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La prima edizione della fiera di design EDIT si è svolta dal 6 al 9 giugno nel complesso medievale di San Domenico Maggiore, nel centro di Napoli. Ideata dalla storica del design e curatrice Domitilla Dardi e dall’imprenditrice Emilia Petruccelli, EDIT colma una lacuna nel sistema delle fiere di design, promuovendo il design editoriale o design d’autore: una categoria attorno alla quale ruotano designer, aziende e artigiani e che interessa tutti gli aspetti della produzione, dall’ideazione e fabbricazione al branding e alla distribuzione, coniugando ricerca espressiva a processi di produzione seriali e di alta qualità.

EDIT è il frutto di una sinergia di competenze: «Dopo dieci anni come proprietaria di uno spazio commerciale a Roma [il concept store Galleria Mia, poco lontano da Piazza del Popolo] Emilia [Petruccelli] voleva fare qualcosa di nuovo – una fiera. Voleva farla a Napoli», spiega Dardi. «Avremmo voluto organizzare una fiera che non fosse dispersiva, di ricerca, e che puntasse sulla qualità, con approccio curatoriale».

Se è vero che in Italia la contrapposizione Milano/Roma è un assioma, Susan Sontag scriveva ne The Volcano Lover che ogni cultura – e città – ha un proprio sud, e che per Roma questo è Napoli. Per ragioni storiche, culturali e persino climatiche, la città partenopea è quasi l’opposto di Milano, capitale del design in Italia. «Napoli è sempre stata una città aperta al mondo, con una vocazione di ascolto e scambio con l’arte contemporanea. Non ha mai interrotto la relazione creativa e produttiva attraverso la presenza industriale ed è sempre stata una storicamente aperta all’Europa: i Borbone hanno creato una rete fra le diverse monarchie Europee che altre città italiane come Milano e Roma non hanno mai avuto», dice Dardi.

EDIT basa parte della propria identità sulla storia di Napoli, sulla sua tradizione artigianale e sul suo ruolo di porto aperto sul Mediterraneo. Tra gli espositori stranieri, alcuni provenivano dal Libano, come Nayef Francis, che ha presentato sedie tubolari e lampade da terra a intreccio in faggio e vimini. L’Olandese Dirk van der Kooij, ha partecipato con una selezione di mobili realizzati in plastica riciclata, come il Meltingpot Table, ottenuto riscaldando e comprimendo i prototipi 3D scartati dal designer, mentre Nika Zupanc ha esposto, fra gli altri, un mobile cilindrico con cassetti: un esempio del suo approccio ironico al design contemporaneo.

Fra gli espositori in Italia, Gaetano di Gregorio, da Venezia, ha presentato prototipi di piastrelle , vasi e altri oggetti ottenuti aggregando gli scarti di argille e semilavorati industriali per l’edilizia a base di ceramica, mentre House of Ita, di Margarita Aleksievska Sclavi, ha allestito uno stand di tessuti in lino dipinti a mano con illustrazioni di gioielli bizantini. La storica manifattura Bitossi mostrava campioni di oggetti in ceramica, fra cui vasi dei giovani Benjamin Hubert e Formafantasma. Dardi e Petruccelli hanno anche creato un programma di residenze, collegando designer di diversi paesi esteri con produttori campani. Ispiratosi alla costiera amalfitana, Reinaldo Sanguino, artista Venezuelano di stanza a New York, ha collaborato con Ceramiche Fes per creare nuove ceramiche con tecniche antiche; il duo di designer italiano Faberhama, da Amsterdam, ha lavorato per la prima volta la seta con tessitori locali; mentre il libanese Khaled El Mays ha creato una serie di sgabelli moderni con artigiani dei quartieri spagnoli a Napoli.


EDIT Napoli

6 giugno 2019: opening privato

7 – 9 giugno 2019: apertura gratuita al pubblico h 10.00 – 19.00

Complesso di San Domenico Maggiore – Vico San Domenico Maggiore 18, Napoli (Italia)