Aldo Mondino (1938–2005), Immaginare il podere, 1965
Mario Radice, Senza titolo, Composizione R.S., 1939-40, olio su tela, cm 63 x 50,5
Carol Rama, Mana 1955, Olio su tela 100X80, Biennale di Venezia 1956, Stadtisches Museum 1957,Italianische Maler, Arte concreta Torino-Sala Bolaffi 1970
Cipriano Efisio Oppo, Autoritratto, 1911, Olio su tela, 35cmX33.5cm
Mario Menin, Ritratto simultaneo di Benedetta, 1938, Olio su tavola, 226cmX160cm
69_Savinio, Senza titolo, 1930, olio su tela, 65x54 cm Fronte
70_Giorgio de Chirico, Ettore e Andromaca, 1959, olio su tela, 80 x 60 cm
Lucio Fontana, Concetto Spaziale, Attesa, 1964-1965, Idropittura su tela, azzurro, 46cmx38cm
Jiri Kolar, Omaggio a La May Desnuda (Goya) 1969 - cuborollage su cartoncino - 32cmx66.1cm

Text Rocco Moliterni

Cosa di più attuale, il giorno dopo la proposta del governo di regalare appezzamenti di terreno alle coppie che fanno il terzo figlio, di un’opera che si chiama Immaginare il podere? Esistono artisti visionari in grado di creare opere che diventano attuali anni dopo la loro morte. Aldo Mondino, forse l’ultimo dada italiano, scomparso a 67 anni nel 2005, era uno di questi.

L’opera è divisa in due parti: sopra un spazio quadrettato bianco e vuoto, sotto il disegno a colori quasi infantile di una fattoria. Al centro una tavolozza da pittore. Immaginare il podere (realizzata nel 1965, in realtà giocava in anticipo con uno degli slogan più famosi del ’68) campeggiava accanto a bassorilievi medievali nello stand della galleria Benappi a Flashback, la fiera di scena al Pala Alpitour di Torino fino al 4 novembre scorso. Se la coppia cui potrebbe interessare Immaginare il podere decidesse davvero di fare un figlio potrebbe sempre comprarsi la culla in legno tutta fregi e taffetà rosa, del XIX secolo, con piedi a forma di delfino, in bella vista nella galleria Social Art di Masoero.

‘Tutta l’arte è contemporanea’ è lo slogan di Flashback, ideata e diretta da  Stefania Poddighe e Ginevra Pucci che si rivela sempre più l’alternativa ad Artissima. Se Artissima, con le sue centonovantacinque gallerie dedicate al contemporaneo, è ormai l’ammiraglia delle fiere torinesi, Flashback con le sue cinquantuno gallerie che mescolano antico e moderno è una cacciatorpediniera. Vi si trovano i grandi del Novecento e dell’Ottocento – da Fontana (un suo taglio di medie dimensioni costa 980 mila euro da Mazzoleni) a Grosso, da Balla (la serie delle stagioni con le donne in rosso, del 1937, fa pensare a Boccasile: chi avrà influenzato chi?) a Boldini, da Casorati a Campigli.

Non mancano i poveristi come Pistoletto, Paolini e Boetti – l’arazzo Tutto da Tornabuoni –, nonché Carol Rama (incanta un suo autoritratto del 1948 alla Galleria del Ponte). Si può spaziare anche verso l’arte antica con statue, mobili, crocifissi, gioielli e giapponeserie. C’è perfino un Canaletto in vendita a 2 milioni e mezzo di euro. Un posto d’onore appena si entra è riservato alla Galleria di Gian Enzo Sperone che propone nel suo stand la mostra Ritratti/autoritratti, e nel cuore della fiera la grande installazione The Wenderer, Hunter and Reverie di Toni Matelli, triade di bizzarri personaggi di grandezza uno a uno.

Il filo conduttore di quest’anno è mutuato dal libro di fantascienza di Chad Oliver Le rive di un altro mare, che racconta di rapporti tra realtà differenti e in continua ridefinizione, un dialogo tra diverse forme di civiltà, diversi mondi. Un po’ come quelli che si incontrano in fiera. Da non dimenticare Opera viva di Alessandro Bulgini & C. – l’artista tarantino-livornese si aggira tra i vari stand con il suo abito rosso da giannizzero – la mostra dei  manifesti che in Piazza Bottesini a Barriera di Milano scommettono sulla riqualificazione attraverso l’arte di quella parte di periferia torinese e Francesco Valeri che realizza live, ispirandosi a Chad Oliver,  Le rive di un altro mare: un wall painting di più di 60 metri quadrati, eseguito in diretta durante i giorni della fiera.