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Intro: le major discografiche

È appena uscito l’ultimo album di Emma, dal titolo Fortuna, anticipato da un brano scritto per lei da Vasco. Emma ha dato testimonianza della sua esperienza umana: ha condiviso la difficoltà e il terrore ricostruendo la definizione di personaggio pubblico. Il suo esempio è insegnamento, il suo racconto è costruttivo – cancella l’immagine banale di una cantante nuda in una vasca da bagno per pubblicizzare rossetti. 

I cantanti guadagnano con le sponsorizzazioni (sperando non diventino blogger); guadagnano con i concerti live – durante i Sanremo di Baglioni a girare le carte era Live Nation – o con il copyright SIAE – appunto, Vasco scrive per Emma. Gli interpreti nella lista degli autori di un brano, anche se hanno cambiato una strofa. La composizione sembra una partita di calcio, piuttosto che l’espressione rispettosa di un talento.

Non resta che puntare su Takagi & Ketra che superano – se la valutazione è numerica – sia Michele Canova sia i pezzi di Fortunato Zampaglione. Non resta che puntare su Mahmood e sul suo suono comprensibile all’estero. Non resta che puntare sul nuovo disco – incredibile come si possa vincere ancora facile – di Mina. Non resta che Mara Maionchi – senza di lei, i talent show hanno poco senso – o meglio, a parte lei, i giudici che dovrebbe promettere autorevolezza nelle valutazioni, sono cantanti in cerca di rilancio che verranno cancellati da coloro che promuoveranno. 

Il manager non è interno alla casa discografica. Marta Donà inizia come nipote di Celentano, supportata dal clan. Con Mengoni ha creato una carriera, poi Michelin, Måneskin – e televisivi come Alessandro Cattelan. Ha detto di no a Ramazzotti perché fedele alla Sony, ha detto di no quando Ramazzotti propose a Mengoni di aprire i suoi concerti all’estero. Quanto conta l’immagine in musica? Perché il pop italiano è così distante dal mondo della moda – che potrebbe permettere loro, come succede in Francia, di sbarcare sul mercato internazionale inglese (non solo quello spagnolo). Giorgia vestita da Dior a Sanremo – ne guadagna più Giorgia o Dior in termini di immagine? (Non c’è stato accordo economico tra artista e casa). 

I maschi puntano sulla ‘figaggine’ – Damiano dei Måneskin, Tommaso Paradiso. Le donne non giocano allo stesso modo. Da Patty Pravo alla Berté a Mina – tutte le donne in Italia consideravano sull’immagine. Oggi le ragazze salgono sui palchi come se entrassero a un colloquio di lavoro e Alessandra Amoroso veste Elisabetta Franchi. Mia Martini collaborava con Aznavour. Perché nessun cantante italiano appare sulla cover di un magazine indipendente inglese come Dazed & Confused? Gli uffici stampa si concentrano sui media italiani in crisi – tra questi, un rilievo a Goigest. Mengoni in collaborazione con Tom Walker, sulla copertina di Grazia – settimanale che è l’ultimo baluardo della Mondadori di Berlusconi, andando contro la coerenza politica dell’artista. Perché i cantanti italiani non riescono ad andare in Europa e sbarcano in America Latina? 

Intanto, alcuni cantanti appaiono nelle classifiche ufficiali FIMI e sono pubblicati da Machete Empire, Bomba Dischi e Carosello – troviamo Salmo, Calcutta e i Thegiornalisti. In sintesi: parliamo di discografia incontrando realtà indipendenti.


Discografia indipendente: conversazione con Edoardo Bocini, in arte Telestar

Intervista di Chiara Longo

Edoardo Bocini, classe 1983. «A venti anni sono entrato in una grande etichetta – lavoravano con la vecchia pratica di mettere sotto contratto l’artista per dieci anni durante i quali si sarebbero dovuti produrre cinque dischi» – racconta. «Alla fine non abbiamo pubblicato nulla, ma ho affinato le mie capacità di scrittura». Senza un’etichetta e con l’intento di restare fuori dalle logiche del marketing, nel 2012 Bocini si presentava come leader dei Telestar – la band si autoproduceva e pubblicava il primo album omonimo, quindi il secondo nel 2015 – Così vicini, così lontani. Cantautorato pop, influenzato dalla tradizione italiana e dalla new-wave. Edoardo oggi vive e compone canzoni a Firenze. Lo incontro a Milano, dove arriva col treno delle 18 – fa spesso questa tratta perché sua moglie abita qui. Telestar oggi è un progetto da solista: fa parte di una cerchia di artisti che si incontrano durante un live o sfogliando una rivista di settore.

Il prossimo album è in uscita a gennaio 2020. Non c’è ancora una data certa, né un titolo. La selezione ha coinvolto Matteo Cantaluppi in veste di produttore artistico dell’album (collaborazioni con gli Ex-Otago, Arisa e Michele Canova). «Ho incontrato Cantaluppi quando era assistente in uno studio di registrazione e siamo rimasti in contatto. Mi sono rivolto a lui quando ho ascoltato Fuoricampo dei Thegiornalisti – mi sembrava di ascoltare finalmente qualcosa di bello e suonato in Italia. Mi piace quel sound oscuro e lo trovo affine al mio progetto». Cantaluppi ha raggiunto Bocini nella sala prove in Toscana per qualche giorno, ascoltando i provini delle canzoni lì dove sono nate. «Cerca di conoscere l’artista personalmente, di instaurare una sintonia umana. Abbiamo fatto la pre-produzione e dopo circa un mese siamo andati nel suo studio di Milano per la produzione del disco». Le canzoni saranno nove, tra queste Molto più semplice, il primo singolo estratto, frutto di una sperimentazione sul suono. Il disco sarà pubblicato da Vetrodischi, casa discografica indipendente di Milano. 

«Il traguardo oggi è trovare un’etichetta, laddove in passato questo era un punto di partenza. Il fatto di avere una realtà alle spalle certifica che il tuo progetto esiste e che ci sono dei professionisti che ci credono». Il processo di creazione delle nuove tracce ha impegnato Bocini per diversi anni: «La scrittura è un processo continuo – quando finisco di lavorare e nei momenti di pausa, scrivo. In media due brani al mese, aiutandomi con la chitarra e il pianoforte – la parte che mi porta via più tempo è la chiusura dei testi. Parto da delle idee su accordi e melodie e poi costruisco il resto del brano». L’ispirazione per scrivere non è sempre lineare, alcune idee restano sospese. «Alle volte non completo delle strofe e le metto da parte, quasi a volermene dimenticare. Dopo qualche tempo le riprendo e cerco di trovare un nuovo sbocco per il brano. Sono stralci di canzoni, come gli schizzi di un pittore». Circa venti canzoni scritte in questi anni. 

«Si è persa l’idea di ‘gavetta’ nel senso di ‘fare fatica’: gli artisti investono molto più nella comunicazione che nella formazione, nella pratica sul campo: il ruolo del musicista è per prima cosa quello di stare davanti a un pubblico. Ho ricevuto proposte da parte di talent, ma non riuscirei a cantare le canzoni di altri – tra l’altro la formula del talent si sta esaurendo. È un meccanismo dannoso, non reale, finalizzato a fare audience per una sola stagione».

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