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«Mio padre adorava il tabla, – racconta Zakir Hussain – l’antico tamburo indiano, e desiderava trasmetterne la conoscenza a me: potevo connettermi con il mio strumento come e quando volevo, suonare dieci minuti e poi uscire a giocare. Mio padre aspettava con pazienza che tornassi a fargli le mie domande e a tutte rispondeva nei dettagli, perdendosi in storie che mi ammaliavano, come fossero favole della buonanotte». Zakir Hussain riconosce di aver avuto due mentori. Il primo, il batterista dei Grateful Dead Mickey Hart, gli viene presentato da suo padre, che alla fine degli anni Sessanta tiene corsi di musica negli Stati Uniti. «Mickey Hart stava studiando con mio padre e gli ha chiesto di suonare nel suo disco: gli ha detto di prendere me al suo posto, ed è stata questa la porta di accesso al mondo della musica. Mickey e io siamo entrati in sala d’incisione per la prima volta nel 1971, quarantotto anni dopo lavoriamo ancora insieme e lo considero tra i miei amici più stretti». Il secondo mentore è il chitarrista John McLaughlin. «Voleva studiare la musica indiana, così si è presentato a uno dei miei workshop e mi ha chiesto una serie di informazioni. Prima un breve incontro, poi abbiamo iniziato a sederci e suonare, come due fratelli, sembrava avessimo provato almeno cento volte prima di suonare. John si è esaltato e mi ha portato a New York a suonare insieme a lui e a un giovane violinista indiano: si era formata Shakti, che è tutt’ora la nostra band». La struttura ritmica della musica indiana, spiega Zakir Hussain, è un sistema antico e scientifico. «Abbiamo trecentosessanta diversi cicli ritmici, e a ogni ciclo è assegnato il suo set di sillabe che tutti i percussionisti, strumentisti, cantanti e ballerini indiani devono memorizzare. Le sillabe provengono dal linguaggio del tabla, il nostro antico tamburo a due pezzi, e come per ogni idioma in uso nel mondo c’è una grammatica che regola la lingua scritta e parlata. Da studenti passiamo molto tempo a imparare questo linguaggio, a capire come formare parole, frasi, paragrafi. Ogni sillaba è collegata a un dito designato della mano destra o sinistra, e le due mani si combinano per creare pattern complessi su un tamburo o sull’altro»

Marcus Gilmore racconta di suo nonno, Mr. Roy Haynes: «a novantaquattro anni tiene ancora concerti almeno una volta al mese. Ho anche due zii musicisti, mentre mio padre è sassofonista e mia madre aveva la passione per il canto. A diciannove sono partito per il mio primo tour con Chick Corea e da allora ho continuato a seguirlo, anche insieme ad altre band. Vive in uno stato di creazione continua – ha settantotto anni ed è ancora nel fiore della carriera». L’approccio di Gilmore alle percussioni è stato inizialmente istintivo. «Mi sono messo in cerca del mio modo di suonare da quando ho toccato una batteria per la prima volta. Sono partito subito in freestyle. Non so dare una definizione al mio linguaggio, direi che è un’estensione di me. Parlando in termini tecnici mi viene in mente una parola: poly – voglio sempre trovare nuovi modi di esprimere me stesso usando un linguaggio armonico. Sono affascinato da un ampio spettro di scenari musicali, ed è una delle ragioni per cui ho collaborato con tanti musicisti differenti. Preferisco lavorare con colleghi a cui piace improvvisare: l’improvvisazione, la base della musica nella cultura africana e americana. Libertà all’interno della struttura, è questo che desidero».

È stato Zakir Hussain a scegliere Marcus Gilmore come allievo. «In Marcus rivedo me stesso. Quarantotto anni fa ero un vulcano di idee, cercavo un modo per comprendere i processi creativi del ritmo. Avevo bisogno di un mentore che mi guidasse e ne sono arrivati due. Marcus ha talento, sta sviluppando un vocabolario ritmico del tutto nuovo. La domanda è: cosa fare di queste informazioni? Spero che in virtù della mia esperienza io possa guidarlo nella ricerca della sua propria voce». Marcus Gilmore ne è onorato. «Sono un ammiratore del Maestro Hussain da molto tempo. Mio zio Graham mi ha fatto conoscere la musica indiana tanti anni fa, quando era più fusion-elettronica e incorporava i tabla. Sono stati Steve Coleman e Vijay Iyer a farmi ascoltare la musica tradizionale indiana. Tutto è cominciato con un viaggio in India, dove ho studiato la cultura musicale del luogo e appreso il processo di composizione e improvvisazione di Zakir, sia per tabla che per altri strumenti». Il Maestro si dice soddisfatto dell’Allievo? «Marcus sa già molto sul ritmo, ma il rispetto e la reverenza per questa forma d’arte arriva solo quando ti inchini alle sue radici. Io non ho fatto altro che portarlo alle mie radici, il villaggio da cui provengono i miei antenati. In India crediamo che la musica sia una benedizione divina, spero che questo aiuti Marcus a riconoscere la divinità nella sua musica. Ha seguito molti dei miei corsi e ha imparato il sistema di improvvisazione indiano, interagendo con musicisti di queste parti. Negli ultimi mesi si è destato il compositore che alberga in lui: ha iniziato a scrivere musica per percussioni e orchestra». Inizieranno a suonare in pubblico a febbraio.

Past Forward 1 / Zakir Hussain, Marcus Gilmore

I due artisti sono il maestro e l’allievo selezionati da Rolex per la diciassettesima edizione dell’iniziativa Mentor & Protégé 2019-20, per la sezione musica. Zakir Hussain, figlio del musicista Alla Rakha – che Mickey Hart dei Grateful Dead ha definito l’Einstein del ritmo –, è nato il 9 marzo del 1951 a Mumbai. Ha iniziato a suonare il pakhawaj a tre anni. Dopo aver frequentato la St. Michael’s High School di Mahim e la St. Xavier di Mumbai, alla fine degli anni Sessanta si trasferisce negli USA, dove inizia ad accompagnare i musicisti nelle performance. Assieme a McLaughlin e Hart (con i quali forma il gruppo Shakti), registra nel 1987 Making Music, pietra miliare della musica fusion. Nel 1999 fonda i Tabla Beat Science assieme a Bill Laswell. Sue le musiche di Apocalypse Now (1979) e de Il piccolo Buddha (1993). Nel 2016 è tra i musicisti invitati dal presidente Barack Obama alla Giornata Internazionale del Jazz tenuta alla Casa Bianca. Marcus Gilmore, nato il 10 ottobre 1986, è un batterista newyorkese. Suo nonno è Roy Haynes, mentre suo zio è Graham Haynes. Formatosi alla Fiorello H. LaGuardia High School of Music & Art and Performing Arts, alla Juilliard School of Music e alla Manhattan School of Music, si esibisce in tournée dall’età di sedici anni. Guadagna un Latin Grammy per il suo lavoro con il pianista Chick Corea.

Past Forward 2 / Mickey Hart

«I suoi dischi sono summit multi-etnici in cui le culture di tutto il mondo ritrovano l’essenza umana che hanno in comune». Questa la definizione che il critico musicale Piero Scaruffi dà di Mickey Hart, abbreviazione di Michael Steven Hartman, percussionista, batterista e musicologo nato a Brooklyn l’11 settembre del 1943. Batterista del gruppo musicale acid rock californiano Grateful Dead e attivo come solista, Hart avvia una carriera solista all’insegna di una ricerca sonora sui ritmi e le percussioni etniche. Appassionato dei ritmi latini e africani, approfondisce il suo interesse per la world music dopo aver fatto amicizia con il tablista indiano Zakir Hussain, con il quale ha collaborato nell’album Diga (1976). Nel 1991 l’album Planet Drum ha ricevuto il primo Grammy Award per il miglior album world music.

Past Forward 3 / Roy Haynes

Il batterista jazz Roy Owen Haynes, nato a Roxbury, Boston, il 13 marzo 1925, inizia la sua carriera nel 1945 nel gruppo di Lester Young. Tra i più registrati e longevi batteristi della scena jazz, Roy Haynes ne esplora tutti i principali stili – dal bebop all’avanguardia –, accompagnando anche voci femminili tenui (come quelle di Vaughan) e musicisti incalzanti (come Coltrane). I riconoscimenti per Harnes arrivano tardi: nel 1994 vince il Danish Jazzpar Prize, nel 2004 viene inserito nella Down Beat Jazz Hall of Fame. Nel 2011 viene insignito di un Grammy Award alla carriera.

Past Forward 4 / Chick Corea

Al pianista e tastierista Armando Anthony ‘Chick’ Corea, nato a Chelsea il 12 giugno 1941, di origini italiane (provincia di Catanzaro), viene riconosciuta la capacità di approcciare gli strumenti musicali adottando uno stile del tutto personale – come per il pianoforte così per la tastiera (elettronica). Sperimenta per la prima volta il Fender Rhodes, pianoforte elettrico inventato negli anni Quaranta da Harold Rhodes. 63 nomination ai Grammy e ventidue vittorie, Chick esplora le avanguardie musicali, dal bebop alla fusion, realizza pezzi per bambini, musica da camera e opere sinfoniche.


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