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WHITE Milano, giorno uno. In Tortona 31 una finestra si affaccia sulla Lombardia, dodici vetrine, dodici negozi multibrand. Contemporary Window, la colab tra WHITE e Camera Buyer Italia. Il Gruppo Biffi è il punto di riferimento dello stile milanese – garbo cosmopolita. Rosy Biffi l’ha creato con la sorella Adele, erano gli anni Sessanta.  Dopo corso Genova e Bergamo arrivò Banner, in via Sant’Andrea, nel quadrilatero della moda – fu inaugurato nel 1993, progettato da Gae Aulenti, che lavorò anche all’ampliamento dell’headquarter in corso Genova, nel 2002, disegnato in origine da Toni Cordero. Poi il Biffi B-Contemporary, sempre in corso Genova, di fronte a Biffi Boutiques. Le collaborazioni coi nuovi talenti, gli architetti, i designer, lo scouting internazionale –­ il nome Biffi si è legato nel tempo a un’estetica all’avanguardia dalle radici meneghine.

«Siamo stati tra i primi a collaborare con WHITE e ne apprezziamo l’evoluzione nel corso degli anni, l’attenzione dedicata nelle ultime edizioni alla creatività sostenibile», dice Rosy Biffi. «Molti dei marchi emergenti nascono con una filosofia sostenibile quale parte integrante della loro etica ed estetica. Proprio questa urgenza agisce come motore creativo. Seguiamo con attenzione il progetto Give a Fok-us [l’hub di WHITE che analizza il rapporto della moda con le pratiche produttive sostenibili – direttore artistico Matteo Ward]». A Contemporary Window Biffi Group sceglie il coreano Eudon Choi per Biffi Boutique e per Banner l’inglese Bethany Williams, moda etica e sostenibile: «Più che professionale – spiega Rosy Biffi – la nostra è stata una scelta istintiva. Cerchiamo sempre di presentare proposte inedite e di nostra preferenza personale. Abbiamo voluto dare spazio a due creativi emergenti internazionali che in questo momento sentiamo molto in linea con le tendenze attuali e con il nostro gusto: Eudon Choi per il design pulito, raffinato e d’avanguardia, e Bethany Williams per l’estetica vivace e sostenibile».

1986, Cremona. L’anno in cui nacque il negozio Cose. Da un multibrand ne spuntarono cinque, uno di fianco all’altro, affacciati su Corso Campi come piccole case. L’uomo, e la donna in tutte le fasi, dall’adolescenza ai grandi designer, l’idea era di accompagnare le clienti lungo tutta la vita. Entrare come si entra in casa, senza paura, imbarazzo. Un coinvolgimento tranquillizzante, senza corner dedicati, un amalgama di prezzi – per fronteggiare l’invasione del fast fashion, una ricerca difficile. I magazzini, enormi, si riempiono di merce e i negozi restano contenuti, come mini-teatri affacciati sulla strada. «Io vado ancora in fiera – confessa Elisabetta Giannini a proposito del WHITE – non mi vergogno di dirlo. È fra le più complete e credibili – poi magari perfeziono il lavoro negli showroom». Per Contemporary Window Cose ha scelto il demi-couture della cremonese Simona Grossi, MCLXX Street Couture, vestibilità femminile dedotta dal mondo dello sport.

Elisabetta ha modi cortesi scanditi da una professionalità da perfezionista: «I Golden Goose vennero da me nel 2001 con una valigetta. Quando li vidi, belli, colti, di un’eleganza alla maniera che intendo io, non ebbi un dubbio, ignara di tutto quello che sarebbe successo». Incontri magici, casuali. «C’è un lato interessante che ha determinato il nostro cammino. Noi giriamo per le fiere, per gli showroom, per la strada. Magari ti fermi a un bar a fare un aperitivo una sera dopo che hai lavorato dieci ore e ti capita d’incontrare una persona, quella persona ti racconta qualcosa e riconosci un elemento che ti colpisce, in cui riesci a credere, anche se in quel momento è ancora acerbo, incompleto. La casualità nasce dalla curiosità, dal non avere mai stanchezza – mi ha detto –, dalla voglia di andare a vedere cose che non sai neanche cosa possano essere, dal non avere mai dei blocchi».

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Lampoon è media partner di Contemporary Window, speciale progetto di cross-connection al WHITE Milano 2019. Sarà possibile seguirne gli aggiornamenti, nei prossimi giorni, sul nostro sito e sui canali multimediali di WHITE Milano e CBI.


Qui il primo di questa serie di articoli


Ph: Alice Turchini
Ph Assistant: Alessio Perboni