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L’Italia si conferma tra i primi dieci paesi al mondo per numero di interventi di chirurgia plastica estetica: un dato che emerge dall’ultima statistica condotta da ISAPS-International Society of Aesthetic Plastic Surgery che evidenzia. Il mercato italiano è quinto dopo Stati Uniti, Brasile, Giappone e Messico mentre precede Germania, Colombia e Tailandia. Nel dettaglio, gli italiani si sottopongono soprattutto a operazioni di blefaroplastica (rimodellamento palpebre e contorno occhi), mastoplastica addittiva (aumento del seno) e liposuzione (eliminazione di punti di grasso). Sul fronte degli interventi non chirurgici, il peeling facciale e le iniezioni di botulino e acido ialuronico sono i trattamenti più richiesti.

L’undici gennaio Yolanda Hadid ha compiuto cinquantacinque anni. Madre delle top model Gigi e Bella, Yolanda ha festeggiato condividendo con i suoi oltre tre milioni di follower su Instagram la ritrovata bellezza, libera da interventi estetici. Il post è stato commentato circa quindicimila volte. ‘Fifty Five and smiling from the inside out. Finally back to the original 1964. Living in a body free of breast implants, fillers, botox, exstensions and all the bullshit I thought I needed in order to keep up with what society conditioned me to believe what a sexy woman should look like until the toxicity of it all almost killed me’. La scelta di Yolanda Hadid va letta in un contesto contemporaneo dove femminilità e femminismo hanno trovato una nuova dimensione. «In una fase socioculturale in cui le donne prende sempre più consapevolezza della propria forza, entrano in crisi i modelli di bellezza omologati e costruiti sul supposto ‘desiderio maschile’ veicolato dalla chirurgia estetica. Donne che si sono sottoposte anni fa a interventi, si ritrovano oggi con il desiderio di tornare indietro», ha commentato il sociologo Francesco Morace, che affronta questo tema nel libro Futuro + Umano, pubblicato lo scorso novembre. All’epoca del Me Too e del Body Positive rilanciare sulla consapevolezza di un aspetto naturale è uno statement.

Artist Federico Picci

Aumentano le richieste di correzione degli esiti di precedenti interventi estetici. Questa tendenza non riguarda solo gli interventi più invasivi, in base all’ultimo sondaggio condotto da Syneron Candela, una persona su cinque non è soddisfatta del risultato dopo essersi sottoposta a un trattamento di permanent make up. Secondo un sondaggio condotto da Eurispes, a modificare il proprio corpo con la chirurgia estetica sono 17 donne italiane su cento e il 2 per cento lo ha fatto più di una volta. Tra le più giovani, di età compresa fra i 18 e i 24 anni, più di una ragazza su cinque – il 21,4% – si è rivolta al chirurgo almeno una volta nella vita e il 3,6 per cento lo ha fatto più di una volta.

«La nostra società ha fatto dell’immagine femminile un tema centrale. Si dà valore a un canone estetico, che non prevede l’invecchiamento. Le donne, per quanto istruite e consapevoli del loro valore sociale e della loro autonomia economica, continuano a sentirsi condizionate dal proprio aspetto fisico nella sfera affettiva», ha sottolineato Emi Bondi, direttrice dell’Unità Struttura complessa Psichiatria 1 dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. L’insicurezza, la difficoltà a relazionarsi e la precarietà dei rapporti affettivi della società attuale si traducono nel tentativo di correggere il proprio corpo facendo ricorso alla chirurgia estetica. «Le richieste di interventi in pazienti di giovane età sono l’evidenza di come il voler rispondere ai canoni estetici imposti da media sia ancora l’attualità. Anche scegliere di tornare indietro, ridurre il seno o le labbra, sembra più una moda – che in questo periodo detta canoni diversi rispetto a qualche anno fa – piuttosto che la ripresa di consapevolezza della necessità di sapersi accettare. Il desiderio di uniformarsi ai canoni della società, per restare ‘competitive’ nelle relazioni affettive, nasconde l’insicurezza cronica del genere femminile che, nonostante le lotte per la parità di diritti e l’impegno femminista, si sente inadeguato e sempre condizionato dal giudizio altrui, sia del maschio sia delle altre donne».

Ph. Guillermo Mora

Dagli eccessi degli anni Ottanta, quando la chirurgia era appannaggio solo delle fasce più abbienti, alla sua democratizzazione, oggi secondo il tariffario 2019 del Sies, l’impegno per un intervento di mastoplastica addittiva è compreso, in media, tra i 4500 e i 6500 euro. I primi a promuovere interventi meno drastici sono proprio i chirurghi. Tiziana Lazzari, medico, chirurgo estetico e autore del libro La bellezza del tempo. Guida all’antiaging tra benessere e armonia, afferma: «Nella mia esperienza il pentimento non è così frequente. Forse merito anche mio, che da anni vengo definita nella città in cui opero ‘la signora dei no’. Gli eccessi in chirurgia estetica non pagano. Occorrono interventi mirati che contrastino gli inestetismi e i naturali processi di invecchiamento, senza alterare la fisionomia ed esporre a rischi eccessivi».

Il ritorno alla bellezza naturale costa. Togliere delle protesi comporta una nuova operazione, che in linea generale costa come l’impianto, cui bisogna aggiungere, in alcuni casi, un lifting nella zona interessata. Diverso il discorso di botox e filler. Il primo è un farmaco che si inietta sul muscolo e che si consuma in media in tre mesi – anche se la durata è direttamente legata alle caratteristiche e alle abitudini del paziente. Ha un prezzo variabile, tra i 250 e i 600 euro a trattamento. I filler si dividono tra permanenti, come il silicone, e riassorbibili come l’acido ialuronico, che costa tra i 350 ai 500 euro per 1cc.

«Il nostro obiettivo di dermatologi è da sempre curare la pelle, la bellezza ne è una conseguenza. Gli interventi devono essere progressivi – per non stravolgere i lineamenti e per permettere a chi si sottopone a queste procedure di monitorare step by step i risultati. Secondo la nostra esperienza, le persone che chiedono trattamenti riparatori sono state oggetto di interventi troppo aggressivi che hanno stravolto la loro immagine in cui non si riconoscono più. Un tempo si usavano filler permanenti – sono soprattutto le persone che ne hanno fatto uso a chiedere di rimuoverli, perché oltre a cambiare in modo radicale l’aspetto, con conseguenze caricaturali quando il resto del viso invecchia, hanno problemi di rigetto, che portano a situazioni infiammatorie anche gravi. In questi casi l’unica soluzione è l’intervento chirurgico invasivo, a volte anche con sonde laser che distruggano la sostanza», ha concluso Marina Romagnoli, dermatologo e segretario generale di Isplad-international society of plastic-regenerative and oncologic dermatology.

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