Agostino Bonalumi, Bianco, 1971
Agostino Bonalumi, Blu, 2012
Agostino Bonalumi, Giallo, 1996
Agostino Bonalumi, Rosso, 1966

Text Giuseppe Fantasia

Quando Agostino Bonalumi (1935-2013), negli anni Cinquanta, stava cercando la propria strada nel mondo e nella modernità, non era da solo. «Con lui c’era tutta una città che faceva lo stesso, c’era Milano e c’erano i milanesi che sentivano la stessa urgenza mettendo in atto il loro talento», spiega il curatore d’arte Marco Meneguzzo. «Era un autodidatta come lo era tutta la città in quegli anni, costretta a reinventarsi dopo una guerra che, tra le altre cose, aveva svelato anche i disastri di una cultura autarchica che aveva rischiato di cancellare l’anima della città». In quel clima particolare di rinascita e sviluppo delle grandi industrie e del design italiano, uno come Bonalumi – che ogni giorno, dalla periferia in cui viveva, raggiungeva la città per mantenersi – trovò l’ispirazione, dando vita alle prime opere che furono poi il presupposto delle successive, quelle più conosciute dal grande pubblico.

La maggior parte le ritroverete nella mostra a lui dedicata, Bonalumi: 1958-2013, allestita al Museo del Novecento di Milano fino al 30 settembre prossimo, la sua prima antologica nella sua città, un progetto promosso dal Comune di Milano-Cultura, dal Palazzo Reale e dallo stesso museo che lo ospita in collaborazione con l’Archivio Bonalumi. Sono centoventi le opere proposte nel percorso, a cominciare proprio da quelle meno note ai più, quasi tutte senza titolo o chiamate, come le successive, semplicemente con il nome del colore ritratto. Opere legate all’informale con l’inserimento di elementi reali come paglia, canne e tubi estrusi composte dopo una giornata trascorsa nel suo studio o una cena nella trattoria di Pino Pomè assieme ai suoi amici e colleghi del tempo, come Manzoni e Castellani. Esordì con loro (i tre fondarono anche una rivista, Azimuth, ma litigarono ferocemente proprio alla vigilia dell’uscita del primo numero) presso lo studio di Baj per poi continuare da solo («personalmente – dichiarò – sono un solitario») fino ad arrivare agli anni Sessanta e agli inizi dei Settanta quando il suo ‘tondo imbottito’ col centro segnato diventò subito un’icona, la sua icona.

Fondamentale, nella sua opera, come avrete modo di constatare voi stessi visitando questa mostra (il catalogo è stato realizzato da Silvana Editoriale), è la monocromia, scelta, come dichiarò l’artista, «per chiudere a fraintendimenti sempre in agguato». «La monocromia è quando il colore non scrive le forme, ma è esso stesso che, essendo luce, è possibilità della forma, è come lo vedevano i greci antichi, il limite e il guscio della cosa».

Il percorso espositivo di Palazzo Reale è ordinato cronologicamente e arriva fino ai lavori più recenti, dopo la riscoperta che lo portò negli anni 2000 a ricevere importanti premi e ad esporre la sua Opera Ambiente al Guggenheim di Venezia. Tre sono le grandi installazioni presenti: Blu Abitabile – opera di pittura ambiente realizzata nel 1967 – Struttura Modulare Bianca – ricostruzione dell’opera presentata per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1970 – e una parete di grande superficie esposta nel 2003 a Darmstadt. Tra le sorprese, otto rare opere su carta realizzate a ridosso di quelle ambientali, che rivelano l’accuratezza e la costante dedizione al pensiero spaziale.

Da non perdere, poi, un estratto, della durata di 12 minuti sui 60 complessivi, del documentario Agostino Bonalumi. L’intelligenza dei materiali (2018), realizzato da Archivio Bonalumi e Zenit Arti Audiovisive, con la regia di Fabrizio Galatea e la direzione storico-artistica di Francesca Pola, che potrete poi veder per intero il 18 settembre prossimo quando sarà trasmesso integralmente da Sky Arte.


Bonalumi: 1958-2013

Fino al 30 settembre 2018

Museo del Novecento, Piazza Duomo, 8 – Milano

Tel. 0288444061 – museodelnovecento.org