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Parco Agricolo Sud: più produzione bio, meno consumo di suolo

I produttori bio e i sindaci chiedono più coordinamento e una politica ambientalista, mentre ai piani alti si accentua la competizione per la gestione del parco

Il Consiglio regionale della Lombardia discuterà il prossimo 15 novembre il progetto di legge (pdl) sulla nuova gestione del Parco Agricolo Sud di Milano. La gestione dei quarantasette mila ettari del parco, potrebbe cambiare e passare dalla Città Metropolitana alla Regione. Il futuro del più grande parco a vocazione agricola d’Europa non si esaurisce con le questioni legate alla sua gestione. Parlano Vincenzo Vasciaveo, membro dell’associazione Distretto di Economia Solidale e Rurale, e Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano.

La vicenda politica sul Parco agricolo

A maggio, in risposta alla presentazione del progetto di legge, un gruppo di quaranta sindaci del Parco Agricolo Sud aveva chiesto il ritiro del progetto di legge e l’apertura di un tavolo di confronto con la Regione. Tra questi c’è Domenico Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano: «Passare alla gestione diretta della Regione, con la nomina del presidente del Parco Agricolo Sud, significherebbe allontanare il Parco dalle istanze locali, interrompendo la gestione del territorio che dura da anni. C’è un atteggiamento che vorrebbe mettere queste aree a disposizione di interventi per rilanciare l’economia senza vincoli». Finiguerra fa riferimento alle dichiarazioni del consigliere di Forza Italia, Gianluca Comazzi, che aveva sottolineato la necessità di un cambio di passo nella gestione del PAS: «Da troppi anni quello che dovrebbe essere il ‘polmone verde’ del nostro territorio e un motore dell’economia agricola è pressoché abbandonato a se stesso. Basti pensare che Città Metropolitana vorrebbe trasformare 9mila ettari di terreno in ‘aree naturali’, producendo danni economici incalcolabili per le 1000 aziende agricole ubicate all’interno del Parco».

Sotto attacco sarebbe, dunque, anche la possibilità di costituire parchi naturali, progetto attualmente bloccato dalla Regione. Nel 2019 il Consiglio comunale di Milano aveva proposto di estendere il Parco Agricolo Sud di 1.5 milioni di metri quadri su aree precedentemente edificabili al confine col parco. L’obiettivo era creare un grande Parco Metropolitano che ‘abbracciasse’ la città unendo il Parco Nord e Sud, un punto presente nel programma elettorale del sindaco Sala prima delle elezioni del 2021. «Il Comune di Milano e la Città Metropolitana sono pienamente d’accordo nel farlo, manca la Regione Lombardia», scriveva l’allora assessore all’urbanistica Pierfrancesco Maran. Anche questo progetto fatica a decollare. Disaccordi e dissapori tra Comune di Milano e Regione hanno bloccato anche questo progetto.

Bio e diverso: un nuovo modo di produzione

«Il Parco agricolo sud dovrebbe recuperare il suo ruolo autonomo di tutela del territorio», continua Finiguerra, esponendo la sensibilità ambientalista. «Occorre anche un cambio di paradigma nel modo di produzione, nell’intensità con cui si sfrutta il territorio nel settore agricolo e ritornare alle buone pratiche, oggi marginali». Allevamenti e coltivazioni intensive, la filiera della monocultura e della grande distribuzione sono prevalenti, anche nel Parco agricolo milanese. «Considerato il momento storico in cui si fa un gran parlare di cambio di modello e conversione ecologica, dovremmo avviare un dibattito sulle modalità di sfruttamento agricolo del territorio».  

Più attenzione e incentivi alla filiera corta, ai prodotti tipici, un cambio di prospettiva che sembra ancora tutto da vedere. Secondo Finiguerra le piccole realtà agricole non riescono a interfacciarsi con la città, con la filiera della ristorazione, perché manca un anello di congiunzione. Non è l’unica voce che lamenta mancanza di coordinamento: «Milano ristorazione distribuisce al giorno circa 80 mila pasti, un’entità notevole su cui si dovrebbe lavorare. Il Comune di Milano non è ancora sensibile, con la sua food policy, a creare un anello di congiunzione con i piccoli produttori locali», spiega Vincenzo Vasciaveo, membro del Distretto economia solidale del Parco sud (DESR), un gruppo di agricoltori che sostiene la conversione biologica del Parco. «Quando siamo nati nel 2009, abbiamo iniziato a lavorare perché i gruppi di acquisto solidale, che fanno capo ai Comuni del parco, orientassero la domanda di biologico e produzione agricola sostenibile sui produttori del parco per facilitarne la conversione al biologico. Quando siamo partiti eravamo solo in tre, ora siamo venticinque. La composizione del parco agricolo resta caratterizzata da monoculture, allevamenti intensivi e grandi culture di mais, in rotta di collisione con la necessità di agro-bio diversità e con la funzione della campagna che dovrebbe nutrire la città». I gruppi di acquisto solidali si rivolgevano infatti fuori dal territorio milanese, perché non potevano essere garantite pratiche bio all’interno del parco agricolo. Il DESR ha reintrodotto la coltivazione degli alberi da frutta, con il progetto “Frutta in campo”, creando anche offerta anche per il latte biologico, ad Albairate.

Un’altra attività di DESR è la produzione e il recupero di grani antichi, a più bassa presenza di glutine, che ha sviluppato insieme all’Università di Bologna dei miscugli di grani – di diversa qualità e altezza, che consenta un radicamento più profondo e sostenere anche le altre piante limitando l’infestazione delle erbe. «Abbiamo costruito una filiera vera e propria: si sono messi assieme produttori, tecnici agronomici e consumatori. Si è creata una comunità per discutere assieme della qualità e del prezzo del grano», spiega Vasciaveo, «ora abbiamo trovato quattro panificatori disposti a lavorare con le nostre farine».

Consumo di suolo e paesaggio

La Regione Lombardia è una delle regioni che consuma più suolo in Italia Secondo l’EcoAtlante dell’Istituto superiore per la tutela ambientale (Ispra) il 2022 ha confermato il trend negativo della Regione e di Milano, consolidato già negli anni precedenti: 883 ettari persi a favore della cementificazione nel 2021 rispetto all’anno precedente sul territorio regionale, 12 nella sola città di Milano. «Abbiamo proposto una legge regionale che fermasse il consumo di suolo, vincolando almeno le aree naturali. Questo dovrebbe prevedere un investimento potente nel territorio, dai capannoni dismessi alle case vuote, che escono dalla bolla immobiliare. Non ha più senso immaginare un futuro con questo modello di sviluppo», sostiene il sindaco di Cassinetta.

Le posizioni politiche hanno visto una polarizzazione contro il pdl da parte dell’opposizione di centro sinistra, che vorrebbe mantenere la gestione in seno all’organo amministrativo che rappresenta i sessanta comuni dell’area metropolitana. «Nonostante le nostre richieste il testo del progetto di legge non è stato cambiato. Dal nostro punto di vista il direttore deve essere nominato dal consiglio di amministrazione del parco», ha spiegato a Lampoon Matteo Piloni, consigliere regionale PD e membro della commissione Agricoltura, montagna, foreste e parchi. Accanto a questo c’è un problema di finanziamenti: «Città metropolitana non ha soldi né ai Comuni è possibile chiederne di più. Mi auguro che per lo sviluppo del parco ci possano essere spazi di modifica».

Più autonomia finanziaria: ma come?

Anche tra i sostenitori dell’autonomia del Parco Agricolo, si sente la necessità di un cambio di passo sui finanziamenti a supporto della struttura amministrativa del parco. «C’è un tema di carenza di personale. Regione Lombardia non ha investito nel potenziamento delle procedure e delle figure tecniche», afferma Piloni. Secondo Silvia Scurati, consigliere regionale della Lega, «il progetto di riforma non intende snaturare o scippare la gestione del Parco Agricolo Sud Milano, ma aggiungere nuove risorse a una governance ormai spenta da troppi anni di incapacità di Città Metropolitana nel gestire questa immensa risorsa, nonché il rapporto con gli agricoltori e i proprietari dei terreni».  Comazzi, consigliere di Forza Italia, parla dei finanziamenti in modo più esplicito: «il nostro progetto di legge porterà infatti Regione a stanziare quasi 700mila euro rispetto ai 350mila attuali, mentre il Comune di Milano arriverà a erogarne 210mila, contro i 35mila circa attuali». Non è ancora chiaro in che modo le entità locali potranno permettersi un aumento così sostanziale a favore del parco.

Emanuela Colaci

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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