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La bellezza della verità è la prima monografica dedicata da un museo pubblico capitolino, quello di Roma in Trastevere,  a Lisetta Carmi.

Ripercorrendo le tappe di una carriera ventennale vissuta negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, la mostra affianca i lavori della oggi novantaquattrenne fotografa a tre nuclei tematici dedicati alla metropolitana parigina, ai travestiti e alla Sicilia. Un percorso che nella sua ricchezza ed eterogeneità di rappresentazione appare animato da un comune denominatore, l’uomo, còlto nella sua fragilità meno confutabile, ma anche nella naturalezza del suo gesto –nell’indagine della natura umana, soprattutto laddove essa si rivela senza schermi o artifici, risiede il vero senso dell’arte e della ricerca della conoscenza.

Una convinzione questa che nel corso degli anni ha spinto la Carmi ad intraprendere una lunga serie di viaggi intorno al mondo, ma anche in luoghi meno esotici, magari proprio dietro l’angolo di casa (il porto della sua Genova, per esempio), armata di un obiettivo inteso sempre non come un registratore di colori e di figure da trasferire su una pellicola, ma come una sorta di grimaldello in grado di scardinare la superficialità e la supposizione. Un colpo di mano espressivo che fa dei suoi travestiti o nella serena intensità dei bambini venezuelani circondati dall’immondizia non delle ‘figurine’ da appendere a una parete, ma una testimonianza tangibile dello scavare nelle profondità del senso di questa esistenza, senza paura di sporcarsi le mani.

Un’attitudine, quasi una vocazione che spinse Lisetta Carmi ad abbandonare la macchina fotografica per dedicarsi agli insegnamenti del Babaji Mahavatar nell’ashram Bhole Baba di Cisternino e al volontariato.

Fino al 3 marzo.

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