Text Domenico Paris


Primo: prendila con calma.

Secondo: mantieni la mente flessibile.

Terzo: impara ad adeguarti a quello che non puoi cambiare.

Enunciati così, uno dopo l’altro, questi precetti sembrano quasi dei comandamenti di una confessione religiosa. E…sì, è esattamente quello che sono!

Ci troviamo proprio di fronte ai tre pilastri della chiesa più simpatica del mondo, quella dei Dudeisti.

Facciamo un salto indietro, esattamente a quattro lustri fa, nel 1998: nelle sale cinematografiche faceva la sua comparsa la settima fatica dei fratelli Cohen, Il Grande Lebowski. Come sempre nelle pellicole dei due registi di St. Louis Park, a una trama disturbata e straniante si legava indissolubilmente un cast di personaggi esagerati e irripetibili, tra i quali il protagonista, Jeffrey ‘Dude’ Lebowski (portato sul piccolo schermo dal futuro premio Oscar Jeff Bridges).

Dopo una prima accoglienza piuttosto tiepida da parte del pubblico, le strampalate avventure dello scioperato giocatore di bowling e bevitore di White Russian (ispirate, tra l’altro, a quelle reali di Jeff Dowd, primo finanziatore dei Cohen), negli anni immediatamente successivi resero il film un autentico cult movie amato da milioni di spettatori e scelto dalla National Film Registry degli Stati Uniti per la Biblioteca del Congresso.

Quello che però nessuno avrebbe potuto immaginare era che le, strampalate avventure in celluloide potessero trasformarsi un giorno in un modello ideologico e comportamentale talmente paradigmatico da originare la nascita di un nuovo ‘credo’. È quello che avvenne nel 2005, quando il giornalista americano Oliver Benjamin, folgorato dal Drugo-pensiero, istituì ufficialmente The Church of The Letter-Day Dude, che ad oggi conta svariate centinaia di migliaia (forse milioni) di adepti.

Resistenza oltranzista alla frenesia moderna, esaltazione dei piccoli piaceri della quotidianità, allontanamento di qualsiasi pressione sociale e serafica accettazione dei fatti della vita: per quanto difficile da credersi, la maieutica pigra e sfattona di un antieroe cinematografico è diventata un modello nella ricerca della felicità e della pace interiore –  Con tanto di predicatori sparsi in ogni angolo del globo. Il Dudeismo lebowskiano si presenta come una summa teologica nei The Tao Dude Ching (un libro diffuso on line a partire dal 2009 che mescola il Daodejing con i dialoghi de Il Grande Lebowski) con aggiunta di parole di profeti e filosofi. Volete qualche nome? Lao Tzi, Epicuro, Buddha e, beh, sì, ovviamente anche Gesù Cristo.

Chissà cosa avrebbero detto i fratelli Cohen se venti anni fa gli avessero raccontato che, oltre ai massimi riconoscimenti legati al loro mestiere, avrebbero avuto anche l’onore di dar vita (seppur indirettamente) a tutto questo?