Micol Beltramini, Gea Ferraris, Last Goodbye. Un tributo a Jeff Buckley, Edizioni BD, 2019

 

La biografia a fumetti scritta da Micol Beltramini e disegnata da Gea Ferraris racconta la vita di Jeff Buckley, ma anche un decennio per cui non abbiamo mai smesso di struggerci.

In un’intervista su Ready Player One, il suo film campione d’incassi del 2018, Steven Spielberg ha spiegato la sua ossessione per gli anni Ottanta definendoli un decennio senza stress. Se parliamo di percezione generale, era proprio così. La fine degli anni di piombo incoraggiava il disimpegno; il relativo benessere economico portava ottimismo e un nuovo sfrenato individualismo. Nasceva MTV, la cultura musicale era dominata da Springsteen e Madonna, i Queen e Michael Jackson, i Duran Duran e i Depeche Mode; le spalline erano alte e i capelli cotonati; al cinema avevamo fatto pace con gli alieni ed eravamo certi che nel Duemila avremmo volato sugli skateboard. Nel novembre 1989 crolla il muro di Berlino. Due anni dopo, in prima serata, va in onda Twin Peaks, storia di una reginetta del liceo perduta e implasticata. Il cinema trova le sue stelle guida in Tim Burton, Quentin Tarantino e Gus Van Sant; la musica si divide tra dance e boy band da un lato e britpop e grunge dall’altro, mentre Radiohead, Smashing Pumpkins e Placebo rendono l’alternative rock un luogo in cui è impossibile non piangere. Intanto arrivano le ombre, che tentiamo di sublimare trasformandole in mito: Freddie Mercury muore di AIDS a quarantacinque anni, River Phoenix di overdose a ventitré, Kurt Cobain si spara un colpo in testa a ventisette. Tre anni prima della fine del decennio muore Lady D, bella come Laura Palmer, come lei perduta. Lo stesso anno, Jeff Buckley entra in un fiume con tutti gli anfibi. Lo ritrovano quattro giorni dopo, morto come Laura, ma senza la plastica. Aveva inciso un unico album, Grace. Era prima dei social network, prima della crisi economica, prima del crollo delle nascite. Prima che tutto diventasse precario e saturo di rabbia. Il decennio senza stress ha impiegato dieci anni a trasformarsi nel decennio con lo stress. In mezzo ci sono state l’acqua, la morte, e una malinconia che non siamo mai riusciti a staccarci di dosso.