A Flamenco Catharsis by Manson
Bally Retrosneakers by Lorenzo Cisi – for Bally
Baton by Alber Moya – for Dries Van Noten
FℲ is for... Fendi by Wiissa – for Fendi
Kilon Shele Gan Gan by Dafe Oboro – for Mowalola Studio

Text Michele Zeni
@michelezeni

La première del docu-film McQueen ha aperto la quinta edizione del Fashion Film Festival Milano lo scorso 20 Settembre – uno sguardo personale alla vita, lavoro e talento creativo dello stilista britannico Lee Alexander McQueen, con una narrazione divisa in cinque capitoli. «Il nostro film non è sull’omonimo brand, ma sull’uomo che l’ha creato – spiega Ian Bonhôt, il co-regista, insieme a Peter Ettedgui – Abbiamo provato a parlare a un pubblico con nessuna conoscenza di moda, cercando di far percepire al meglio la persona di Lee e di coinvolgere emozionalmente lo spettatore, che altrimenti avremmo rischiato di perdere». Il duo creativo del lungometraggio tiene alto il ritmo delle emozioni per tutta la durata del film attraverso interviste inedite ai membri chiave della famiglia McQueen e video di archivio che raccontano la genesi di uno dei migliori esempi della moda contemporanea.

Un mondo da molti percepito effimero, quello della moda, McQueen l’ha saputo modellare rendendolo il luogo della piena libertà di espressione. Nato e cresciuto nella periferia est di Londra, Alexander, ultimo di sei figli, è sempre stato attratto dalla silhouette femminile, ben strutturata e avvolgente, sensuale. Dopo vari apprendistati e un master in design presso l’università Central Saint Martins di Londra, McQueen lancia il suo brand nel 1992. Una vita, la sua, alla stregua degli ossimori, in una continua guerriglia tra vita e morte – il romantico e il gotico si fondono, e diventano il fulcro della sua estetica, presenti negli abiti sartoriali così come nei suoi spettacoli. Vizi, dipendenze, salute precaria. Rapporti difficili di affetto: sulle punte, uno dei più celebri, quello con l’aristocratica Isabella Blow, editor della rivista Tatler, prima strenua sostenitrice di McQueen e finanziatrice, poi sua musa.

La storia della vita del designer britannico è accompagnata dalle colonne composte da Michael Nyman, che inserisce nel documentario quella musica minimalista che Alexander ascoltava nel suo atelier nelle notti intense di lavoro. Un anno fa, nel febbraio 2017, Ian e Peter si trovavano a Berlino alla ricerca di fondi per il loro progetto. Bonhôte racconta che sono bastati tre giorni per ottenere il budget prefissato per realizzare il film, con finanziamenti provenienti da fonti esterne al mondo della moda. «Il film sta viaggiando per il mondo – dice Bonhôte – e sta riscontrando un notevole successo, anche in Polonia, Svizzera, Israele, Taiwan. Oltre qualsiasi barriera culturale, le persone si identificano in lui».

Con il fine di costruire una comunità che possa scoprire, promuovere e supportare i nuovi talenti, è nato il Fashion Film Festival Milano. Da cinque anni, sotto la direzione di Costanza Cavalli Etro, celebra la moda nel più attuale dei suoi linguaggi, il fashion film. Patrocinato dalla Camera Nazionale della Moda Italiana e dal Comune di Milano, FFFMilano ha aperto le porte a sei giorni di intrattenimento e cultura durante la settimana di Milano Moda, avendo come parte della propria missione due progetti di rilievo: FFFMilanoForWomen e FFFMilanoForGreen. Il primo, forte del successo della precedente edizione del festival, viene riproposto con una consolidata volontà di dare spazio al talento femminile. Il secondo divulga la tematica del sostenibile in ambito moda, partendo dall’anteprima del documentario RiverBlue, sul processo produttivo di vestiti ecosostenibili e sulle possibili soluzioni per un futuro più verde.

Il primo giorno di Festival si è aperto con la proiezione di Here/Now, diretto per Stella McCartney da Marie Schuller, fotografa e film-maker tedesca trapiantata a Londra, già vincitrice di FFFMilano in passato e con alle spalle le direzione di campagne-film per brand come Givenchy, Versace e Selfridges. Ivan Olita, regista di origini italiane residente a Los Angeles, ha portato due sue lavori – il primo, Muxes per il brand Nowness, sul tema della diversità, il secondo, Donatella Versace Tribute, per CNN Style, che racconta la vita di una delle donne più celebri del sistema moda. Tra i vincitori proprio Olita (con Muxes che viene premiato come miglior documentario), Lola Bessis, che con Runaway Baby, per Chloé, ha vinto invece i premi di miglior styling, miglior nuova direzione e miglior nuovo fashion film. Paused By Wim Wenders, del regista Wim Wenders per Jil Sander ha portato a casa quattro vittorie nelle categorie di migliore produzione, migliore fotografia, migliore regia, e miglior fashion film. A MJ Delaney, autore di Who Made My Clothes, il premio di migliore fashion film sostenibile.