Slider

Molto tempo fa, Erodoto si mise in testa di raccontare la storia delle guerre greco-persiane andando in giro a fare domande, come un investigatore. Nell’antica Grecia, gli attori lavoravano con le cronache che tutti conoscevano, circondati dai gradini di un teatro. Forse nacque così, il reportage: una ramificazione dell’arte della narrazione che si propone di cogliere la Storia con la S maiuscola. Il festival Visioni dal mondo/Immagini dalla realtà, a Milano dal 12 al 15 settembre in due luoghi, il Teatro Litta e il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, vuole porre il documentario quale strumento migliore per a speculazione sulla verità come storia – ancora alla ricerca di una consonante maiuscola. I registi in programma sono un incrocio fra detective e cantastorie. Il festival, giunto alla quinta edizione, mette al proprio centro la parola storytelling e si propone di presentare il cinema della realtà – quasi un ossimoro si direbbe, e invece un’arte rappresentativa del nuovo mondo. I temi sono il giornalismo investigativo, le fake news, i modelli alternativi, le ribellioni non violente, le storie di speranza, il contrasto globale/locale. 

Il regista Hans Pool nel documentario Bellingcat racconta la storia di un collettivo di cinque persone apparentemente comuni che, dal divano di casa loro, utilizzando risorse open source, riescono, dal 2014 a oggi, a trasformare le regole del giornalismo investigativo (un po’ come successe col Washington Post ai tempi dello scandalo Watergate), scoprendo l’identità dei due agenti russi accusati di avere avvelenato Sergei Skripal. La sfida (registica) consiste nel dover raccontare una vicenda che si svolge principalmente dentro le case dei cinque protagonisti e sullo schermo di un computer. «Un giorno lessi un articolo su un giornale olandese in cui si parlava dell’abbattimento del volo MH17», mi racconta Hans Pool. «Era intervistato un membro olandese di Bellingcat, un comune cittadino che aveva scoperto la posizione di lancio del missile BUK in Ucraina. Da casa sua e solo con l’utilizzo di internet e di dati open source era stato in grado di fornire prove che a mio parere erano plausibili e convincenti. L’ho contattato e mi ha a sua volta messo in contatto con Eliot Higgins». La difficoltà per Hans Pool è stata come raccontare la storia di Bellingcat attraverso delle immagini. «Sono partito dall’idea in sé», racconta. «Cinque cittadini come te e me, che risolvono crimini e che vedono coinvolte delle superpotenze. Persone comuni davanti alla Storia, come nel film di David Lynch Velluto blu, un innocente che trova un orecchio nell’erba in un campo. Non appena ho ottenuto i finanziamenti e ho incontrato i ragazzi di persona, ho capito che avevo un problema. Sono uomini che passano giorni e notti dietro ai computer. Tutto accade nel mondo virtuale. Non c’è molta azione. Decisi che avrei dovuto filmare il più possibile nel presente, seguendo i diversi membri durante le indagini, i viaggi e gli interventi pubblici, e nel modo in cui comunicano costantemente fra loro attraverso Slack, un software che utilizzano per mandarsi messaggi istantanei e per sbrogliare crimini. Il pubblico è invitato a seguire il processo di indagine, invece che vederne solo i risultati. È come se avessi filmato Bellingcat da dentro. Allo stesso tempo, alcune indagini erano già state eseguite, per esempio quelle relative al MH17. Assemblare il tutto ha richiesto mesi di sforzi – a volte mi sono ritrovato a condensare una gran quantità di lavoro in due minuti e mezzo di pellicola, come ad esempio quando Aric ci dice di aver scoperto la rotta che il missile BUK ha percorso dalla Russia al confine con l’Ucraina».

Quanto uno strumento come il cinema possa raccontare la realtà senza travisarla? «Nei miei documentari cerco di raccontare una storia veritiera, ma allo stesso tempo voglio che il plot sia sostanziale – ho dovuto barare un po’ per dire come sono realmente accaduti i fatti. Essendo pionieri nella geolocalizzazione, alcuni membri, specialmente quelli con famiglia, non potevano rischiare di farsi filmare nelle loro case, anche se è proprio questo il luogo dove si svolge l’indagine virtuale. Li abbiamo filmati altrove, in ambienti che ‘suonassero’ familiari. Il film racconta la mia visione del gruppo, la mia verità. Fino a oggi, tutto ciò che Bellingcat ha scoperto nel documentario risulta essere ancora valido». Internet resta un mondo distante? «Non è una mia passione. Lo uso per fare ricerche per i documentari, controllo le notizie, i servizi bancari e finanziari. Non sono un utente assiduo. A volte passano giorni senza che nemmeno controlli la posta. Fatico a concentrarmi sul mio lavoro quotidiano, e Internet e il telefono sono state le due innovazioni più intrusive della mia vita negli ultimi venticinque anni. Dopo aver realizzato il film su Bellingcat, mi ha scioccato scoprire la quantità di tracce che avevo lasciato in tutto questo tempo. Sono uscito anche da Facebook. Mi lascia molto più tempo per vedere un documentario o un lungometraggio». Pool si è servito del supporto di un editor inglese, Simon Barker, esperienze in serie tv Netflix e in documentari per la BBC. «In Olanda il modo di tagliare un documentario è differente, cerchiamo di guardare in modo personale e poetico all’argomento. Non volevo più farlo, volevo che questo film fosse un racconto analitico. Simon ha avuto bisogno di almeno sei mesi per modificare il film – ma mi ha confessato che la maggior parte dei documentari necessita di ancora più tempo».

Non ha mai provato paura? «Quando stavo girando il mio altro film, Putin’s Olympic Dream, in Russia, a Sochi, era diverso. La pellicola parlava di corruzione ai massimi livelli. Era una storia differente, i miei personaggi erano minacciati e anch’io mi sentivo vulnerabile. Il film su Bellingcat è stato realizzato in Europa e negli Stati Uniti, e i membri di Bellingcat evitano di visitare la Russia, perché temono che qualcosa possa accadergli». Scherza: «Mia moglie è russa e ciò a volte mi preoccupa». Hans Pool introduce il suo prossimo progetto: «Riguarda un caso di omicidio risalente a trentacinque anni fa. Un ragazzo olandese condannato per aver commissionato l’assassinio della moglie e della figliastra, ma che ha sempre negato la propria colpevolezza. Quel giorno era andato a caccia con suo figlio. Aveva un alibi perfetto, ma secondo il giudice le prove circostanziali erano schiaccianti. Ora ha 73 anni e si trova ancora dietro le sbarre di una prigione americana. Forse questo film è anche una storia su come trovare la verità in un caso apparentemente complicato».

Nel secondo dopoguerra le macchine da presa e i vari mezzi per girare un film si fecero più agili, e il documentario divenne ciò che è oggi: il mezzo per il reportage. Dentro il Museo della Scienza uno degli oggetti più conosciuti è la locomotiva GR 552 036, che a fine Ottocento trasportava le carrozze passeggeri da Milano a Brindisi. Su uno di quei vecchi treni a vapore è ambientata la pellicola L’uomo che visse tre volte di Irish Braschi, dove Neri Marcorè vestito in abiti anni Venti guida in un racconto onirico interpretando Mario Pirani e la sua vita: dai problemi avuti dalla famiglia con le leggi razziali durante il fascismo al ruolo rivestito nel partito comunista, dall’incarico come dirigente nell’Eni di Enrico Mattei alla fondazione, insieme a Eugenio Scalfari e altri, del quotidiano La Repubblica. Tre vite in una sola che attraversa la storia d’Italia. L’uomo che visse tre volte di Irish Braschi è in programma al festival Visioni del Mondo – mentre come nemesi, al Museo della Scienza troviamo il primo Personal Computer della storia – il programma 101 di Olivetti.

Il festival Visioni dal mondo/Immagini dalla realtà, a Milano dal 12 al 15 settembre. Teatro Litta / Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia. Racconti del mondo contemporaneo, divisi in diverse sezioni, fra film in concorso e fuori concorso, masterclass e pannelli di approfondimento, con ospiti come Neri Marcorè, Adam Bolt, Wilma Labate. Fra i titoli Io & Lei di Massimo Ferrari, una serie di corti da 30 minuti nei quali attrici moderne vanno sulle tracce di artiste del passato, da Alda Merini a Franca Rame, raccontandone luci e ombre.


Visioni dal mondo/Immagini dalla realtà

 Milano  12 – 15 settembre

Teatro Litta / Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia