Asessualità
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Asessualità – se togliessimo il sesso dal centro delle nostre relazioni?

La comunità asessuale rivendica spazi e diritti. Intervista a Francesca Anelli, autrice de Lo spettro dell’asessualità, un pamphlet divulgativo e politico che legittima l’asessualità e nomina un diverso sentire

Francesca Anelli, intervista all’autrice del saggio Lo spettro dell’asessualità. Corpi percorsi e rivendicazioni della comunità asessuale, pubbblicato da Eris Edizioni

Francesca Anelli mi risponde dalla sua casa di Messina. Lo sfondo che ha scelto, il vestito che indossa, la pelle chiara e i capelli ondulati me la fanno apparire un quadro preraffaellita. Ha pubblicato per Eris Edizioni un breve saggio nella collana BookBlock dal titolo Lo spettro dell’asessualità. Corpi percorsi e rivendicazioni della comunità asessuale. Un tema che ha da subito attirato la mia attenzione perché, sentivo, stava dando un nome a qualcosa di diffuso ma taciuto, nascosto e dai contorni ancora poco definiti. Francesca Anelli aiuta a comprendere di cosa si sta parlando sin da subito, riportando nel testo la definizione più comune di asessualità: «orientamento di chi non prova attrazione sessuale per alcun genere o che può provarla raramente in determinate circostanze».

Francesca Anelli: Lo spettro della asessualità troppo presto per un pamphlet esclusivamente politico

«L’idea era scrivere qualcosa di breve, in stile pamphlet – mi spiega per cominciare Francesca Anelli – Il mio saggio voleva essere un testo politico, ma mi sono resa conto che questo non era possibile senza prima fornire una serie di spiegazioni e definizioni. Di asessualità si sa ancora troppo poco. Un saggio politico sarebbe stato rischioso a livello di prodotto editoriale per l’assenza di un pubblico informato e anche poco chiaro per chi approccia l’argomento. La collana BookBlock propone testi semplici che ti possono fornire gli strumenti per poi approfondire».

Nonostante l’aspetto divulgativo, Francesca Anelli non rinuncia alla cornice politica che il tema ha, e che «chiede autodeterminazione per le persone asessuali». Il concetto di autodeterminazione è alla base di questo discorso e sta a significare che solo le persone che si sentono in un certo modo sono autorizzate a definirsi tali. 

«Quando a farlo sono terapeuti o sessuologi – spiega Anelli – ecco che abbiamo un elenco di definizioni tipo diagnosi e più che un orientamento, si rischia di pensare che sia qualcosa di tecnico e patologico. Il messaggio è: l’asessualità è una comunità determinata con richieste politiche speciali e da qui dobbiamo partire per rispettarle.»

Asessuali, nell’atto di dare una definizione c’è anche quello di rivendicarsi 

Ma quali sono queste richieste?«Innanzitutto c’è l’esigenza di essere riconosciutǝ come comunità autodeterminata che ha negoziato le etichette che la definiscono, al di là del complesso psichiatrico e medico» chiarisce Anelli che puntualizza: «Per negoziato non intendiamo delle persone sedute a un tavolo con diversi gradi di potere ma un confronto tra pari, nel quale io racconto la mia esperienza, tu la tua, e comprendiamo che, seppur diverse, hanno dei punti di contatto che ci portano a definire una categoria che ha bisogno di un nome e di un’etichetta finale. Mi piace parlare di negoziazione perché non indica qualcosa di calato dall’alto».

Intorno alle etichette si dibatte molto. Sono necessarie? Chi è autorizzato a metterle? Sono qualcosa di subito o di richiesto dalle stesse comunità? Francesca Anelli nel suo saggio chiarisce: «Banalmente, ciò che non ha un nome non esiste, e dunque viene riassorbito dalla norma, cancellato. Come fai a trovare la tua gente se non sapete come chiamarvi? Non dimentichiamolo, nell’atto di definirsi c’è anche quello di rivendicarsi.» Il mio modo di vedere le etichette come forma di ghettizzazione di chi non rientra nella “normalità” e nel suo uso una sorta di accusa, parte dunque da un presupposto sbagliato, mi fa notare Anelli. «La definizione la dà da chi fa parte della comunità, non chi è fuori. Chi non sente il bisogno delle etichette è perché crede di far parte della normalità, ma anche queste persone ne hanno addosso diverse. Solo che non si sentono una categoria, si sentono la norma e non si rendono conto che la società ha delle aspettative verso chiunque. Anche se sei bianco, cis, etero nessuno dovrebbe categorizzarti perché magari tu non ti ci senti comunque riflesso. Alla fine, l’idea dell’autodeterminazione e dell’etichetta intesa così va a beneficio di tutti.»

L’etichetta mi dà libertà

Francesca Anelli ha 34 anni e ha consapevolezza di sé relativamente da poco tempo.  «Io sono venuta a conoscenza dell’asessualità – ricorda – grazie anche alla serie BoJack Horseman nella quale uno dei protagonisti per definirsi a chi gli chiedeva conto del suo orientamento rispondeva: “io non sono niente”. Era qualcosa di familiare, ma non mi risuonava del tutto perché io sentivo di provare attrazione, solo non sessuale. Prima le amiche dicevano che era selettiva e in effetti ho avuto poche esperienze sessuali rispetto alla norma. Pensavo fosse dato dal fatto di non essere abbastanza bella, o sfortunata, fino a che mi sono resa conto che non le ho cercate, se avessi avuto questa spinta l’avrei soddisfatta come facevano le mie amiche che ci provavano. Poi è arrivata la mia prima storia lunga che ho vissuto con grande curiosità per l’aspetto sessuale ma non con una spinta verso l’altra persona. Io mi definisco un’asessuale sex positive. L’etichetta mi dà libertà, prima mi vergognavo di com’ero e pensavo “sono sbagliata”. Quello era molto più ghettizzante, il non sapere di chi sei ti ghettizza di più.»

Anelli riconosce ai social, con tutti i loro limiti, il grande pregio di dare visibilità a chi nel mainstream non ce l’ha: «Magari un giorno trovi un post e ti si accende una lampadina, non ti stai ghettizzando ma ritrovando.» Il profilo Instagram di Francesca è seguito da oltre seimila e ottocento persone, all’inizio era una sorta di diario personale ma poi mano a mano le riflessioni femministe hanno preso spazio.

1972: il primo manifesto politico asessuale

Se per molti l’asessualità risulta una scoperta recente, in realtà nel saggio di Anelli si scopre che già negli anni settanta del secolo scorso se ne parlava: «Il primo manifesto politico asessuale – scrive l’autrice – risale al 1972 ed è scritto da Lisa Orlando al termine del relativo tavolo di lavoro nell’assemblea delle femministe radicali newyorkesi. Orlando crea questo spazio di confronto per tutte quelle donne che non si sentono rappresentate dagli altri tavoli proposti, ovvero ete rosessuale, lesbico e bisessuale, e allo scopo di guardare al sesso da un punto di vista critico per metterne in luce eventuali aspetti disumanizzanti. Il testo, pur con le sue problematicità – osserva Anelli – è molto interessante ancora oggi perché mette in relazione patriarcato e sessualità obbligatoria, non soltanto in un contesto puramente etero ma anche in quanto forma di oggettificazione e sfruttamento dell’individuo».

patriarcato – l’asessualità è forse la massima forma di liberazione femminsita?

«Non sono d’accordo – mi risponde onestamente – perché tu ti liberi dal giogo del patriarcato quando vivi la tua sessualità con autodeterminazione, di qualunque tipo essa sia». Una posizione, quella di Anelli, che non ha riscontro in una parte della comunità queer. «Molte persone non ci vedono parte della comunità queer perché vi è una sovrapposizione della lotta per la liberazione sessuale e la sessualità libera». Ma, come lei stessa scrive nel saggio:  «Non esiste un solo e unico modo di essere out, un solo e unico modo di subire discriminazione, un solo e unico modo di fare esperienza della propria queerness. Chi decide quali vanno bene? Chi decide cosa può far parte dell’archivio? In una comunità che si pone come ribelle nei confronti dell’ordine costituito la risposta non può che essere: nessunǝ, perché nessunǝ dovrebbe avere il potere di arrogarsi tale diritto».

Liberare il concetto di sessualità e al contempo le relazioni

Nello slegare la sessualità dall’attrazione e nel considerare come valido il modello dell’attrazione suddivisa, ovvero l’idea che esistano vari tipi di attrazione (sessuale, romantica…) e che questi possano presentarsi separatamente, Anelli immagina nuovi tipi di relazione tra le persone. «E di conseguenza – scrive – è anche più facile immaginare e accettare che alcune persone abbiano rapporti sessuali consenzienti anche senza provare proprio “quel tipo lì” di attrazione e altre che non ne vogliano avere per niente, che esistano persone per le quali, in generale, la sfera della sessualità è poco importante e che tutto questo, soprattutto, sia assolutamente normale in quanto espressione dell’enorme varietà di esperienze umane».

Il desiderio sessuale può essere reattivo – Ace: What Asexuality Reveals About Desire, Society, and the Meaning of Sex di Angela Chen

Questa revisione e apertura riguarda ogni tipo di coppia, anche quella eterossesuale classica. Comprendere alcuni aspetti dell’altro ci porta a riconsiderare dinamiche che, se non si verificano, possono portare alla frustrazione e a volte anche alla fine di una relazione.  «Va compreso – mi porta come esempio Anelli – che il desiderio sessuale non è sempre attivo, a volte è reattivo», ovvero risponde a uno stimolo ma non per questo è meno vero. Anelli, nel suo saggio cita più volte un libro fondamentale nel dibattito sull’asessualità scritto dalla giornalista americana Angela Chen nel 2020 dal titolo Ace: What Asexuality Reveals About Desire, Society, and the Meaning of Sex.  «Angela Chen propone – scrive Anelli – di distinguere tra consenso entusiastico e «willing», ovvero favorevole (traduzione mia), laddove il secondo si riferirebbe a tutti quei casi in cui, pur non provando attrazione, pensiamo che dire di sì a un rapporto avrà per noi un risultato positivo (non perché ho paura di cosa succederebbe se invece dicessi no, ma perché sono genuinamente convintǝ che sarà un’esperienza piacevole) o crediamo che il desiderio potrà manifestarsi una volta aver acconsentito all’attività (desiderio reattivo)».

Lo spettro della asessualità, una lettura necessaria nell’era di Only Fans

Il pamphlet di Francesca Anelli è lettura necessaria nell’epoca dell’ipersessualizzazione e di Only Fans perché dà sollievo. Leggendolo ci si potrebbe rendere conto che nonostante le tante battaglie, di fatto ci troviamo ingabbiati in un sistema che ha sempre e comunque il sesso al centro. L’assessualità mette invece in crisi la sovrapposizione tra i ruoli di genere e quelli di tipo sessuale e ci consente non solo di provare qualunque cosa verso chiunque, ma anche di non provarlo.

«Decentrando l’attrazione sessuale nella propria vita – rifeltte Anelli – si può scoprire di non avere poi così tanto bisogno né desiderio di rapporti sessuali, specie quelli occasionali, gli stessi da cui spesso nascono frequentazioni e relazioni. O, magari, essendo attrazione sessuale e romantica tecnicamente separate, si può iniziare a riconfigurare in maniera completamente diversa i rapporti con le persone con cui facciamo sesso (che potrebbero anche essere percepite come nostrǝ amicǝ) e quelle con cui non lo facciamo (che potrebbero essere percepite come partner romanticǝ), creando nuove combinazioni relazionali, soluzioni abitative, possibilità di vita.» 

Francesca Anelli

Francesca Anelli vive a Messina ma in procinto di trasferirsi nuovamente a Milano. Ha studiato lingue e giornalismo. Ha collaborato con L’Indiscreto, The Vision e Bossy. Lo spettro dell’asessualità. Corpi percorsi e rivendicazioni della comunità asessuale pubblicato da Eris Edizioni a giugno 2023 è il suo primo libro. Il suo profilo Instagram è @itsmefranzecta

Claudia Bellante

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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