Azzedine Alaia, Elle McPherson – photographed by Gilles Bensimon, 1986
Azzedine Alaia, Naomi Campbell – photographed by Arthur Elgort, 1987
Azzadine Alaia, Farida Khelfa – photographed by Jean Paul Goude, 1984
Azzedine Alaia, Jasmine Ghauri – photographed by Patrick Demarchelier,1991
Azzedine Alaia, Linda Evangelista – photographed by Arthur Elgort, 1991
Azzedine Alaïa, Frederique Van Der Wal – photographed by Arthur Elgort, '80

Text Stefano Guerrini

Un noto detto popolare sostiene che nella botte piccola ci stia il vino buono. Viene subito da ripensare a queste parole guardando le foto esposte sui muri del The Design Museum di Londra per la mostra ‘Azzedine Alaïa: The Couturier’, in programmazione fino al 7 ottobre. In uno degli scatti più noti lo stilista tunisino, ma parigino d’adozione, è affiancato da una modella di bianco vestita, girata di spalle e appoggiata con il gomito proprio sulla testa di Azzedine, e il volto del designer dice tutto. Quello di Alaïa è lo sguardo autoironico e furbo di una persona che sa quanto vale, di chi le donne le conosce bene, di chi ha la missione, per niente segreta, di esaltarne il corpo e la bellezza con le proprie creazioni, uno di quei geni la cui grandezza è data anche dalla capacità di prendersi in giro quando serve, salvo poi diventare serissimo con un paio di forbici in mano, magari mentre scompone nel suo atelier i capi vintage di Balenciaga per studiarne la costruzione o mentre si inventa la famosa cucitura a forma di spirale, nata per modellare la silhouette femminile.

Concepita e curata con Monsieur Alaïa stesso, prima della sua scomparsa avvenuta il 18 novembre del 2017, questa mostra racconta il mondo dello stilista, la natura anticonformista e l’incredibile energia, ma anche la capacità di diventare amico delle sue clienti. Non è un caso che Naomi Campbell, una delle sue modelle preferite, lo considerasse un padre putativo, mentre Grace Jones era spesso ospite alla sua tavola, perché la cucina di Azzedine era sempre aperta ad amici e collaboratori, e il loro rapporto era più profondo di quello fra un sarto e una semplice cliente. Esposte al The Design Museum ci sono proprio alcune delle creazioni che hanno fasciato in momenti diversi il corpo statuario della cantante e attrice giamaicana, così come un famoso mini-dress modellato su quello di Tina Turner, da lei indossato anche nella famosa foto scattata nel 1989 da Peter Lindbergh a Parigi nel backstage di un suo concerto, che la ritrae proprio mentre passeggia abbracciata allo stilista.

La mostra è un percorso di sessanta abiti, dagli anni Ottanta al 2017, a cui fanno da contraltare dei fondali scultura realizzati da nomi del design come Marc Newson, Kris Ruhs, Konstantin Grcic, Ronan & Erwan Bouroullec e Christoph von Weyhe, partner di Azzedine per molti anni, un omaggio allo stilista, ma anche un modo per ricordare il suo legame con la scultura, era infatti soprannominato ‘lo scultore della moda’, e la creatività a trecentosessanta gradi, Alaïa era anche un grande collezionista di oggetti di design.

Abiti in pelle laserata come pizzo, plissettature che diventano architettoniche geometrie per avvolgere e abbellire le forme, maglieria mai pensata in modo così sensuale e seducente, i famosi vestiti-scultura in stretch di lycra, ma anche altri realizzati in rafia o pellami esotici, mentre su una delle pareti campeggia la frase: «La mia ossessione è quella di rendere belle le donne. Quando crei avendo bene in mente questo, i tuoi capi non possono andare fuori moda». Alaïa sfilava lontano dai calendari ufficiali e solo quando aveva qualcosa di nuovo da mostrare, noncurante dei trend passeggeri e dei ritmi del fashion system che non apprezzava e non riteneva giovassero al lavoro di un vero stilista.

Per questo visitare la mostra ‘Azzedine Alaïa: The Couturier’ significa immergersi in un’atmosfera senza tempo, moderna, proiettata verso il futuro, per lo studio dei volumi e delle forme, così come per il modo di trattare i materiali, mai scontato o già visto. E quando alla fine del percorso ci si ferma a guardare il video in bianco e nero di una sua vecchia sfilata, con tutte le famose top degli anni Novanta, da Linda a Christy, passando per Stephanie Seymour, la malinconia che assale pensando di aver perso uno degli ultimi grandi Couturier, lascia spazio alla consapevolezza che Alaïa ci ha lasciato in dono non solo le sue idee e i suoi capi, che rimarranno con noi a lungo, ma anche uno spirito ben preciso, quello di voler essere al servizio della donna contemporanea, del volerla rendere bella e sicura di se stessa, che deve essere un preciso monito e insegnamento per chiunque vorrà intraprendere questo mestiere negli anni a venire.

Azzedine Alaïa: The Couturier

Dates: May 10, 2018 – Oct 7, 2018

designmuseum.org