Lana Del Rey fotografata dalla sorella Chuck Grant
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Lana Del Rey in concerto a Lido di Camaiore: grazie ruvida tristezza

Dopo 45 anni dall’addio alle scene di Mina al Bussoladomani, Lana Del Rey si esibisce in concerto nello stesso Parco al Lido di Camaiore – su internet c’è chi ironizza per l’apparente poca notorietà del luogo

Lana del Rey: una femme fatale holliwoodiana con la cultura europea del dolore

Lana del Rey è una cantante bianca privilegiata proveniente da una ricca famiglia americana con le labbra cariche di botulino che si lagna per gli amori andati in fumo, a volte steccando. I detrattori non mancano. Lana Del Rey, tuttavia, tra precoce alcolismo risolto e dolori esistenziali senza i quali la sua arte sarebbe presumibilmente arida, è sopravvissuta ai ‘maledetti’ ventisette ed è andata oltre. Oggi ha trentotto anni. Ha registrato nove album in studio, artisticamente coerenti, e scritto un libro di poesie, Violet Bent Backwards over the Grass.

Lana Del Rey domenica 2 giugno in  concerto al Lido di Camaiore

Lana Del Rey raggiunge la Versilia domenica 2 luglio con  un concerto al Parco Bussoladomani di Lido di Camaiore, chiudendo il Festival La Prima Estate, organizzato dalla società D’Alessandro e Galli, già noti per il Lucca Summer Festival (a proposito di talenti periti a ventisette anni, Amy Winehouse che morì poche  settimane dopo aver annullato il suo tour, avrebbe dovuto passare anche da Lucca il 16 luglio 2011).

Il concerto domenicale di Lana Del Rey è stato annunciato sei giorni prima, il lunedì della stessa settimana; i biglietti in vendita dalle quattro di pomeriggio. Orda di lamentele virtuali per l’apparente poca organizzazione. Intanto si oltrepassano i 10 mila partecipanti in meno di 24 ore. Cavalcando gli stereotipi: la puntualità non è nota alle dive ma i coup de théâtre sì. Strategia o attitudine sfrontato-svampita della cantante? Probabilmente entrambe. Forse vuol tutelarsi da eccessive pressioni manageriali. Accetta più sotto data ciò che sente di fare. Qualcuno verrà. 

Il recente concerto a Glastonbury di Lana Del Rey

Lana Del Rey torna dopo cinque anni dalle esibizioni al Palalottomatica di Roma e al Mediolanum Forum di Assago. Qualche giorno fa ha cantato a Glastonbury. Mezz’ora di ritardo causa parrucco, microfono staccato prima della fine del concerto. Improvvisata direttrice d’orchestra, o meglio di coro, guida i fan nell’esecuzione a cappella dei suoi più grandi successi prima di essere scortata a lasciare il palco. Attitudini che potrebbero ledere alla credibilità di un artista, sembra non facciano che irrobustire l’alone di drammatica nonchalance incarnato da Del Rey. È applaudita, dal pubblico e dalla critica. Dopo il concerto di domenica, quello a Hyde Park. 

Lana Del Rey e l’eredità musicale della Versilia 

Su internet c’è chi ironizza per l’apparente poca notorietà dell’unico luogo dove la cantautrice si esibirà quest’estate in Italia. C’è chi, invece di Lido di Camaiore, scrive «Lana Del Rey a Vietri sul Mare e Pozzuoli». In realtà, il concerto di Del Rey in Versilia storicamente può avere senso – che lei lo sappia o meno. Questo suo arrivo deus ex machina sulla costa toscana, acclamato come portatore di significato esistenziale per molti che sgobbano al caldo di un’estate malinconica, si riallaccia a una scia di donne della canzone che sono passate dalla Bussola o da La Capannina. Voci nazionali e internazionali tra cui Marlene Dietrich, Ella Fitzgerald, Aretha Franklin, Joséphine Baker, Gloria Gaynor, Mia Martini, Patti Pravo, Ornella Vanoni, Dalida. Il 23 agosto 1978, sul palco di Bussoladomani, Mina si è esibita dal vivo per l’ultima volta. Dopo quarantacinque anni, in questo parco di pini marittimi cresciuti a salmastro arriva Lana Del Rey. 

Lana Del Rey: ruvidità melodica della sacerdotessa dello spleen baudelairiano

C’è del manierismo transoceanico nell’immaginario estetico della cantautrice. Lana Del Rey è una femme fatale holliwoodiana con la cultura europea del dolore. Nel tempo, l’informalità è accresciuta e certi argomenti privati, ma comuni a tutti, sono affrontati in modalità più ruvide, più dirette. Il disagio esistenziale unisce. Impoverimento culturale, rinnovamento popolare o citazionismo postmoderno poco importa: Lana Del Rey è una nuova sacerdotessa dello spleen baudelairiano. Sintetizza chiaramente il proprio stato d’animo in versi. Nelle tracce che compongono l’ultimo album – Did You Know That There’s a Tunnel Under Ocean Blvd – racconta iperbolicamente l’esperienza di essere una prostituta americana, chiedendo di open me up, tell me you like it, fuck me to death, love me until I love myself. Peculiarità: non reppa, non urla, non si traveste. Canta. Melodiosamente scabrosa, lentamente, quasi stesse per appassire. Un canto del cigno all’americana.

Lana Del Rey in Get Free afferma: this is my commitment, my modern manifesto

Lana Del Rey è alla ricerca della libertà, della leggerezza d’animo passando però dal crogiolarsi in emotività “ultraviolente”. Ci si potrebbe chiedere se conosca lo struggimento di Leopardi, il melodramma pucciniano, i versi di Friedrich Schiller, Goethe de I dolori del giovane Werther, o il rapporto dicotomico tra vita e arte in Tonio Kröger di Thomas Mann – la cui figlia, Elisabeth, abitò in Versilia, a Forte dei Marmi, nella villa progettata da Leonardo Ricci. Ma anche la fascinazione futurista per la velocità, lei che in Love Song canta in the car, in the backseat, I’m your baby. We go fast, we go so fast, we don’t move.  

Negli anni Lana Del Rey ha ricreato il suo personale Sturm und Drang. Ha tessuto il suo atlante delle emozioni che, a partire da termini semplici che tornano nei suoi intenditi – love, fuck, money, face, daddy, bitch, beach, perfume, get high, e il fantomatico red dress – si libera in una tempesta onirico-lirica.  Procede creando un’aura di sospensione ed esasperazione mitologica del sentimento grazie a melodie che sanno spesso di colonna sonora; per l’appunto la canzone dei melanconici incalliti, Summertime Sadness, fa da accompagnamento musicale anche al riadattamento cinematografico di The Great Gatsby di Fitzgerald. 

Lana Del Rey: Name dropping o capacità autoriali?

A metà strada tra contemporaneizzate atmosfere edeniche – i gorgheggi classicheggianti in The Other Woman, Arcadia o Chemtrails Over the Country Club – ed evocazioni gotiche in cui impera una vita di strada fatta di jeans e giacche di pelle, Lana Del Rey si concede riferimenti colti. Nel 2015, nell’album Honeymoon, presenta una canzone intitolata Art Deco. Cita poi Sylvia Plath mentre afferma che la speranza è pericolosa per una donna come lei. Intitola il suo sesto album Norman Fucking Rockwell!, il pittore che meglio seppe rappresentare la cultura americana novecentesca con il suo realismo romantico. Duetta con Sean Ono Lennon in Tomorrow Never Came, una ballata evanescente per chi sogna di dileguarsi verso il tropico del Cancro anche se il domani non sembra arrivare. È capace di ricercati slanci poetici. Invita l’amato a «let your memory dance in the ballroom of my mind», e osserva: «there’s a new revolution, a loud evolution that I saw. Born of confusion and quiet collusion of which mostly I’ve known».  

Lana Del Rey: un evoluzione esistenziale in musica o cherofobia?

Lana Del Rey con i suoi refrain musicali attua un’operazione di trance, potenziata dalla malinconia per l’inafferrabile. Ipnotizza, consola e piace, soprattuto alla generazione un po’ sfortunata dei millennials (dopotutto, «the culture is lit, and if this is it‚ I had a ball. I guess that I’m burned out after all»). 

I suoi testi inabissano l’ascoltatore ma gli tendono una mano prima di affogare. Il motto pare essere: soffri e resisti. Realtà, scoramento ed evasione. Senza rinunciare al glamour di una Hollywood che non c’è più e lei riesuma. Sente, riflette, scrive e canta. A cavallo tra l’imbronciato, il lascivo e il mefistofelico. Musa di Alessandro Michele. Non dimena il culo nei video. 

Energia sotterranea e al contempo trascendentale, la musica di Lana Del Rey trasporta in un’overdose uditiva a lento rilascio. Sempre più lontana dai media, sembra annoiarsi di meno e gioire di più. Ha recentemente dichiarato dice di essere felice, ma come lei stessa confessa cantando: «happiness is a butterfly»

Lana Del Rey, icona intergenerazionale 

Gira in rete un filmato in cui si registrano le reazioni ottenute da uno studio di sociologia culturale sul campo: Video Games di Lana Del Rey viene fatto ascoltare a un gruppo di anziani. Una melodia con un vero testo, è old school, una dolce ballata, ma davvero i giovani ascoltano questo?, sono alcuni dei commenti degli ultrasessantenni intervistati. La canzone che anticipò nel 2011 l’album Born To Die, il cui video fu girato dalla stessa Del Rey con la webcam, sembra mettere d’accordo quasi tutti: Elizabeth Woolridge Grant è ormai un’icona intergenerazionale. La cantautrice dall’estetica retrò mista a un’immaginario decadente più che nata per morire – «I wish I was dead already», confessò a The Guardian – pare nata per vivere un successo lontano dai volgari cacofonici beat del momento. 

Lana Del Rey 

Elizabeth Woolridge Grant (New York, 1985), in arte Lana Del Rey, è una cantautrice statunitense. Il suo prossimo concerto in Italia è domenica 2 luglio al Festival La Prima Estate – Parco Bussoladomani di Lido di Camaiore.

Federico Jonathan Cusin

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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