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Castelli dipinge con raffinatezza e intelligenza, dedicando un’attenzione particolare allo spazio, usando la tela come se fosse un palcoscenico (l’iposcenio del titolo è lo spazio sottostante il palco dei teatri). Figure e ambienti perdono i propri confini, perdendosi le une negli altri: «Ho cercato di espandere il fondo, facendolo esplodere», spiega. «La narrazione si è amplificata sui corpi. Così i corpi stessi sono diventati una somma di paesaggi, di piccoli discioglimenti, di frazioni di un divenire».

Gli interessi di Castelli per il cinema, il teatro, la moda, la letteratura e le arti decorative confluiscono nei suoi lavori. Con qualche influenza evidente: dall’abolizione dei piani prospettici delle tele di Edouard Vuillard, in cui le gonne delle signore borghesi si confondono con le tappezzerie, le tovaglie e i tendaggi, alle soluzioni formali di Francis Bacon, che diceva: «I want a very ordered image, but I want it to come about by chance». [Voglio un’immagine molto ordinata, ma voglio che venga fuori casualmente].


Guglielmo Castelli c/o Francesca Antonini Arte Contemporanea

Via Capo le Case, 400187

Roma

Maggio – Settembre 2019

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