previous arrow
next arrow
Slider

Una delle difficoltà che un artista si trova ad affrontare prima di una mostra sta nell’affidarsi al curatore – non è facile lasciare che sia qualcun altro a decidere quali e quante opere verranno esposte, in che ordine e in che modo. «Le peggiori mostre che ho visto sono quelle curate dall’artista», confessa il fotografo britannico John Rankin Waddell – Rankin. «Ci sono alcune mie fotografie che amo e che non suscitano interesse a nessuno, altre che non mi piacciono affatto ma che tutti amano. Bisogna affidarsi al giudizio di qualcuno di esterno». Dal 18 ottobre al 24 febbraio, la galleria d’arte ’29 Arts In Progress’ di Milano ospita la mostra Rankin – from portraiture to fashion, curata dal collezionista fotografico Eugenio Calini. Un’esposizione progressiva e in evoluzione nell’arco di quattro mesi, con cambi di opere e di allestimenti. Dopo il successo della prima parte della mostra, concentrata sul tema del ritratto, la seconda fase offre immagini più concettuali, che suscitano una riflessione sui temi della sensualità e della morte che da sempre distinguono lo stile dell’artista.

Cultural Partner dell’iniziativa è Piaget: nata da un laboratorio sulle montagne svizzere centoquarant’anni fa ad opera di Georges-Édouard Piaget, la casa orologiera supporta da sempre la creatività di designer e maestri artigiani negli Ateliers de l’Extraordinaire (a La Côte-aux-Fées e Plan-les-Ouates) e rinnova qui il suo legame con l’arte. Essere moderni, nell’ambito della fotografia, è una speculazione intellettuale: «Se tutti possono fare una foto e poi farla sembrare bella aggiungendoci un filtro, significa che il mezzo stesso è obsoleto». La parte anarchica di Rankin apprezza la radicale libertà di espressione, la parte istintiva lamenta la perdita dell’artigianalità della creazione. Nato nel 1966, Rankin cresce tra la Scozia e lo Yorkshire. Dopo la scuola si iscrive al Politecnico di Brighton per studiare ragioneria – ma gli studenti di arte coi quali condivide lo studentato sembrano divertirsi più di lui. Per entrare a far parte di quel mondo, Rankin prende in mano una macchina fotografica e comincia a scattare. Non smette più. La sua fidanzata dell’epoca, Sam, completa l’opera introducendolo alla moda. Rankin lascia il Politecnico per studiare fotografia, prima al Barnfield College di Luton e poi al London College of Printing, Londra. Quella degli anni Ottanta, di Vivienne Westwood e di Paul Smith, dei Sex Pistols e dei new romantics, di Camden Town e di Brick Lane – ma anche Harrods, Buckingham Palace, Covent Garden e Lady Diana in Dior e Versace quando la corona non le imponeva di indossare Catherine Walker. In quel periodo Rankin incontra Jefferson Hack, col quale dà vita a un periodico: un poster in bianco e nero, piegato in quattro, distribuito nei locali durante le serate. Da quel poster, nel 1991, nasce la rivista Dazed & Confused.

I lavori di Rankin sono esposti al Moma di New York, al Victoria & Albert, e nella sua personale galleria-studio – Annroy. La sua casa editrice, Dazed Media, oltre a Dazed & Confused, pubblica in seguito anche AnOther, AnOther Man e Hunger. Rankin collabora con tutte le riviste della casa editrice, oltre ad apparire su quasi tutte le testate di moda internazionali. Nel 2000 ha avviato un suo progetto editoriale da solista, Rank. Promuove un ideale di bellezza inclusivo, scostandosi dai canoni estetici mainstream e indagando peculiarità e diversità. Il diastema, le lentiggini, la vitiligine, le discromie, l’androginia/efebicità e l’asimmetria del viso: da impedimento a valore. «Si viene scelti in virtù della propria opinione personale. Se non si ha un punto di vista il lavoro sarà brutto»Distinguersi, avere carattere – un segno, un tatuaggio. Un volo di anemoni del Giappone incisi su una bottiglia nel 1902 stabilì il legame tra l’Art Nouveau e Champagne Perrier-Jouët – la Maison di Épernay che dai suoi albori sostiene l’arte e la cultura, oggi contribuisce con il suo supporto alla realizzazione della mostra.


Rankin – from portraiture to fashion

Cultural Partner Piaget

With the gentle support of Champagne Perrier-Jouët

18 ottobre 2019 – 24 febbraio 2020

29 Arts In Progress gallery

Via San Vittore, 13

Milano

Ad Banner3
Ad Banner3