Dior Fall 2023, Jardin Indien
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Il ricamo per l’emancipazione femminile: la sfilata di Dior a Mumbai

In India il ricamo è un’arte maschile: Maria Grazia Chiuri per DiorFall 2023 collabora con Karishma Swali, di Chanakya School of Craft, scuola di ricamo per l’emancipazione femminile

Dior Fall 2023 alla Porta dell’India 

Quattro torrette di cemento unite ad arco e completate da una struttura a traliccio circoscrivono il punto di ingresso all’India per via marittima. Sud di Mumbai. La Porta dell’india, inaugurata nel 1924 per onorare il dominio britannico nel paese, nel 1947 ha visto passare l’ultima nave britannica a conclusione del processo di decolonizzazione, di cui è oggi emblema. L’indipendenza dell’India è passata anche dalla pratica delle arti tessili, una tradizione secolare che negli anni Quaranta ha dato vita con Gandhi ad un movimento politico-sociale di nome Khadi. Il valore dell’artigianato indiano si traduce nella forma iconografica della ruota del telaio stampata sulla bandiera del paese.  

Dior a Mumbai e la collaborazione con l’Atelier Chanakya per l’emancipazione femminile

Alla valorizzazione dell’artigianato locale, si unisce, nella narrazione della Chiuri, anche un discorso di empowerment femminile. In India il ricamo è considerato un’arte maschile e il concetto di pari dignità dei sessi è ancora lontano dal discorso sociale. Permane una fissità dei ruoli sociali che colloca la donna a casa e concede all’uomo il diritto al lavoro. Volendo da una parte ricollocare l’India sulle mappe della moda e, dall’altra, sostenere l’emancipazione femminile tramite la collaborazione con Chanakya, storico atelier fondato nel 1984, e con la sua direttrice Karishma Swali, Maria Grazia Chiuri porta così sulle passerelle un duplice messaggio compendiato in una comunicazione via Instagram: 

«Ho voluto celebrare la conoscenza che l’India offre al mondo della moda nel campo del ricamo, la maestria degli artigiani che continuano a lavorare su questo mestiere e l’impegno dei fondatori di Chanakya nel preservare la storia e la cultura dell’India, rappresentata da ogni tecnica di ricamo. L’apertura della Chanakya School of Craft nel 2016 ha consolidato il nostro impegno reciproco per l’emancipazione femminile. Karishma ha creato un luogo dove le donne possono imparare a ricamare, un luogo di scambio, di studio e di emancipazione».

La collezione: Dior Fall 2023 a Mumbai, dal nero alle stampe bollywoodiane

Sullo sfondo della Porta dell’india, sotto ad un arco eretto per l’occasione e rivestito di emblemi e allegorie – dal pavone reale, uccello nazionale del paese, simbolo di sfarzo regalità, all’elefante con la proboscide alzata, simbolo di benvenuto e portafortuna – Maria Grazia Chiuri svela la nuova collezione. L’accompagnamento orchestrale scandisce con note e suoni della tradizione indiana il passaggio delle modelle, rese riconoscibili da un raccolto anni Venti, trucco nero sfumato e pesanti girocolli di perle. I ricami di cui abiti e giacche sono intessuti, una costante per la maggioranza dei pezzi della collezione, sono stati realizzati dall’Atelier Chanakya, di cui conservano e trasmettono il gusto artigianale. Le calzature, per lo più sandali bassi o infradito, costituiscono un altro elemento di continuità e caratterizzazione che attraversa l’intera collezione. 

Un jardin indien e i colori di Christian Dior a Mumbai

L’evoluzione della sfilata si sviluppa in un crescendo cromatico che dal nero approda alle stampe bollywoodiane multicolore. I primi look esibiscono una sobrietà in cui l’unico movimento è dato dall’uso del ricamo dorato. In un secondo momento, i lustrini entrano in scena, prima nelle sfumature del grigio, poi nelle tinte del rosa e del viola. Seguono azzurri, celesti, neri e fantasie floreali non dissimili dai tappeti di fiori che corrono lungo la passerella e simulano un jardin indien. Il colorismo di Christian Dior che, per chiare ragioni anagrafiche, non poteva conoscere il giallo e il fucsia degli evidenziatori, si integra con tinte a contrasto. Alla parabola cromatica non corrisponde, tuttavia, un eguale varietà dei modelli. Abiti ispirati ai modelli del sari e del peplo tradizionale si alternano a mini abiti glitterati, completi composti da pantaloni o gonne morbide e smanicati strutturati, con qualche inclusione funzionale tra cui le giacche trapuntate con cintura in vita. Infine, nella predilezione per forme morbide e fibre delicate, si legge un discorso di messa in discussione del rigido schematismo dei modelli di Maison Dior, già intrapreso con la precedente collezione Autunno Inverno 2023 2024 e, ancora, non portato a pieno compimento.

Dall’Archivio di Dior: Marc Bohan, 1962

March Bohan, Direttore Creativo della Maison succeduto nel 1960 al Piccolo principe Yves Saint Laurent, già nel 1962 aveva percorso la via dell’India sfilando a Delhi e Mumbai nell’Aprile del 1962. Un antecedente storico che colloca la sfilata Fall 2023 lungo una linea di discendenza che mira a rieditare i codici del passato. Così come la Chiuri oggi, anche la bussola di Bohan era orientata alla semplificazione: «Respingo l’idea di una progettualità troppo ricercata, di tessuti troppo chiassosi, di cappelli impossibili da indossare, capigliature troppo sofisticate»

Dior e la semplificazione di Bohan rimane priva di ogni scatto performativo

Una femminilità scultorea, sobriamente decorata e quasi censurata. Al contempo, durante la sua carriera trentennale alla guida di Dior, anche Bohan non manca di guardarsi intorno, traendo spunti e suggestioni, sempre e immancabilmente misurate, dal mondo arabo, dall’Africa e, naturalmente, dall’India. Tali influenze si traducono nell’impiego di motivi orientaleggianti, pizzi e strass puramente decorativi e non ideologicamente connotati.  

Dior, Chanel, Gucci – ampliare il racconto: la moda fuori dalle capitali 

Per tradizione, la moda è divisa in capitali d’elezione: Milano, capitale economica dell’Italia e del Made in Italy; Parigi, regno dell’haute couture dove la moda ha pari dignità dell’arte pittorica; Londra, deputata alle spinte più sovversive e avanguardiste rappresentate, tra gli altri, da Alexander McQueen e Vivienne Westwood; infine New York, recente acquisizione di rilievo per l’ampiezza del mercato. Negli ultimi anni il fenomeno della moda itinerante – sfilate presentate al di fuori delle capitali tradizionalmente deputate – ha preso piede. Da Gucci nella necropoli romana di Arles, a Miu Miu sulle Dolomiti, da Céline e Versace a Los Angeles ai più recenti annunci di Bottega Veneta a Pechino e Dolce & Gabbana in Puglia. 

Riavvolgendo il nastro emerge che il fenomeno vi era già nel Novecento, prima della spartizione del mercato della moda tra le quattro capitali. Ancor prima del già citato Bohan e non più tardi del 1919 Coco Chanel aveva presentato la prima sfilata Cruise della storia a Deauville. Il fenomeno è limitato alle collezioni Cruise e Resort, pensate per i clienti più abbienti abituati a viaggiare durante l’anno in località esotiche o intraprendendo lunghe crociere – quest’ultimo caso era particolarmente diffuso nel secolo scorso. 

Oggi l’uso si è esteso anche alle altre collezioni e le motivazioni sono diverse. Nel caso della Chiuri il sottotesto è quello di un tentativo di democratizzare la moda portandola anche in luoghi dove difficilmente arriva nonostante la radicata tradizione sartoriale. In altri casi, troviamo la volontà di avvicinarsi a nuovi mercati, incrementando la percezione del marchio in loco, o stimolando l’effetto sorpresa di compratori e addetti ai lavori. Un fenomeno che, si potrebbe concludere, rientra nell’ attitudine della moda a farsi performance e, dunque, a necessitare di nuovi palchi su cui esibirsi per rinnovare e ampliare il suo racconto.  

Stella Manferdini

Dior Fall 2023, Porta dell’India
Dior Fall 2023, Porta dell’India, Mumbai
Dior Fall 2023 Mumbai
Dior Fall 2023 Mumbai
Sari, Dior Fall 2023 Mumbai
Sari, Dior Fall 2023 Mumbai

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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