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Dopo 34 anni Davines trasloca. Dalla sede storica in via Ravasini a Roncopascolo, alle porte di Parma, il gruppo attivo nella produzione e distribuzione di prodotti per capelli e pelle si trasferisce nel Davines Village, nella zona Fiere: un investimento di circa 45 milioni di euro, riferisce a La Repubblica l’amministratore delegato Paolo Braguzzi. La nuova struttura vuole reinterpretare in chiave contemporanea la tipica abitazione a corte della Pianura Padana. È stata progettata dallo studio MTLC di Luca Colombo e Matteo Thun, primogenito della famiglia imprenditoriale altoatesina Thun, figlio della Contessa Thun, creatrice degli angeli di Bolzano e delle ceramiche che portano il suo nome. Il Village si estende su una superficie di 77mila metri quadrati, di cui un 20per cento è dedicato agli spazi per uffici, formazione, laboratorio di Ricerca e Sviluppo, stabilimento produttivo e magazzino. Il centro della vita aziendale è una struttura in vetro situata al centro del complesso: una serra adibita a ristorante e spazio di co-working. 

Gli interni sono stati realizzati dalla Molteni&C|Dada Contract Division, il gruppo che ha firmato 27 appartamenti del Bosco Verticale di Milano, su disegno dell’interior designer Monica Signani. Per gli arredi delle aree di lavoro condivise – sale riunioni e spazi di co-working – sono stati scelti materiali e finiture artigianali: bronzo galvanico per le basi, top in linoleum in omaggio alle vecchie scrivanie degli anni Cinquanta, bordature in ottone acidato, legni naturali con finitura a olio e piani in vetro retro verniciato. Nell’area reception il banco è rivestito in marmo bianco Sivec, è lavorato con scannellature verticali asimmetriche e decorato da bordature in ottone acidato. Il complesso, realizzato con una presenza minima di componenti in muratura, è pensato per consentire la fruizione visiva del verde da ogni postazione lavorativa. Gli involucri di copertura e di facciata sono laminati in zinco-titanio a firma dell’italiana Zintek.

L’80 per cento della parte rimanente progettata dallo studio londinese di architettura paesaggistica Del Buono Gazerwitz, è destinata a spazi verdi di diversa natura, un’area di crescita di biodiversità. È di recente inaugurazione l’Orto Scientifico, sviluppato su tremila metri quadrati con piante dalle proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e aromatiche da impiegare nelle formulazioni dei prodotti per i capelli e per la pelle. La disposizione delle piante ha seguito il ‘companion planting’ – la consociazione delle piante secondo un ordine che prevenga la possibilità di malattie o infestazioni di insetti. Il Tagete viene piantato insieme alle erbe aromatiche e agli ortaggi per la sua funzione insetticida, andando a minimizzare le infestazioni di vari parassiti e risparmiando l’uso di prodotti chimici.

ll Davines Village utilizza fonti rinnovabili certificate, come i pannelli fotovoltaici, un impianto solare termico e un sistema geotermico. I rifiuti organici del ristorante del complesso – con i piatti del catering Vicook, nato dalla partnership con la famiglia Cerea del ristorante stellato Da Vittorio – alimentano il giardino che circonda l’edificio attraverso un impianto di disidratazione che consente il riutilizzo dei rifiuti organici prodotti, per il mantenimento delle aree verdi. La proprietà è priva di plastica monouso. Bicchieri, posate e bottigliette d’acqua in plastica sono stati sostituiti da vetro, porcellana, acciaio e dalla fornitura di borracce a tutti i collaboratori per beneficiare dell’acqua del rubinetto filtrata. Contro lo spreco dell’acqua vengono utilizzate le falde acquifere naturali presenti nel sottosuolo della sede. Fungono da centro di raccolta dell’acqua piovana, che viene prelevata attraverso un pozzo per l’irrigazione del giardino e dell’Orto Scientifico. L’acqua utilizzata per l’irrigazione ritorna poi nel sottosuolo, rialimentando le falde.

Design e sostenibilità

La sostenibilità porta ricavi. Da un sondaggio sperimentale dell’Istat del 2018, esaminate porzioni di bilanci di 14mila imprese italiane e i relativi livelli di sostenibilità, emerge che quelle più sostenibili hanno anche una più elevata produttività rispetto alle altre – si arriva ad un incremento della produzione compreso fra il 5 e il 15 per cento. Sosteneva Bruno Munari che «una concezione razionale della funzione sociale dell’industrial design, non può che rinnegare la produzione di oggetti inutili dell’uomo. Oggetti nati da ipotesi con scopi legati soltanto al più banale senso di decorazione, gratuiti e ingiustificati». È dalla fine degli anni Sessanta che il dibattito ecologico ha iniziato a coinvolgere il design – inizialmente era la mancanza di materiali e risorse a favorirlo, non una scelta etica. Diversamente è capitato nei settori della ricerca tecnologica legata ai materiali ecocompatibili, alla produzione di energie alternative o ai sistemi di produzione industriale. Qui l’attenzione all’ambiente è arrivata prima. I fondatori del movimento inglese Arts and Crafts, a fine Ottocento, furono i primi a segnalare disagi rispetto al degrado ambientale. Design ed ecologia, a partire da quel momento, iniziano a condizionarsi a vicenda, fino allo snodo di Chernobyl. Dal 1986 l’idea dell’utilizzo di materiali eco-friendly nell’industria diventa necessità. Negli anni Novanta l’attenzione si sposta sulla progettazione di prodotti a basso impatto ambientale. Viene introdotto il concetto di ciclo di vita per valutare i prodotti lungo il loro intero percorso, dalla progettazione allo smaltimento. Si afferma la metodologia del Life Cycle Assessment (LCA), che valuta gli effetti ambientali di tutti i processi delle fasi del ciclo di vita in relazione alla prestazione del prodotto. 

Davines, cenni storici

Nata a Parma nel 1983 dalla famiglia Bollati – con i coniugi Silvana e Gianni – come piccolo laboratorio di ricerca e produzione conto terzi per la cura dei capelli, si espande nel 1992 con il marchio Davines, attivo nella produzione e distribuzione. Nel ’94 la distribuzione diventa internazionale e due anni dopo nasce il marchio Comfort Zone per terme, centri estetici, spa – cosmetici, creme naturali, shampoo. L’attenzione per l’eco sostenibilità parte nel 2006, anno in cui la sede di Parma inizia ad alimentarsi con energia elettrica ottenuta da fonti rinnovabili e nasce il primo progetto di compensazione della CO2. Sedi a New York, Parigi, Londra, Hong Kong, Città del Messico e in Belgio, Olanda, Germania, il gruppo punta alla Cina, alla Corea, al Giappone. Il 2017 è stato chiuso con un fatturato di 127 milioni di euro e una crescita nel 2018 del 15 per cento. I prodotti arrivano in oltre 34mila saloni di parrucchieri e centri estetici.