Ferré Alta Moda 1987
Ferré Alta Moda 1987
Ferré Pret à Porter 1990
Ferré Pret à Porter 1992
Giorgio Armani Womenswear Fall Winter 1992-1993
Giovanni Gastel, Dior, Brenda, 1988
Giovanni Gastel, Donna Steeve 1990

Text Rocco Moliterni

Vi ricordate i gilet multicolori che Renzo Arbore indossava nelle sue fortunate trasmissione televisive? Alcuni portavano  la firma di Fortunato Depero (di cui Arbore è appassionato collezionista) eclettico futurista che nella sua lunga carriera si cimentò a tutto campo dalla moda all’arte, dal packaging alla pubblicità. Molte delle sue creazioni (pensiamo ad esempio alla famosa e anch’essa fortunata bottiglietta a forma di cono) erano realizzate per il marchio Campari, brand storico del beverage italiano, che da poco ha compiuto i 150 anni. Gli intrecci tra questo marchio, l’arte  e la moda ritornano nella mostra Storie di Moda. Campari e lo stile, curata da Renata Molho, che occupa gli spazi della  Galleria Campari, il museo aziendale, firmato dall’architetto Marco Botta, nell’ex stabilimento di Sesto San Giovanni,

Lo stile Campari si deve forse soprattutto una geniale intuizione di Davide Campari,  figlio di Gaspare, il fondatore dell’azienda. Negli anni Trenta Davide capì tra i primi il valore della pubblicità e del marketing e affidò a Fortunato Depero, allora sulla cresta dell’onda, il disegno della bottiglietta per il nuovo Campari Soda, che si affiancava ai cavalli di battaglia dell’azienda, il Bitter analcolico e il Cordial. Non che Gaspare non avesse già capito l’importanza della visibilità del marchio, se si pensa che nella seconda metà dell’800 aveva aperto in Galleria Vittorio Emanuele, ossia nel cuore di Milano, il Caffè Camparino.

Ma come inseguire lungo 150 anni l’evoluzione di questo stile, riassunto nel claim ‘Red Passion’,  attraverso la moda, ma anche gli spot televisivi (l’ultimo firmato da Paolo Sorrentino, ma in passato ci fu anche lo zampino di Fellini) o il cinema? Renata Molho, giornalista che a lungo ha lavorato nel gruppo Vogue, ha articolato l’esposizione in quattro segmenti tematici:  ‘Elegance’; ‘Shape and Soul’; ‘Futurismi’ e ‘Lettering’, mettendo in dialogo opere provenienti dall’archivio di Galleria Campari con prestiti da case di moda, musei e fondazioni. Oltre a Depero sono infatti numerosi gli artisti che si sono impegnati sul marchio, basti citare Bruno Munari, Marcello Dudovich, Franz Marangolo, Ugo Nespolo. I loro lavori compaiono accanto alle creazioni e ai bozzetti della Fondazione Gianfranco Ferré e agli abiti scultura dalla Fondazione Roberto Capucci. E il viaggio nella mostra diventa una cavalcata che intreccia ieri e oggi,  manifesti della Belle Époque, bozzetti e abiti di Giorgio Armani, lavori pubblicitari per l’azienda in pieno stile Sixties, un abito e accessori della linea ‘Balmoda’ di Laura Biagiotti, omaggio al maestro futurista Giacomo Balla, senza dimenticare la moda di Raffaella Curiel, che nel 1986 è stata ispirata ai disegni di Fortunato Depero per Campari e infine capi vintage di grandi  stilisti in prestito da A.N.G.E.L.O. Vintage Archive.

Ma è anche un viaggio attraverso il modo di fare comunicazione, sia radiofonica che televisiva, per un brand che ha dimostrato di avere nella sua storia mille vite: oggi, a dargli popolarità, è il successo di una bevanda come lo spritz, che vede il bitter Campari tra i suoi ingredienti più gettonati. E se da un lato gli ultimi spot ne mostrano il successo contemporaneo, chi ha qualche anno di più riesce a commuoversi rivedendo il Carosello in bianco e nero degli Anni 60 con Paolo Poli  che cantava ‘Bitter Campari è l’aperitivo che piace a tutti, chi non lo sa…’