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Avere tutto senza possedere nulla. Tra il minimalismo puro, che predica il ritorno all’essenziale, e il consumismo che ci fa acquistare su Amazon qualunque capriccio solo perché viene recapitato direttamente a casa, arriva come perfetto compromesso l’arte del noleggio.

Lo spunto, per alcuni, è stata la crisi economica. Per i più si tratta di abbracciare una vera e propria filosofia, con l’obiettivo di vivere senza zavorre, più leggeri. «Si tratta di una tendenza che osservo fin dagli anni Novanta, ma che adesso ha una declinazione diversa», spiega Francesca Rigotti, filosofa, saggista, docente presso l’Università della Svizzera Italiana e autrice della Filosofia delle piccole cose«Viviamo in un’epoca storica in cui, paradossalmente, siamo circondati sempre da più oggetti, soprattutto tecnologici, che hanno però vita molto breve: perché allora volerne il possesso esclusivo, quando in realtà possiamo utilizzarli solo per il periodo di tempo in cui ci servono? In fondo la gratificazione è la stessa. Anche io, che ho basato la mia vita sulla conoscenza, possiedo pochi libri, ma sono una grande frequentatrice delle biblioteche pubbliche».

Pratica già molto diffusa all’estero, in Paesi come Francia e Germania, in cui gioca un ruolo importante anche il rispetto per l’ambiente, in Italia il noleggio sta crescendo. Secondo uno studio realizzato da un’indagine Doxa per Findomestic, gli italiani stanno scoprendo vantaggi e gioie dell’affitto di beni che un tempo non avrebbero esitato ad acquistare. Quindi non solo le automobili e le bici a tempo, vero successo della sharing economy, ma anche smartphone, attrezzi per il giardino, abiti da sera, set di valigie per un lungo viaggio. «Si tratta di un passo importante per gli italiani, che tradizionalmente sono un popolo di proprietari», commenta Claudio Bardazzi, responsabile dell’Osservatorio Findomestic che ha commissionato la ricerca. «Per molti di loro la vera scoperta è stata che, quando si noleggia, si ha accesso a una serie di vantaggi, come l’assicurazione e l’assistenza dedicata».

Le nostre case sono piene di oggetti che, al massimo, abbiamo usato una volta soltanto. La frase che ci impedisce di liberarcene è «Chissà, forse un giorno mi potrebbe servire». È così che negli angoli più bui degli armadi si accumulano, senza ordine cronologico né d’importanza strumenti musicali che non abbiamo mai imparato a suonare, gelatiere ricevute a Natale e ancora imballate, camicie o maglioni dai colori improbabili che non abbiamo mai avuto il coraggio di indossare.

Proprio dall’idea che per molta gente il pensiero di buttar via qualcosa sia inconcepibile sono nati siti e app che mettono a disposizione qualunque cosa ci possa servire per un tempo determinato. «A tutti è capitato di ricevere un invito per cui serve un vestito elegante e costoso, che con ogni probabilità non metteremo mai più», afferma Federica Storace, fondatrice di Drexcode, piattaforma di noleggio online di abiti. «Noi offriamo un’ampia scelta per ogni occasione, con capi firmati e accessibili a tutti. Il mercato è cambiato, e così la mentalità dei consumatori – che ne hanno cura come se fossero i veri proprietari, anche se il vestito è noleggiato».

Le percentuali sulla diffusione del noleggio indicano una crescita costante: quello a lungo termine è aumentato del 21% lo scorso anno. Le stime prevedono un’espansione anche nel 2019. Complici anche il noleggio a breve termine e senza intermediari, come quello di Locloc, sito ideato dalla designer Michela Nosè, che racconta: «Sono partita dalla mia esperienza personale: l’acquisto di un trapano molto costoso usato una volta sola, per montare una libreria. Da lì ho capito che potevo mettere in contatto persone che avevano in casa oggetti non utilizzati con altre che, invece, avrebbero dovuto acquistarli. È molto semplice: il proprietario guadagna su ciò che non usa e l’affittuario risparmia sull’acquisto di un bene nuovo». Così, grazie al noleggio tra privati, cassette per gli attrezzi, dizionari di latino, consolle di videogiochi e passeggini ritrovano vita nelle case degli altri.

Capitolo a parte quello del noleggio degli smartphone. Oggetti di culto personalizzato, quasi un’estensione della propria anima virtuale, i telefonini sono ancora, secondo una recente indagine Nomisma, l’acquisto più desiderato dagli italiani. Cresce il successo di nuove formule che permettono di noleggiarli, come Smart Rent: un servizio che, grazie a un abbonamento, mette a disposizione dei consumatori i telefoni Samsung e la copertura assicurativa, con l’opzione di poter cambiare modello ogni anno, in modo da avere sempre quello più nuovo.

Era il 2011 quando la giapponese Marie Kondo decise di diventare milionaria grazie ai suoi best seller, tra cui Il magico potere del riordino 96 lezioni di felicità, i cui dogmi sono riassumibili in un semplice concetto: buttate via ciò che è superfluo, ma soprattutto non acquistate mai più oggetti, abiti, soprammobili che non ci servono più. Oggi la Kondo, il cui metodo, brevettato, promette di migliorare la vita di chi ne segue le regole d’ingaggio, è la protagonista di un docu-reality in onda su Netflix da gennaio, Tidying Up with Marie Kondo:  dalla camera da letto alla cucina, dal garage alla camera dei giochi dei bambini, l’insegnamento di Marie ha dietro sempre la stessa filosofia, che è quella di liberarci del superfluo. Non solo ciò che non ci serve più, ma che non ci rende più felici, e non vorremmo portare con noi nel futuro.  E chissà che, tra inchini e sorrisi, Kondo non stia in realtà svelando al mondo le chiavi di una nuova rivoluzione minimalista ed ecologista, la stessa che sta alla base dell’arte del noleggio: possedere meno cose e abolire gli sprechi, per far spazio alla propria vita. Si parte dal rimettere ordine nella propria casa e poi, magari, si salva il mondo.

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