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Nel 1953, con la Legler, Emilio Pucci produce velluti artificiali e sintetici per pantaloni sportivi. Con il cotonificio Valle Susa presenta il wally pliss stampato. L’anno seguente elabora un nuovo jersey in organzino di seta finissimo, realizzato dalla Mabu di Solbiate e dalla Boselli di Como per la confezione di capi ingualcibili e dal minimo ingombro. Nel 1960 brevetta l’Emilioform, un tessuto elastico composto da helanca e shantung di seta. Nel 1956, la fotografa Elsa Haertter scatta i costumi da bagno di Emilio Pucci nei dintorni di Piazza Armerina, tra i mosaici che raffigurano un gruppo di ragazze dell’antica Roma in biancheria intima, simili a bikini moderni.

Le geometrie per la prima linea di foulard riferiscono a una mappa cartografica disegnata a mano dell’isola di Capri. Da pilota di aerei usava volare a bassa quota. Poteva notare nel dettaglio, da una prospettiva privilegiata, le conformazioni del territorio, i promontori, i corsi d’acqua, i colori mediterranei. Se queste osservazioni si traducono in disegno sui foulard carré: dispone i motivi delle stampe creando una sensazione di movimento su oggetti destinati a rimanere statici come cuscini, sedie o tappeti e vi appone la firma autografa. Instaura un dialogo tra il corpo che indossa un abito di Pucci e gli spazi abitativi arredati con gli oggetti dallo stesso design. I tappeti in lana del 1969  sono ‘quadri in lana’, come li definiva, che possono essere calpestati in continuazione dell’abito – i tappeti, distribuiti poi a New York da Harmony Carpets, attualmente sono comprati e venduti attraverso la catena di Sothesby e Christie’s.

Nel 1950 aprì la prima boutique a Capri. È amico di Giovanni Battista Giorgini, che lo introduce al mercato internazionale quando l’Italia era ancora legata a un immaginario di clichées, se non di fascismo. Per le donne moderne in piena ascesa sociale Pucci offre un’alternativa alle proposte dei sarti parigini – il binomio di comfort e design creativo. È a casa di Giorgini che tra il 12 e il 14 febbraio, a ridosso dei giorni della moda parigina, si allestisce la prima esposizione di moda italiana alla presenza degli operatori del settore – gli albori di Pitti e del prêt-à-porter. Nel 1954 Emilio Pucci vince il Neiman-Marcus Award – tre anni più tardi sarà il turno di Coco Chanel, di cui è amico. Sophia Loren indossa Pucci, anche Lauren Bacall, Elizabeth Taylor e Marilyn Monroe sono fotografate con i suoi abiti.  Il tema dell’aviazione torna nella collaborazione con una compagnia aerea texana in voga nei Sessanta, la Braniff International Airways: Pucci realizza le divise dell’equipaggio. Su invito dell’azienda tedesca produttrice di porcellane Rosenthal, l’approccio è il medesimo: l’utilizzo di una sciarpa dall’archivio da appoggiare sui piatti, i vasi e le tazze di porcellana per poi sviluppare un nuovo rapporto estetico con il materiale. White Stag e Lord & Taylor vogliono i suoi abiti. Per tutti gli anni Cinquanta e Sessanta Emilio Pucci si dedica al mercato internazionale senza tralasciare l’impegno in patria, A lato, inizia una carriera politica che lo porterà a ricoprire cariche nel Consiglio comunale di Firenze fino al 1990. Alcuni insuccessi nei decenni successivi – il lancio dell’alta sartoria e di una linea maschile, nonché del profumo Vivara – non compromettono il rispetto del designer: gli ingegneri della NASA gli commissionano l’emblema della missione Apollo 15 – tre uccelli stilizzati, rappresentanti i tre membri dell’equipaggio, che volano sopra la superficie lunare.

Cenni di biografia. I Pucci a cavallo tra il Ventesimo e il Ventunesimo secolo scesero a patti con la modernità per mantenere uno stile di vita da Ancien Régime, alienando terreni e opere d’arte (tra cui Il martirio di san Sebastiano del Pollaiolo e tre dipinti di Botticelli, oggi conservati alla National Gallery di Londra e al Museo del Prado di Madrid). Nobile dalla parte del padre Orazio – le prime attestazioni della famiglia Pucci risalgono al Duecento, con l’iscrizione all’Arte dei Legnaioli di Antonio, architetto della Loggia della Signoria di Firenze – e borghese da parte di madre, Augusta Pavoncelli – una famiglia di commercianti pugliesi che prosperò e accumulò possedimenti a Napoli – Emilio Pucci, marchese di Barsento, nasce il 20 novembre 1914. Il giovane Emilio Pucci riceve un’educazione aristocratica. Appassionato di sci, è selezionato nel 1934 dalla squadra nazionale italiana e partecipa alle Olimpiadi invernali del 1936. Ottenuta una borsa di studio si trasferisce negli Stati Uniti, in Oregon, dove realizza i suoi primi abiti: predisposto alla pittura, disegna le uniformi della sua squadra di sci. Polutropos, dal multiforme ingegno, è un epiteto epico che si confà al carattere di Emilio Pucci, appassionato e incline al cambiamento: si imbarca su una vecchia nave e fa il giro del mondo, visita la Cina, il Giappone, la Malesia. Tornato a Firenze si laurea in scienze politiche, e parallelamente si dedica all’altra sua passione, l’aviazione – prima come allievo pilota della Regia Aeronautica, poi come ufficiale di complemento.  Scoppia la guerra e Pucci ne segue gli sviluppi, guadagnando sul campo due medaglie d’argento e una croce al valor militare. Frequenta Edda Mussolini, moglie del conte Galeazzo Ciano, già ministro degli Esteri poi Ambasciatore presso la Santa Sede. Quando, il 25 luglio 1943, la seduta del Gran consiglio depone il regime, Ciano è tra i 19 gerarchi considerati traditori. Edda tenta invano di risparmiarlo alla fucilazione cercando di scambiare i suoi diari con i tedeschi. Pucci, ottenuto un congedo di tre mesi per le precarie condizioni di salute, rientra a Firenze e con una Fiat Topolino procuratagli dal padre raggiunge Edda e la aiuta a espatriare in Svizzera.

È arrestato il 10 gennaio 1944 e condotto a Milano, nel carcere di San Vittore – una settimana di interrogatori e torture che gli costa contusioni, una duplice frattura cranica e la perforazione del timpano. Liberato, il 19 ripara anch’egli in Svizzera, dove resta fino al ‘46. Preso atto del dissesto del patrimonio familiare cerca un’occupazione: diventa responsabile della stazione sciistica del Sestriere in Piemonte (per intercessione di amicizie, gli Agnelli).  Il suo talento è notato a Zermatt, in Svizzera, dove si trasferisce dopo la Seconda guerra mondiale e dà inizio alla sua carriera da stilista. Un approccio totale al design anticipando il fenomeno della brandizzazione – la diversificazione della propria attività attraverso collaborazioni esterne. La fotografa statunitense Toni Frissel – che negli stessi anni ritrae Winston Churchill, Eleanor Roosevelt, John F. e Jacqueline Kennedy – scatta le sue tute sportive destinate al pubblico femminile e le pubblica su Harper’s BazaarAn Italian skier designs, si legge nelle pagine del mensile di dicembre 1948. Lo stilista scomparve il 29 novembre 1992 – il quotidiano britannico The Independent commentò in un necrologio: ‘primo membro della famiglia a lavorare da un migliaio d’anni’. 


In libreria – Unexpected Pucci, Rizzoli New York 2019.