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Text Barbara Rodeschini

Vale più di sedici miliardi di dollari. È il business della cosmetica in Corea del Sud nel 2018. Un dato enorme se si considera che, nonostante una superficie di poco superiore ai centomila chilometri quadrati con cinquantuno milioni di abitanti, il Paese è tra i primi dieci mercati al mondo per il consumo di prodotti di bellezza.

Un’attitudine alla cura dell’esteriorità che per alcuni versi tocca l’ossessione. Diciotto passaggi imprescindibili: sono quelli previsti dalla routine beauty quotidiana di una donna coreana, un tour de force che porta molte ragazze a svegliarsi fino a due ore prima del dovuto per essere in linea con le aspettative estetiche nazionali.  Il corpo deve misurare nove volte il viso. La pelle, meglio se d’alabastro. Gli occhi tondi, con la doppia palpebra all’occidentale.

In questo contesto la discriminazione si nasconde dietro file di prodotti skincare e cosmetici. Un territorio, apparentemente frivolo, che nasconde la difficoltà di essere donne in uno stato ancora fortemente patriarcale, con un enorme divario tra i sessi: la Corea del Sud si posiziona 115esimo nel The Gender Gap Index 2018 stilato dal World Economic Forum – l’italia è al settantesimo posto.  La metropolitana di Seoul è fisicamente invasa da pubblicità che propongono trattamenti chirurgici, con tanto di immagini del prima e del dopo.

Sotto una tale pressione, nasce ‘Escape the corset’, il movimento che ha l’obiettivo di liberare le donne sudcoreane dalla dittatura del make up. Si è mossa, per prima, la youtuber Lina Bae. Con oltre 150mila iscritti al suo canale, ha costruito il suo successo con tutorial beauty dettagliati, questo fino alla scorsa estate, quando ha trovato il coraggio per mostrarsi acqua e sapone:  «ho postato il video ‘I’m not Pretty’ perché volevo che più donne fossero libere dall’oppressione. Non c’è bisogno di cambiare se stessi secondo le aspettative altrui». Il risultato si misura nellle oltre sei milioni di visualizzazioni e nelle migliaia di connazionali che hanno iniziato a tagliarsi i capelli e a distruggere i propri cosmetici, con tanto di prove filmate.

Il movimento ha trovato una forte alleata nell’anchorwomanHyun-ju Yim, che ne ha sposato la causa e si è mostrata in video senza trucco e senza lenti a contatto. Per la prima volta nella storia della televisione sudcoreana una giornalista ha indossato gli occhiali.