Mwangi Hutter, Viewing a point, 2016
Lerato Shadi, Tlhogo, 2010-2018, performance relic (still)
Mwangi Hutter, The most beautiful dream I'm dreaming, 2018, acrylic on canvas
Mwangi Hutter, The roar of unspoken voices, 2018, acrylic on canvas
Vincent Witomski, Untitled, 2018, oil on paper

Text Greta Bisello

«E tu chi sei davvero?» Sembrano domandare i sei volti all’entrata della C-Gallery che ospita IM-PERFECTION, la mostra curata da Elena Korzhenevich. La serie titolata Viewing a point, del duo kenyota tedesco Mwangi Hutter, invita e sprona lo spettatore a indagare sul concetto di identità e personalità, la propria.

Questo lavoro, che trova il suo spazio nella prima sala, dialoga con And if I die? dell’egiziana Amira Parree. L’artista compone con i propri capelli intrecciati in un tessuto bianco la scritta: «Perché non tutto è stato detto dal mio corpo», una riflessione sui limiti della materialità umana e sull’importanza delle nudità e dell’essenza che troppo spesso vengono celati. In ogni stanza, tre nel complesso della galleria, le opere comunicano tra loro e vivono specchiandosi rispettivamente l’una nell’altra.

Korzhenevich ci conduce attraverso le stanze in un percorso fisico ed emotivo raccontandoci l’immagine dell’artista Lerato Shadi, Thlogo, realizzata in occasione di una sua ‘anti-performance’. Non è possibile riconoscere l’artista ma soltanto un bozzolo rosso realizzato a uncinetto su piedistallo bianco nel quale Shadi decide di intrappolarsi cucendo la sua seconda pelle, così da diventare un oggetto da esposizione della galleria. In un’incessante tensione tra interno ed esterno, tra apparenza ed essenza. Specularmente, di fronte al bozzolo, su tela, c’è una farfalla. L’immagine in black and white si mostra nella sua eterna e iconica accezione di trasformazione. Niente è per sempre, niente rimane uguale a se stesso e probabilmente soltanto la morte riesce a stigmatizzare un corpo – quello che accade ai fossili bloccati nello spazio e nel tempo.

La mostra è una commistione di arti figurative che si avvale anche di proiezioni, è il caso di Breathed (ancora Hutter): una sagoma umana si muove sinuosa con moto incessante che ricorda l’apertura alare di un uccello nello spostamento d’aria che produce volando, verso la libertà. L’uomo, per natura fallace e perituro, è alla continua ricerca di qualcosa o qualcuno che lo completi, un bisogno ancestrale rappresentato dalla parete Union dance series, del duo kenyota tedesco, una danza coreografata dall’unione di due corpi che riconosciamo come uomo-donna nel bianco e nero che ritorna. «Un tentativo, a volte anche doloroso» spiega Korzhenevich «una lotta per cerca di stare insieme all’altro in un abbraccio»; l’acrilico che sgocciola è la traccia di quanto si perda di sé per darsi all’altro.

Due piccoli cumuli di cenere bianca e nera protetti in teche di vetro attirano l’attenzione: «Su richiesta, ho dato a Hutter due taccuini rossi, anche se l’artista li avrebbe preferiti uno bianco e uno nero», spiega la curatrice «ricevo indietro delle ceneri, quasi un processo alchemico e una riflessione su come nulla sia destinato a durare». La stanza al piano di sotto ci conduce per mano verso l’ultima fase, quella contemplativa. Figure dipinte a terra da Murice Pefura: molteplici sé che si guardano parlando l’uno con l’altro. In sottofondo, una melodia che suona come un mantra e un’immagine di donna che riprende quella al piano superiore, anche lei perfettamente imperfetta.

IM-PERFECTION

Elena Korzhenevich

C-Gallery, Milano

Sept 18, 2018 – Nov 2, 2018

Via Privata Giovanni Ventura 6, 20134 Milano

cgallery.it