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Luke, occhialini tondi da Harry Potter, la chioma incolta e il riserbo british contrastano un poco l’immediatezza emotiva e insieme patinata della sua narrazione, e il segno del Leone sotto il quale è nato. Hall indossa un abito calato in una gradazione cromatica che si rispecchia nella tavolozza decisa per la collezione il Viaggio di Nettuno, una collaborazione con la Manifattura Ginori e presentata nell’aprile scorso al Salone Internazionale del Mobile di Milano. «Credo nel potere che emana il circondarsi di cose belle» –il suo mantra, dichiarazione e programma. 

«Era facile cadere nella tentazione del quote – afferma Hall – misurandosi in una tradizione come quella di Ginori, con il ventaglio di possibilità che offre la capacità produttiva. I repertori decorativi della casa Ginori appaiono primi nel Settecento rococò e neoclassico per arrivare ai nostri giorni. La mitologia greca e i suo valori simbolici e allegorici di portata universale, la valenza di narrazione, per la ricchezza fictional che porta impressa. Il Viaggio di Nettuno getta un ponte ideale tra classico e contemporaneo, un dialogo e un caleidoscopio di colori. Ho visto i miei disegni prendere vita sui pezzi di porcellana, manufatti dalle astratte forme neoclassiche»

Luke Edward Hall sembra uscire da uno scatto fotografico degli anni Trenta britannici. Un tipo alla Cecil Beaton, che immaginiamo a un garden party a Ashcombe o a Reddish House, nella campagna del Wiltshire, o un bohemian dandy di Bloomsbury, compagno di strada e avventure di Clive Bell, di Duncan Grant e Dora Carrington. Laureato al Central Saint Martin nel 2012, si è formato nei corsi di menswear fashion design. Il suo è un universo estetico intriso di colori, che miscela un itinerario attraverso la storia, la bellezza e il gioco. È una voglia di esprimersi tramite segni reinventati, che, come egli stesso conferma, gli appartiene fin dall’infanzia. «Ho lavorato un paio d’anni presso uno studio di interior design a Londra» – racconta. «Ho deciso di mettermi in proprio nell’autunno 2015. Le collaborazioni con Burberry, Christie’s e la Royal Academy of Arts a Londra. Moda, arte e pagine di storia talvolta percorrono un itinerario comune: un itinerario che ci fa viaggiare attraverso epoche lontane o vicine, che ci traspone in una dimensione sognante. È questione di storytelling». Materie e ambiti diversi, Luke Edward Hall ha realizzato slippers ricamate per Stubbs & Wootton, ceramiche e abbigliamento maschile per l’Hotel Le Sirenuse di Positano, gioielli per Lucy Folk. È contributor di House & Garden e Pleasure Garden, mentre, da marzo 2019, è diventato titolare di una rubrica sul Financial Times dove risponde a quesiti riguardanti l’estetica, gli interni e il lifestyle. Hall rivisita il passato, lo considera un playground, un accumulo di suggestioni cui attingere. Si nutre di fantasia e di contorni fluidi per uno sketch, senza restare chiuso in una dimensione citazionista.

Il viaggio di Nettuno per Richard Ginori: il signore delle acque, non di rado accompagnato da naiadi, tritoni e destrieri dalla coda di pesce, compare in tutta la sua gloria al centro di fontane di epoca tardo-rinascimentale o barocca – come quella in Piazza della Signoria a Firenze, detta ‘del Biancone’ o ‘di Piazza’, che si deve a Bartolomeo Ammannati, risalente  al 1560-65. La memoria corre al dipinto di Agnolo Bronzino di poco precedente, che ritrae l’ammiraglio genovese Andrea Doria in vesti di dio del Mare– un’opera attorno alla quale ruota il film Il ventre dell’architetto, di Peter Greenaway, anno 1987. Forse Luke Edward Hall ha guardato di più alle esperienze artistiche del Novecento, alcune digressioni di marca marina e classicheggiante del Jean Cocteau di Santo Sospir o allo scatto in bianco e nero di Angus Mc Bean, fotografo e set designer surrealista gallese, che nel 1939 interpreta egli stesso Nettuno, con una corona di corda sul capo, in un tableau-vivant extravaganza. 

Quello in cui Luke Edward Hall immerge il suo Poseidone è un mare pieno di echi. Il suono delle onde, una coralità di fragranze salmastre, i coralli nati dal sangue di Medusa colato nell’Egeo, quando Perseo le spicca la testa aggrovigliata di serpenti, coquille Saint-Jacques e delfini umanizzati, usati come destrieri per librarsi sulla spuma marina. Intorno ci sono greche e catene di onde stilizzate, in un confronto di sfumature brillanti, una sinfonia di toni smaltati che vengono sottolineati dal contorno nero e dai bordi in filo d’oro. Nettuno è il protagonista di quest’epica. Accanto a lui si manifestano Salacia, la sua sposa e Arione, suo figlio, in sella a un delfino, intento a suonare la sua cetra d’oro. Hall guarda all’antichità greco-romana rileggendone i codici e i significati. Si snoda un repertorio che riprende la statuaria archeologica, a partire da un Nettuno reso efebico come fosse un Antinoo adrianeo e privato della barba. Un corteggio festoso di dèi e semidei dai mantelli al vento, cocchi trainati da cavallucci marini, teste e busti coronati, rami di corallo rosso e conchiglie. 

Il regno di Nettuno emerge dagli abissi e invade piatti fondi e piani, segnaposto, scatole e svuota-tasche, tazze e teiere, vassoi ovali e mug. «I motivi decorativi li ho realizzati tutti dipingendoli a mano – aggiunge Luke Edward Hall –, per poi essere trasposti sulla porcellana». Le cromie spaziano dal turchese all’arancio, dal verde pistacchio al bianco, dal mattone al giallo oro. Il rosa fa da legante, assurgendo a Leit Motiv. Hall dichiara che il colore sa renderlo felice. L’urna medicea, must di Ginori fin dai primi passi della sua parabola nel Secolo dei Lumi, ora si presenta con manici fiabeschi ed elaborati a guisa di coda di sirena. Tre cappe si uniscono a formare un portacandele, tra masque e fuga onirica.