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Naska al Mi Ami 2023, foto Kimberley Ross
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Naska: Voglio solo parlare di quanto sia bello fare schifo

Dopo il concerto al Mi Ami Festival per l’apertura del tour, Naska presenta il nuovo disco La mia stanza e si racconta: le dirette su Twitch, la sfida tra trap e punk, il fare schifo e l’onestà nel dirlo, l’apertura dei Sum-41

Dietro le quinte del Mi Ami Festival con Naska

In quelle quattro mura che racchiudono una stanza, che sia di un bambino, di un teenager o di un anziano, i piccoli elementi alle pareti o sulle mensole della libreria raccontano una storia, quella del loro proprietario. Tra una pausa e l’altra delle prove per il suo concerto sul palco del Mi Ami Festival, a voler condividere la propria è Naska, all’anagrafe Diego Caterbetti, che il 5 maggio ha pubblicato il suo secondo album in studio La mia stanza.

Naska, la mia stanza: quelle degli altri non mi interessavano, tanto non ci andavo

Che aspetto ha la tua stanza? «Sembra la camera di un teenager americano. Ci sono poster ovunque, dischi appesi alle pareti, pupazzetti, action figure, pass di vecchi concerti, computer e stereo. I poster li disegnavo io perché in un piccolo paesino di ottocento abitanti era difficile trovarli. I vinili li rubavo a mio padre che alla mia età faceva il disc jockey. Se dovessi descrivere la mia camera ideale, sarebbe proprio come è la mia ora. Invidia e interesse per quelle degli altri? No, tanto non ci andavo. La mia zona era il piccolo mondo in cui vivevo e l’unico che conoscevo».

Un luogo intimo a cui solo tu avevi accesso? «No, i miei genitori erano ben accetti. Con loro ho sempre avuto un buon rapporto. Mio padre fa il parrucchiere, ma ha sempre lavorato con la musica: cantante, musicista, tutto. È soprattutto per lui che faccio musica e l’ho sempre ringraziato per avermi aiutato e ispirato fin dall’inizio. La vita di entrambi ha come filo conduttore la musica. Il suo salone da barbiere è un po’ come la mia telecamera di Twitch».

I social: il mio punk è fare il coglione su Twitch

La tua non è solo una stanza. Dal 2019 è anche il set delle tue dirette proprio su Twitch. «Sì, ha tutto avuto origine lì. I Sex Pistols sono diventati famosi perché Malcom McLaren – loro agente – li portava in televisione e loro facevano i coglioni. Da lì viene lo stereotipo del punk. Il mio stereotipo di pop-punk viene invece da me che faccio il coglione su Twitch e per me è la stessa cosa».

Naska, la sfida tra punk e trap: i trapper sono ribelli solo perché si drogano

La ribellione del punk ha da sempre rappresentato un punto sia della sua musica sia dei suoi personaggi. Ora però sembra essere in buona compagnia. Anche i rapper dicono di essere ribelli, di essere trap. Che differenza c’è tra l’essere trap e l’essere punk? «Il fatto che il punk cerca di non omologarsi, la trap invece è ciò che è funziona, è moda. Io facevo punk rock quando andava di moda la trap, ero ribelle perché facevo ciò che mi piaceva. I trapper invece sono ribelli solo perché si drogano».

Loro vogliono essere idoli e essere imitati. A te importa? «Se i miei fan vogliono imitarmi, allora sono contento che lo facciano con me. Almeno nei testi non parlo di spaccio, di rubare o di essere un bullo. Io mi diverto e basta. Parlo di come sia bello fare schifo il sabato sera per poi tornare a lavorare il resto della settimana. D’altronde non ti regala niente nessuno».

Naska, la paura di essere famosi: per me conta solo l’umiltà

Non ti spaventa la fama? «Affatto. Mi basta rimanere umile. Puoi essere la persona più celebre del mondo, ma se non sei umile, sei un coglione. Sono cose che ti insegnano da piccoli e se non le sai rischi solo di diventare uno sbruffone».

Nel ritornello di Mai come gli altri dici Non saremo mai come gli altri. Ormai nel 2023 l’essere diversi sembra un motto comune, che a volte però condivide poco o nulla con la realtà. Per te invece cosa significa? «Ho visto tante, troppe persone che pur di farcela, di avere la strada spianata, accettano compromessi che non condividono o che a loro non piacciono. Io non sono abituato così».

Naska: il mio stile di vita è la sincerità, se si fa schifo bisogna dirlo

Il tuo di motto invece sembra essere “Fare schifo” e infatti nel primo album hai intitolato proprio così una tua canzone. «Per me tutti fanno o hanno fatto schifo. I nostri genitori sono solo ipocriti quando mentono sul loro passato e dicono di essere stati degli angeli per educarci. Abbiamo bisogno di lasciarci andare ogni tanto. Se lavori sempre, dopo un po’ scoppi. Se invece lavori sei giorni e il settimo ti riposi e fai un po’ schifo sei di sicuro più felice. Basta essere sinceri».

Se questa fosse la tua giornata libera e dovessimo organizzare una serata secondo il tuo motto, che programma proporresti? «Di solito è il sabato e inizia verso le sette quando stacco il cellulare. Poi una cena leggera, che con l’alcol va d’accordo. Tappa Navigli dove c’è il mio bar marcio preferito. Tre, o quattro, gin tonic, qualche shot e poi serata al Rocket».

Naska: il mio fan è romantic but still punk

Con il tempo in giro per Milano e discoteche hai scoperto il tuo stereotipo di fan? «Di sicuro ha la maglietta dei Nirvana. In classe non è decisamente il più popolare, anzi, forse è proprio l’ultimo a essere scelto ogni volta. Poi direi soprattutto sensibile perché abbiamo un po’ questa vena, no? Come dico anche su Instagram, Romantic but still punk».

Naska e il futuro: Aprire il concerto dei Sum-41? Pensiamo già a San Siro

Ora ti stai per esibire al Mi Ami, il festival milanese che è diventato il luogo di ritrovo della musica indipendente italiana e, soprattutto, la rampa di lancio per molti cantanti. Tra qualche giorno, l’1 giugno, suonerai allo Slam Dunk in apertura dei Sum 41. Sembra il sogno di ogni ragazzino punk. «Infatti non ci credo finché non sarò lì. È il sogno del piccolo Diego che dice voglio fare musica e voglio vivere di questo. Ma se devo sognare in grande non mi fermo lì di sicuro. Per iniziare direi un bel concerto a San Siro, un tour mondiale e poi magari traduco pure le canzoni in inglese. Al resto ci devo ancora pensare».

Chi è Naska

Naska, nome d’arte di Diego Caterbetti, nasce a Loreto, un piccolo comune delle Marche in provincia di Ancona, nel 1997. Inizia la sua carriera da cantante nel 2014 pubblicando le prime canzoni su Youtube. Il suo primo singolo ufficiale, X Season, debutta nel 2017. Nel 2018 pubblica i singoli Dormi e Xanny con l’etichetta del rapper Jake La Furia. Amplia la sua carriera sui social aprendo un canale Twitch in cui trasmette in diretta dalla camera di casa sua. Le sue dirette raccolgono così tanti spettatori da renderlo uno degli streamer più seguiti della piattaforma. A influire sulla sua carriera social è soprattutto l’amicizia con Simone Panetti e Lussorio, con i quali si trasferisce a Milano nel 2020. Dopo varie collaborazioni nel 2022 pubblica il suo primo disco, Rebel, prodotto da Thamsanqa, una casa di produzione che ospita artisti come Panetti e Mike Lennon e creator digitali tra cui Luis Sal e Omyatol. Nei primi mesi del 2023 appare nei singoli Che benessere!? de Lo Stato Sociale e Porno dei Finley. Ad aprile la rivista di musica Rolling Stone lo inserisce negli artisti selezionati per Classe 2023, uno speciale del magazine sulle promesse della musica italiana. Il 5 maggio è il turno invece del secondo, e ultimo, album, La mia stanza.

Mi Ami Festival, il festival indie di Milano

Il Mi Ami Festival si svolge all’Idroscalo di Milano a partire dal 2005 su iniziativa di Rockit.it. La prima edizione ha avuto luogo all’interno del Paolo Pini, un ex ospedale psichiatrico milanese. Ogni anno nell’ultima settimana di maggio ospita solo artisti italiani della scena indipendente e quest’anno raggiunge la sua 17esima edizione. Dopo undici anni di assenza dal festival, tornano sul palco del Mi Ami, i Verdena. Tra gli ospiti di questa edizione Baustelle e Tommaso Paradiso, Coma Cose, Fulminacci, Dargen D’amico, Dente, L’Officina della Camomilla, BNKR44, Ginevra e Lovegang 126, riunita al completo per uno show inedito in occasione dell’uscita del loro posse album.

Lorenzo Sangermano

Naska al Mi Ami 2023, foto Kimberley Ross
Naska al Mi Ami 2023, foto Kimberley Ross

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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