A photography by Rony Hernandes

Sulla copertina del numero di febbraio 2019 di LOVE magazine, David Beckham, in total-look Dior by Kim Jones, sfoggia un trucco occhi verde smeraldo. Una macchia di colore alla David Bowie in Life on Mars, definita da una striscia nera come il cat-eye di Prince negli anni Ottanta. Androginia ed estetica queer non trovano però spazio nello shooting di Katie Grand e nel make-up realizzato da Miranda Joyce. Nessuna volontà di uniformazione – non si amalgama l’uomo alla donna con un velo di ombretto. La fluidità di genere è sostituita dalla figura di uno sportivo, dal campo da calcio alla pubblicità della Gillette.

Il trucco maschile. Dai titoli dei giornali, che ne preannunciano il passaggio, dai video tutorial su YouTube ai counter delle profumerie, sembra che la cosmesi stia per vivere una nuova era. Il lancio di Boy de Chanel, prima linea di male make-up della casa, ha catturato l’attenzione sull’argomento dandogli il retrogusto di una novità, che per alcune case cosmetiche è una realtà consolidatasi da anni.

Nel 1980, il truccatore di Boston David Nicholas fonda la DNI Cosmetics, un’azienda di trucco e skincare comprensiva di videocassette con registrazioni delle beauty routine per uomo. Anni dopo, nel 2012, la MMUK di Alex Dalley diventa il brand di cosmesi maschile più venduto del Regno Unito, con ottanta prodotti tra fondotinta, correttori, e polveri colorate per coprire i buchi della barba, resi protagonisti di un’inchiesta della BBC – sul territorio inglese, le vendite dei prodotti beauty per uomo sono cresciute del 38% negli ultimi anni. Era il 2016 quando Marc Jacobs postava su Instagram una foto con lo smalto alle unghie – una delle prerogative di personaggi come Johnny Depp, Jared Leto e Marilyn Manson.

In Sud Corea, l’industria cosmetica ha un valore di circa 7 miliardi di dollari. Il mantra di uomini e donne sudcoreani è il raggiungimento di una pelle effetto ‘dewy’, rugiadoso, come si legge sulle confezioni di sieri e BB Cream. Le celebrità dichiarano di avere una cura spasmodica del proprio aspetto: Song Joong-ki, attore di 32 anni, afferma di lavarsi il viso col latte ogni sera per mantenerlo bianco e idratato; Young June Park, modello e attore, usa BB Cream e correttore per gli incontri di lavoro. Il gruppo K-pop SHINee non performa mai senza gli occhi truccati.

Spostandosi dai riflettori, anche ambiti come l’esercito non fanno segreto di ricorrere a prodotti per la cura della pelle. Ne sono un esempio le linee cosmetiche dedicate a creme camouflage, con fattore SPF +25, proprietà idratanti e lenitive. La Dandy Guy Perfect Camo Cream Palette della Tony Moly, uno dei marchi sudcoreani più venduti a livello nazionale e internazionale (in Europa è distribuito da Sephora), ideata per il trucco mimetico militare, priva di allergeni, con ingredienti naturali, pensata per le pelli sensibili perché, come dice il disclaimer, ‘l’uomo ha il diritto di proteggere la propria pelle!’.

Tutto riconduce a Chanel. Il lancio della linea Boy (che non a caso è stata distribuita in anteprima mondiale proprio in Sud Corea da settembre 2018), ha tolto il velo drag e queer dal concetto di make-up, per focalizzare l’attenzione sulla cura della persona e la correzione delle imperfezioni. Non ci sono ombretti nella linea, né rossetti o glitter. C’è un fondotinta, un correttore, un balsamo labbra. «Nonostante le pretese di una diffusa metrosessualità, le norme di genere restano ancora molto rigide per gli uomini. Lo dimostrano le analisi dei giocattoli per bambini, che incitano a essere forti, trascurando l’aspetto esteriore. Per le donne, la bellezza è la chiave» – dichiara il docente di scienze sociali Glen Jankowski alla BBC.

Chanel, così come Dior, che mostra sul web i video backstage delle sfilate menswear in cui i modelli vengono truccati con il fondotinta Face & Body, pone quindi l’attenzione sulla cura, non sull’estetica – cancellare il difetto, mascherare l’imperfezione. Il packaging stesso è nero e dalle linee pulite, non ci sono fronzoli, colori di troppo. Il rigore prende il posto dell’eccesso, il trucco si svincola dagli stereotipi di ‘femminile’, ‘omosessuale’, diventando uno strumento per migliorare sé stessi. È, ironicamente, la verità detta da Boy George gli anni dei Culture Club, che parlava del trucco maschile con la disinvoltura di chi indossa strati di fondotinta. «Mi trucco perché mi fa sentire meglio. Se avessi voluto farmi notare, sarei andato in giro con un abito da sposa».

Ad Banner3