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La manifattura del Sud Est Asiatico può rappresentare una risorsa per la regione (così come il ricamo funziona per l’India) nel momento in cui l’abilità riesce a staccarsi dalla tradizione che la conserva. Sembra una contraddizione, ma non è: se la tradizione permette la trasmissione delle tecniche e la continuità dell’insegnamento, allo stesso tempo rischia di ancorare la produzione alle sue espressioni ripetute, senza spingere la manodopera nella ricerca e nell’innovazione. A Bangkok, sia le istituzioni sia i privati vogliono facilitare il contatto con le sperimentazioni occidentali, nella strategia di trasformare un artigianato che può apparire frenato dal merchandising turistico in un asset industriale per export su commissione europea.

Lo scorso 20 agosto Antonio Marras ha presentato a Bangkok tre abiti realizzati con sete thailandesi: modelli a drappo, dove le stoffe sono cucite in ribattuta plurima per produrre volumi, ampiezze, forme astratte. Un gusto contemporaneo che trova nella caducità del movimento la sua speculazione, come uno styling di Robbie Spencer in un riferimento a Comme Des Garçons. La realizzazione è raccontata da Efisio Marras, direttore creativo di Isola Marras, linea contemporanea della casa Marras.

Gli abiti di Marras hanno aperto la mostra L’Elegante Thai nelle sale di Iconsiam, alla presenza del vice primo ministro thailandese Jurin Laksanawisit e di Mrs. Chadatip Chutrakul, Ceo di Iconsiam. L’esposizione prevede una rassegna dell’archivio di Marras, una sfilata di design locale firmata da Sorapol Chawaphatanakul, cercando le potenzialità del craftsmanship del Sud Est Asiatico applicato al design europeo. L’Elegante Thai è un progetto voluto e ideato da Mrs. Viwan Karnasuta, direttrice della casa di produzione Maximage. Per l’introduzione, l’ambasciatore italiano in Thailandia Lorenzo Galanti. Un abito di Marras realizzato per l’occasione con sete locali è stato posto all’asta – il ricavato destinato al sostentamento di produzioni locali artigianali.

Arrivando in barca lungo il fiume, Iconsiam appare come una macro Versailles d’Oriente, alla stregua di palazzi indiani: adagiata sulle rive, l’attracco è un’analisi commerciale: Iconsiam non si può più indicare come department store, cerca la definizione di destinazione. Le case di moda ribadiscono il proprio fatturato confermando una scala aristocratica – Hermès e Louis Vuitton sono disposti sulle vetrate centrali come torrioni di accesso al maniero, insieme a Cartier e Gucci. Sopra, al secondo livello, la terrazza è segnata da Apple.

In Thailandia l’istituzione monarchica è radicata nell’immaginario collettivo. In particolare, la figura della regina madre, Sirikit, è un riferimento per l’industria tessile. La regina madre è oggi anziana e ritirata (87 anni compiuti il 12 agosto, festa nazionale per il suo compleanno), se non per qualche messaggio televisivo – l’ultimo poche settimane fa. Figlia dell’ambasciatore thailandese a Parigi, incontrò in Europa il re che sarebbe diventato suo marito e che l’avrebbe incoronata regina nel 1950. Per le occasioni ufficiali la regina Sirikit ha vestito la moda di Balmain disegnata su misura: il sarto parigino applicava ai costumi asiatici i suoi modelli di couture, anticipando il discorso di cui sopra. La mostra The Power of Love è aperta oggi presso il Museo dei Tessuti – un edificio costruito nel 1870 per il ministero della finanza, divenuto ente di sostegno all’artigianato thailandese.

La mostra è dedicata agli abiti della regina Sirikit: abiti di gala, borse di Hermès, uniformi militari per la sovrana. Il percorso della mostra permette un respiro in una storia di costume che appartiene a tutti, non liquidabile nell’immaginario esotico. Tra i pezzi esposti, un abito di panno lana verde presenta una lavorazione su polsi ricamando le ali cangianti degli scarabei: sembrano frammenti di smalto, mentre si tratta di cheratina animale che può essere raccolta soltanto dopo la morte naturale dell’insetto (ha un ciclo vitale breve, due settimane circa): se lo scarabeo non muore, la proprietà verde cangiante si atrofizza. L’esposizione racconta la biografia della regina, tra immagini e fotografie, che la gente ammirava e che la popolazione rurale chiamava madre della nazione. Una donna impegnata per l’istruzione del popolo, per la sanità pubblica e contro la disoccupazione. I media del mondo indicavano Sirikit come una rima di Jackie Kennedy – e tra le interviste e le riprese proposte al Museo dei Tessuti, si ritrova uno calma nella voce femminile che riporta al romanzo di Jules Vernes.

Una stanza è dedicata alla collezione di tessuti batik raccolta dal re Rama V alla fine dell’Ottocento, durante alcuni viaggi sull’isola di Java ai tempi colonia olandese. L’arte tessile si ritrova nella cerimonia di incoronazione dei sovrani di Thailandia, condotta dal capo bramino, seguendo un cerimoniale simile a quello religioso indiano in alcuni aspetti del Buddismo, che vuole per il re uno spirito divino disceso in terra per alleviare le fatiche e favorire le prosperità. Il rito del battesimo nel fiume prende luogo su una piattaforma in legno di fico. Il decoro con intarsio di madre perla giunse in Thailandia come influenza dalla Cina – una tecnica conosciuta anche in Giappone e in Vietnam che in Thailandia si evolse allo stato di arte grazie alle richieste reali e le devozioni religiose.

Oggi non si usa più produrre grandi mobili con questi intarsi per la difficoltà di manifattura, ma si possono trovare esempi di lavorazione su scale ampie: portali, mobili. La madre perla possiede una sua curvatura, una volta pulita dalla roccia fangosa, e può essere inserita nell’intarsio soltanto a pezzi piccoli. Altra tecnica propria all’antico impero del Siam, è la niellatura – ovvero l’incisione di un metallo (oro e argento) con un disegno portato a bulino, i cui solchi sono riempiti da una lega metallica denominata niello, composta da zolfo, rame, argento e piombo, con in toni del nero e del grigio scuro. La niellatura apparve nell’antico Egitto, ebbe sviluppo nel Medioevo – in Italia un esponente di rilievo è Benvenuto Cellini. In Oriente avrebbe trovato un riscontro commerciale che ne avrebbe favorito lo sviluppo, l’evoluzione, portandolo a tecnica comune nei giorni nostri. Appaiono oggi pannelli e mobili in oro e argento, con un disegno inciso in nero – al tatto compatto e liscio, lucido alla vista. Variante della lavorazione al niello, è la tecnica dell’agemina – quando nei solchi delle incisioni non cola una mistura liquida, ma un frammento di metallo germine è battuto negli incavi come un intarsio.


L’Elegante Thai – Thai Italian Craftsmaship Collaboration

Icon Siam until September 1st 2019


The Power of Love

Queen Sirikit Museum of Textiles

The Grand Palace, Phra Nakhon, Bangkok


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