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Coreografie per La Nave di Hermès ai Bagni Misteriosi, a Milano - sul fondo i disegni di Gian Paolo Pagni
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La Nave di Hermès: i Bagni Misteriosi e quel gioco che si chiama stupore

Settimana scorsa, una scenografia teatrale riproduceva il ponte e la prua, la cabina di comando, la sala macchina: una Nave disegnata da Hermès era un gioco di stupore per Milano

Ai Bagni Misteriosi di Andrée Ruth Shammah, è andata in scena una festa di Hermès: la stilizzazione della prua di una nave da crociera

Entrando da via Carlo Botta, c’era la pendenza di una passerella che dal molo accompagna al primo ponte di imbarco. Macchinisti, marinai – la voce del comandante annunciava la messa in moto dei motori, pronti per salpare. La sala macchina si accendeva di luce rossa, la cambusa era già a pieno regime. Un’impalcatura attraversava le piscine dei Bagni Misteriosi – da lì, una quinta è scesa a toccare l’acqua – come il cielo che, su questo pianeta, sappiamo si scontra sul mare. L’orizzonte era una proiezione di luce sui disegni da Gian Paolo Pagni, l’illustratore che firma i motivi dei foulard di Hermès: nuvole caricate a quella maniera che abbiamo negli occhi, quei tratti che potremmo trovare tra le pagine di un libro di infanzia, tra le vicende di un elefante che si chiama Babar, tra la le biglie di un flipper immaginato da Cezanne, tra le punte di un Backgammon in un antiquario di Marrakech. La Nave esce dal porto. Navigando, il cielo diventa giallo a mezzogiorno, blu e nero per una tempesta, arancione, rosso tra i lembi verdi verso la sera. Di notte, le stelle bevono champagne in coppe anni Venti, non flûte tecnici.

Lo stupore – astonishment – è il tema di un racconto che Hermès segue questo anno, il 2023

Su questo titolo – Stupore – Hermès articola la sua narrativa. Forse è proprio questa la parola corretta, narrativa, per Hermès, piuttosto che un insieme di comunicazione, pubblicità, marketing e altri vocaboli con cui le aziende supportano le vendite. Anche se a tutti gli effetti si tratta di una multinazionale che ha fatturato nel 2022 oltre undici miliardi di euro, Hermès rifugge standard e logiche applicate. In Italia, a Milano ancora di più: una città questa nostra, la cui buona società – perché sì, ancora esiste, al netto di gente che si autocompiace usando un telefonino – trova riscontro nel tono di Hermès, nel passa parola tra amici. Siano snob o intellettuali, semplici, sinceri o interessati, poco importa – Hermès è un gioco che tra amici continua a evolversi. Che cosa poi sia una buona società oggi, la domanda resta aperta. Sussiste, e non è definita da un ceto sociale, né da un parametro economico – ma da un dettaglio più immediato: la buona società è quella che sa ancora stupirsi accettandosi davanti allo specchio.

Lo stupore di Hermès, una storia e un tema per una nave che salpa da Milano, nell’immaginazione collettiva

Lo stupore di Hermès è quieto, calmo – vive nei suoi anni, nell’uso e nella cura. Lineare e sapiente, pacato – che oggi significa poetico. Hermès è stupirsi nel corso di una novella, quando i colori sono una tavola coerente. Lo stupore è anche accorgersi e accettare che non è sempre tutto stupendo. Lo stupore vive in questa lieve taglio che divide: cosa possa essere lo stupore, cosa possa essere stupendo. Non esiste più l’età, noi tutti inventeremo un mondo fantastico.

Arancione e grigio, mattone e bordeaux. Il verde bosco diventa muschio di quercia. Il lilla sul caramello. Il bianco scivola nella crema, le perle sono sfere di acciaio. Con il cannocchiale da una Nave, si vedono le lucciole di Milano, a maggio: le lucciole appaiono quando l’aria è pulita, dopo un temporale, al crepuscolo. I colori tenui ma intensi, i quadri piccoli, la fosforescenza degli azzurri. La parola stupore fa rima con pudore – e non è solo una questione di assonanza. Per ritrovare il nostro stupore abbiamo bisogno del nostro pudore – sì, il pudore, quello sconosciuto dei nostri giorni. 
Trucchi di prestigio, scherzi da cartomante, sedute spiritiche come negli anni Venti, un romanzo di Agatha Christie – quanti di questi dialoghi su tanti giochi, li possiamo immaginare nei saloni di un panfilo, al vento sul ponte più alto di questa nave che attraversa il Mediterraneo puntando su Palermo. Si può dire Hermès sia l’unica casa di moda a spingersi in una dimensione complicata, per un’epoca dove le direzioni di marketing – marketing, ancora, parola liquidabile – cercano la semplificazione che suppongono abile al digitale. Complicato. Hermès è complicato come il meccanismo di un orologio che non si arrende all’illusione di scandire il tempo.

Milano, Città d’Acqua – ma senza fiumi e senza mare: il sogno della Nave di Hermès

Milano è forse l’unica tra le grandi città europee a non avere un fiume che la attraversa, oltre a essere distante dal mare. Nonostante questo, Milano nella sua storia ha fondato la sua ricchezza economica sui corsi d’acqua e sul sistema idrico che dai laghi prealpini alimentano la rete di canali – naturali e artificiali – che hanno fornito energia e mezzi di trasporto per secoli, facendo di Milano una delle città più produttive del continente, per la quale eserciti si sono scontrati cercandone il dominio. Milano, città d’acqua – è un titolo che ricorre, nelle cronache come nelle biblioteche – eppure, quando si ricrea un mondo affacciato sull’acqua, a Milano si produce stupore.

Le storie di Hermès: aneddoti, racconti e complicazioni

Hermès sa giocare in un mondo complicato, ritrovando la leggerezza di un aneddoto che sembra un pettegolezzo invece è più profondo di una poesia; di una domanda che non ha bisogno di risposta; indovinelli intellettuali che io personalmente credo valgano più di un post su Instagram di una ragazza vanitosa – anche se so che tanti non sono d’accordo con me.

L’unica volta che sono entrato dentro Palazzo Farnese a Roma fu quando Catherine Colonna, ambasciatrice di Francia, apriva le porte in onore di Pierre Alexis Dumas, direttore creativo di Hermès: al posto della tovaglia sul tavolo, un manto di erba verde e vera, con il profumo di prato come si trattasse di un picnic di Monet. Mi ricordo si parlava di come l’ultima dei Farnese, Elisabetta, portò in dote a casa Borbone il palazzo elevandolo a dimora reale. La facciata posteriore rivolta al Tevere considerava il progetto di un ponte che non sarebbe mai stato realizzato, nella congiunzione con Villa Chigi, o anche Farnesina, sull’altra riva.

Hermès rimane dalla parte del cavallo: una conversazione tra Pierre Alexis Dumas e Stefano Boeri per Lampoon 2020

È uno dei concetti più belli che ho imparato nel mio mestiere di giornalista – che sia cultura, moda, costume, non importa, il giornalista scrive quello che osserva. In una conversazione con Stefano Boeri, Pierre Alexis Dumas raccontava di una sella equestre, realizzata da Hermès. Se la manifattura della sella non è fatta bene – Dumas spiegava – se un chiodo dal cuoio esce graffiando il cavaliere, il cavaliere si lamenterà e farà aggiustare o rifare la sella. Diversamente, se il chiodo rompe il cuoio ed entra nella pelle sul dorso del cavallo, il cavallo non dirà nulla, se non forse darci una lacrima che non vedremo. «Hermès deve pensare al cavallo» – ripeteva Dumas.

Esistiamo ancora anche noi: quelli a cui non piacciono gli autoscatti e i post per raccontarti quanto siamo belli o fortunati; quelli che salpano su una Nave da una piscina di Milano per una crociera sui navigli arrivando al Ticino; quelli a cui piacciono gli indovinelli a cui non sappiamo rispondere; quelli che si accorgono di come ancora il nostro pudore sia la prima fonte di ogni nostro stupore.

Carlo Mazzoni

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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