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I miei personaggi me li sono immaginati come dei giganti” scrive Emanuele Altissimo. “Diego è un gigante incapace di farsi bastare il suo mondo, che sogna di scalare le montagne e prendersi il cielo. Ma soprattutto lo sono Olmo e il nonno. Giganti sono coloro che guardano in faccia il dolore senza più scuse. Che accettano dolori per i quali non c’è consolazione.” Al suo esordio, l’autore torinese classe 1987 ha scritto un romanzo asciutto ma carico di emozioni mettendo in scena la caduta dei suoi personaggi in una ambientazione montana che rispecchia il mistero dell’animo umano. 

Diego, Olmo e il nonno sono in montagna, nella baita comprata dai genitori prima di morire. La speranza è che quei luoghi portino serenità nell’animo di Diego, il fratello maggiore, eternamente irrequieto. Olmo capisce che Diego sta scivolando in un universo dove non si può raggiungerlo, e vorrebbe dare tutto pur di salvarlo. In ingegneria si parla di tensione ammissibile: il punto massimo di sforzo a cui si può sottoporre un edificio prima che collassi. Giorno dopo giorno, Olmo costruisce il modellino dell’Empire State Building: con infinita pazienza, consapevole che la forza dell’edificio sta nella posa di ogni singolo mattone.

Emanuele Altissimo si è laureato con una tesi su David Foster Wallace e ha frequentato il biennio in scrittura creativa della Scuola Holden. Luce rubata al giorno è il suo romanzo d’esordio con cui ha vinto il premio opera prima Edoardo Kihlgren  2019.


Luce rubata al giorno

Bompiani

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