Drumohr FW 2018-2019

Text Giacomo Andrea Minazzi
@giacomominazzi

 

Quando la Ciocca nasceva, i trasporti si facevano ancora a cavallo – sui libri contabili dell’azienda sono ancora segnati i nomi e i chilometri percorsi: Bruno centodieci, Elsa centoquaranta, Cima venti. Per i pochi che avevano già l’automobile, se andando da Brescia a Milano foravano solo due volte era gran festa – a bordo non c’era mai una sola ruota di scorta. Era il 1912 e Luigi Ciocca, con quindici mila lire fondava la sua ditta e iniziava a produrre le calze che di lì a poco sarebbero diventate le migliori d’Italia.

Quando si trasferisce con gli stabilimenti nella bassa bresciana, arriva in un’area dove il denaro non ha ancora ben soppiantato il baratto. Prende in carico gli stabilimenti che pochi anni prima il parroco del paese aveva fatto costruire per dare lavoro alle donne e produrre coperte – «era bravo con le anime, meno con i capitali». È una piccola rivoluzione, l’emancipazione delle donne ante litteram: iniziano loro ad avere in mano il denaro, a essere più libere e nella posizione di poter decidere, in barba agli uomini ancora nei campi.

Qualche secolo prima, nel 1770, Mr. Robertson fondava Drumohr, che ben presto entrò nelle grazie di famiglie reali e amatori della maglieria. In tempi più recenti, l’Avvocato Agnelli era solito scegliere per Natale, ogni anno, un particolare colore dello storico ‘biscottino’ – più propriamente razor blade – per i regali agli amici. Indossare il colore giusto voleva dire essere in un certo giro e diventava vanto di pochi. Quel colore veniva messo fuori produzione.

Non sorprende che la Ciocca abbia acquisito questo marchio una decina di anni fa, riportandolo ai fasti antichi dopo che era rimasto fermo per anni nelle mani di una proprietà poco attenta al suo reale valore. In azienda, ancora ricordano bene una foto di Kennedy che indossava fiero il suo Drumohr bucato sul petto, come a dire: «È un Drumohr, non sarà certo un buchino a farmelo gettare via».

Luigi Ciocca, che si chiama come il nonno ed è oggi alla guida dell’azienda, è un uomo di spirito. Scherza e allude sornione, ma serio, pratico e concreto, pieno di passione per il suo lavoro, ha una lunga storia alle spalle e vuole che ce ne sia altrettanta di fronte per i suoi figli, la quarta generazione. Non si perde in facili nostalgie, capisce cosa deve fare: lo spazio nei capannoni è tanto, le calze da sole non bastano più.

drumohr.it

via Alessandro Manzoni, 45, Milano

via Giuseppe Luigi Lagrande, Torino

via Cristoforo Colombo, 76, Alassio