diventeranno fondanti della narrazione sulla condizione femminile. Con un occhio discreto, in grado di posarsi sulle storie con delicatezza e dignità. «Cosa mi ha guidato e portato avanti attraverso i decenni? Qual è stato l’impulso? Se dovessi usare un’unica parola, sarebbe ‘curiosità’», dirà senza esitare. Curiosità e tenacia. E un credo genuino per la verità, lontana da qualsiasi ritocco. 

Eve Arnold

Nata Eve Cohen (Filadelfia, 21 aprile 1912 – Londra, 4 gennaio 2012), è stata una delle più grandi fotografe del ‘900 e la prima donna ad entrare nell’agenzia Magnum Photos.

Monica Poggi

Storica della fotografia, dal 2019 lavora a CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia (Torino) come Responsabile mostre e Curatrice. 

Rosa Carnevale

Marilyn Monroe resting between takes during a photographic studio session in Hollywood for the film “The Misfits”. USA, 1960. Eve Arnold : Magnum Photos
Marilyn Monroe resting between takes during a photographic studio session in Hollywood for the film “The Misfits”. USA, 1960. Eve Arnold : Magnum Photos
Eve Arnold on the set of Becket, England, 1963. Photo by Robert Penn
Eve Arnold on the set of Becket, England, 1963. Photo by Robert Penn

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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