The artworks exposed at Trattoria Bagutta
The Interiors of Trattoria Bagutta
A cartoon representing Premio Bagutta's jury
Teatro La Fenice in Venice where Campiello priezegiving takes place
Bagutta' dinners are today hosted at the Sala dell'Ermellino (Casa degli Atellani, Milan), overlooking Vigna di Leonardo
Casa degli Atellani by Piero Portaluppi, 1919
Helena Janeczek, winner of Premio Strega 2018 for the book 'La ragazza con la Leica'
The television presenter Aba Cercato in a picture of the 1968s edition

Text Giacomo Andrea Minazzi
@giacomominazzi

Le opere del Bagutta hanno trovato una nuova casa. L’università Bocconi ha messo a disposizione alcuni dei suoi spazi, nella sede di via Röentgen, per ospitare i tesori raccolti – meglio, ammassati con amore – sulle ex pareti dell’osteria toscana aperta da Alberto Pepori nel 1926.

«Sono il ricordo di un’atmosfera irripetibile. Le Liste di Vellani Marchi, soprattutto, con la loro vivacità, i loro riferimenti precisi, gli autografi di tanti artisti e scrittori sono la testimonianza di un mondo che non c’è più» – racconta la Professoressa Elena Pontiggia che si sta occupando della catalogazione delle opere. È un «filo di toscaneggiante ironia» a segnare in modo inconfondibile questo vero e proprio corpus di memorie meneghine.

«L’allestimento è stato realizzato da Daniela Volpi e dal suo studio di architettura. Daniela ha compiuto il miracolo di ricreare l’atmosfera confidenziale del Bagutta, ricostruendo uno spazio raccolto e accogliente in cui si possono vedere le Liste e le opere, o sfogliare i libri che hanno vinto il Bagutta (il premio letterario inaugurato nel 1926 nell’osteria toscana, ndr.)».

Era maggio quando il Bagutta chiudeva definitivamente i battenti nell’omonima via. Dai suoi muri, dove erano state amorevolmente ‘ammassate’ per anni, venivano staccate una a una quelle opere che per anni erano state realizzate e lasciate in omaggio da decine e decine di artisti che avevano qui una seconda dimora, punto di riferimento di una milanesità. Da lì, finirono in meno dignitosi scatoloni in un magazzino a Lambrate in attesa di un’asta, dove li trovò Marina Rocca che, con il marito Gianfelice, decise di salvarli anonimamente – il nome della famiglia è venuto fuori solo più avanti.

È un nuovo capitolo, un nuovo passaggio, testimone di un affetto che lega i milanesi alla loro città, e alla loro storia, quasi una famiglia, di un sano mecenatismo.

Da giovedì 25 ottobre 2018

Accesso libero

Lunedì > venerdì, 8:00 > 18:00

Sabato, 8>12

Piano -2