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Questa conversazione avviene due giorni dopo le elezioni in Inghilterra. I Tories di Boris Johnson hanno vinto sui laburisti di Corbyn. Come tutti i fatti deprimenti, va metabolizzato prima di poterci scrivere qualcosa sopra: non importa quanto Nicholls e la maggior parte degli autori inglesi possano essere stati contrari alla Brexit, uno scrittore deve offrire una prospettiva più ampia che coinvolga tutte le parti – è troppo presto per averne una. Il senso di nostalgia mosso da un romanzo ambientato nel 1997 – all’alba dell’Unione Europea, con un laburista al governo dopo anni di leader conservatori, tra i quali Margaret Thatcher – cresce per diventare evasione dalla realtà.

1997, era pre-digitale. Giugno. L’ultimo giorno dell’ultimo anno di scuola, con il suo imbarazzante ballo di fine anno: l’inizio dell’estate, il miscuglio di eccitazione e ansia per il futuro, le uscite con gli amici, le prime sbronze, le prime sigarette, i primi umidi baci. Un dolore così dolce è un romanzo romantico. Nicholls sceglie di raccontare la storia che tutti ricordiamo, la prima, quella che improvvisamente ci catapulta tutti nel regno dell’insicurezza rendendoci fin troppo coscienti del nostro aspetto fisico, del nostro odore, della forma e delle dimensioni delle nostre parti intime. Nessuna preoccupazione domestica, niente discussioni su debiti, o mutui, o su come educare i figli, nessun litigio davanti a pile di biancheria sporca e piatti da lavare. Solo amore. Due costanti: la noia e la solitudine. Come dice il protagonista, nonché narratore, Charlie Lewis, Non avevo avvertito il tocco di una bacchetta magica, nessuna arpa celestiale, nessun mutamento della luce. Se quell’estate fossi stato più felice o indaffarato, forse non avrei pensato così tanto a lei, ma non ero né felice né indaffarato, e mi innamorai. È nello stile di Nicholls inserire frasi taglienti, humor inglese. Col passare degli anni guardiamo indietro alle montagne russe emotive della nostra adolescenza in maniera lucida, cinica: è nostro compito in quanto adulti – ma è anche nostro compito non giudicare noi stessi da adolescenti né gli adolescenti in generale. Nicholls utilizza Charlie come voce della verità: Come si fa a dire che la gioventù sia un’età spensierata?

Charlie è un ragazzo di sedici anni, con alle spalle una famiglia in frantumi e dei pessimi risultati degli esami finali che gli pendono sulla sua testa tipo spada di Damocle. Nicholls insiste sul suo essere ‘anonimo’: nella foto di classe non c’è niente che lo definisca, niente che lo metta in risalto. È lì, e questo è ciò per cui viene ricordato, l’esserci. Per caso incontra la bella e vivace Fran Fisher in una delle sue solitarie e noiose giornate estive. Apparentemente contro la sua volontà, mosso solo dal desiderio di rivederla, si ritrova parte di una compagnia teatrale amatoriale intenta a mettere in scena Romeo e Giulietta. Nicholls rende omaggio a Shakespere non solo attraverso la tragedia, ma anche dando il via all’intreccio nel momento in cui Charlie lascia il suo desolato quartiere e si inoltra nella campagna: As you like it, A Midsmummer’s Night Dream…, per Shakespere le cose iniziano a succedere quando ci si perde nella natura.

Fran è Giulietta e Charlie si ritrova a interpretare Benvolio. «La scuola è una specie di ballo in maschera in cui tutti indossano un costume che cambiano infinite volte. I ragazzi sperimentano, cambiano attitudine, pettinatura, firma, musica, visione politica… Charlie no – spiega Nicholls –, non sembra fare parte di questo movimento generazionale e ha problemi con l’esprimere la sua personalità. Ritiene che l’arte e la musica non facciano per lui, non ha storie da raccontare. Quando entra a far parte della compagnia teatrale, la sfida non è farsi notare dalla sua amata Fran, ma riuscire ad esprimersi. Racconto il modo in cui le cose per lui cambiano nel corse dell’estate – la sua vite è più eccitante, il rapporto con in genitori migliora. Quando scrivo un libro pianifico tutto in maniera attenta. Secondo i miei piani Charlie avrebbe scalato l’intero cast fino a diventare Romeo, rivelando così un talento attoriale. Poi ho deciso che in realtà il punto non era l’essere il protagonista – Charlie non ha particolari ambizioni teatrali ed è molto più adatto a interpretare un ruolo secondario come Benvolio, qualcuno che osserva, ascolta e comprende».

Romeo e Giulietta è stato scritto nei Sedicesimo secolo. Parlarne oggi al di fuori di un’aula scolastica o di un teatro è rischioso. Nel 1996 Baz Luhrman fa uscire una versione cinematografica della più grande storia d’amore mantenendo i versi originali ma ambientandola in epoca moderna. Le scene pirotecniche tipiche di Luhrman, i costumi di Prada, i Radiohead, i Dire Straits, e un Leonardo di Caprio con la faccia da angelo riporta Shakespeare sotto i riflettori e sulle pareti delle camere da letto di molti adolescenti – inclusa la mia. Tutto questo accade nel ‘96, più di vent’anni fa. Mai vi fu una storia così piena di dolore come questa di Giulietta e del suo Romeo – che valore e che fascino possono avere oggi per i ragazzi questa storia e questo dolore? «Penso che le persone, in particolare i giovani lettori – dice Nicholls –, abbiano tutti le medesime esitazioni davanti a un’opera di Shakespeare, reputandola noiosa, vecchia (anche per la metrica). Poi si sorprendono quando la vedono ben interpretata a teatro e scoprono che è coinvolgente, romantica e fisica. Mentre scrivevo il libro ho intervistato una giovane attrice, parte di una produzione di Romeo e Giulietta che sono andato a vedere più volte. Era lo stesso di quando ero ragazzo io, con tanti studenti del liceo annoiati, decisi a non apprezzare lo spettacolo, che poi finiscono per farsi conquistare dalla storia. Il testo è breve, violento e sensuale – c’è materiale perché un quattordicenne possa farsi prendere. Sarebbe bello se qualcuno riuscisse a restituirgli quell’urgenza espressiva e quell’eccitazione proprie della versione di Luhrman del ‘96 – oggi quel film è forse datato, ma ai tempi era fresco, originale. Una produzione giovane, non ampollosa e ben recitata di Romeo e Giulietta può ancora emozionare».

L’amore e la faida familiare possono sembrare fatti anacronistici – tutto sta nel mondo in cui vengono rappresentati. «Nell’ultima produzione che ho visto ho notato due cose. La prima è che se i protagonisti sono attori di più di trent’anni o star del cinema, diventa meno interessante. Quando Romeo e Giulietta sono interpretati da veri adolescenti, con tutta la goffaggine, la frustrazione e l’energia di quell’età, allora è efficace. La seconda cosa che mi ha colpito è che Giulietta è un personaggio più interessante di Romeo. Nella seconda parte dell’opera Romeo si limita a nascondersi, mentre Giulietta continua a far andare avanti la storia, si inventa nuove cose, nuove idee, ha tutte le battute più belle. Non è difficile immaginarla come una femminista contemporanea: è ribelle, coraggiosa, eloquente, molto più complessa di come spesso la si dipinge». In Un dolore così dolce Fran, che è conscia della propria femminilità e della propria sessualità, decide di interpretare Giulietta come una sua simile, mossa dai suoi stessi desideri – sensuale e appassionata. Il fotografo Paolo Roversi ha scelto Looking for Juliet come tema per il celndario Pirelli di quest anno e ha chiesto a donne quali Mia Goth, Claire Foy, Emma Watson e Yara Shahidi di interpetare a modo proprio il personaggio shakespeariano.

Shakespeare e l’esperienza personale guidano un uomo adulto nella costruzione di personaggi adolescenti. La storia potrebbe somigliare a un romanzo d’epoca per la maggior parte dei Millenials (per non parlare della Generazione Z). Il fatto che non ci sia comunicazione digitale non potrà che risultare strano a un sedicenne contemporaneo, ma, come dice Nicholls «le emozioni, quel desiderio disperato di fare una certa impressione, e il dolore e la gioia causati da tutto questo, sono costanti di tutti i tempi». Anche Shakespeare ha momenti di gioia, desiderio e frustrazione. L’amore tra Romeo e Giulietta accade: si innamorano l’uno dell’altra senza essersi detti mezza parola. Quando dialogano, lo fanno attraverso sonetti armonici. Si baciano e decidono di sposarsi. Il primo amore non ha perché – ha molta poca filosofia, nessuna ragione. Nel momento in cui accede, in parte si sa già che è destinato a finire – ma questo si confà alla narrazione, in quanto, come dice Nicholls, di interessante in una storia d’amore ci sono l’inizio e la fine.

Non è semplice, da adulti, costruire dei personaggi adolescenti che siano credibili. Ancor meno lo è dar forma a un padre e a una madre mantenendo la prospettiva di un adolescente, specialmente se, come Nicholls, si è genitori. I genitori nel libro sono stati costruiti secondo il punto di vista del figlio. Il rapporto tra Charlie e i suoi genitori è, come nella maggior parte dei casi, controverso: non mancano l’amore e l’affetto ma comunicare è spesso difficile e questo genera confusione da entrambe le parti. Nel libro, la madre di Charlie lascia il marito, disoccupato e depresso, per un altro uomo. Quando lo fa porta con sé la figlia più piccola, ma lascia indietro Charlie. Da genitore, questa parte del racconto è inquitante, quasi surreale: quale madre, a meno che non sia sul lastrico, davanti a una richiesta esplicita del figlio, opterebbe comunque per non portarlo con sé? Queste cose succedono, i bambini lo sanno. Gli adulti invece tendono a dimenticarsene almeno fin quando la vita non prende pieghe inaspettate. «Questa situazione è dolorosa, ma ciò non la rende meno plausibile. Io cerco di non essere giudicante, anche quando i personaggi giudicano, eccome. A me spetta il compito di dar voce a entrambe le parti, non posso semplicemente etichettare i cattivi come tali. Per la madre sapere che il figlio è nella sua vecchia casa è confortante, significa che il padre non è abbandonato a se stesso. C’è sempre una motivazione dietro ad azioni apparentemente incomprensibili».

Nella vita raramente diciamo quello che pensiamo, o quello che vogliamo davvero. Parte del lavoro dell’attore sta nel capire qual è il sottotesto, ovvero cosa vuol dire realmente il personaggio in una determinata battuta. Questo fa parte anche del lavoro dello scrittore: «Creare dei dialoghi che non siano fatti solo di quello che il personaggio dice ma anche di quello che vuole dire – speiga Nicholls – questo è importante tanto nella recitazione quanto nella scrittura. Raramente coincidono quello che diciamo e quello che realmente intendiamo, ancora più raramente quello che sentiamo e il modo in cui agiamo». Nicholls è stato a suo tempo un attore e oggi scrive anche per lo schermo: buona parte della suo formazione da scrittore deriva proprio dal lavoro attoriale. «Non ero granchè come attore, ma riuscivo comunque a percepire il modo in cui gli attori reagivano alle scene, riuscivo a capire se si stavano divertendo. Da attore capisci subito se una scena è troppo lunga o se c’è qualcosa che non va. Le domande che mi pongo quando scrivo un libro sono simili a quelle che un attore si pone quando lavora a una nuova parte, con l’obbiettivo di dare al personaggio deiriferimenti culturali precisi: Che cosa guardava in tv da piccolo? che scarpe indossa? Come cammina? Che opinione ha di se stesso? Che cosa desidera? Anche se ai tempi non lo sapevo, quelle ore passate in sala prove a discutere di queste cose alla fine si sono rivelate utili, queste domande oggi me le pongo come scrittore».

Al di là della scomodità e della bellezza del primo amore, della relazione genitore-figlio e del ‘teatro nel teatro’ (altro riferimento Shakespeariano), c’è un altro aspetto che emerge dalla lettura di Un dolore così dolce: l’arte come ‘roba da ricchi’. Nel libro, Charlie e i suoi amici insistono sul fatto che le discipline artistiche sono cose da ragazzi ricchi, che vengono insegante nelle scuole private, accessibili solo ai rampolli della middle-class. Di conseguenza, forse volontariamente, quelli che non hanno questo tipo di facilitazioni maturano un certo disprezzo per qualunque inclinazione artistica, incluso il semplice esprimere se stessi. Non a caso Fran, Giulietta, proviene da un contesto diverso rispetto a Charlie: vive in un ambiente raffinato circondata da bellezze, i suoi genitori sono colti e fin dalla più tenera età le inculcano l’arte e la letteratura. Il suo stesso talento nella recitazione sembra figlio della sua educazione. I genitori di Charlie amano la musica, suo padre è un musicista, ma le sue radici proletarie e il bisogno di guadagnare alla svelta finiscono per avere la meglio sulle sue ambizioni.

In Inghilterra, e non solo in Inghilterra (in Italia ad esempio è così da sempre), c’è oggi una divisione classista per quanto riguarda l’educazione artistica: «Non è un caso che quasi tutti gli attori inglesi di successo oggi abbiano alle spalle un’educazione costosa, in scuole che possono permettersi teatri, videocamere, microfoni e corsi di dizione. Scuole in cui le arti, tutte le arti, fanno parte didattica al pari della matematica e dell’ortografia. Il fatto che adesso sia necessario pagare e indebitarsi per studiare significa che i ragazzi che vengono da famiglie meno agiate hanno paura – a ragion veduta – di intraprendere una carriera rischiosa e poco definita come quella artistica. Questo si vede chiaramente in tutti gli uffici di produzione cinematografica e in tutte le compagnie teatrali: sono realtà sempre più composte da persone ricche. Io ho frequentato una scuola statale, ma studiavamo comunque musica e recitazione. Ora le scuole pubbliche non possono più permettersi insegnanti di musica e di teatro, ed è un peccato. Eddie Redmanyne ha studiato a Eton, hanno tutti fatto scuole private, questo non è giusto e non può andare avanti». Quest’ultima dichiarazione, con la quale è difficile non essere d’accordo, finisce inaspettatamente per riportarci al primo sentimento espresso tanto nel libro quanto in quest’articolo: la nostalgia.


English version:

David Nicholls, Sweet Sorrow, Hodder & Stoughton, 2019

Italian version (translated by Massimo Ortelio):

David Nicholls, Un dolore così dolce, Neri Pozza, 2019


The book presentation took place at Mondadori Megastore in piazza Duomo, followed by a dinner in honor of the author at Cova Montenapoleone, made possible thanks to American Express  and Maison Ruinart