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Text Giada Biaggi
@giadabgg

«Un amico mi ha regalato Lo straniero di Camus quando avevo vent’anni, l’ho letto molte volte cercando di capirlo a fondo (cosa che credo di non essere riuscita ancora a fare). Ma l’idea fondamentale del libro, il fatto che la vita sia un qualcosa di assurdo e senza significato mi ha influenzata profondamente. Tanto che ho deciso di chiamare il mio cane Camus – devo ammettere che il suo atteggiamento ha un che di esistenzialista».

A parlarci così è Anne Catherine Bomann (classe 1983): dodici volte campionessa di ping-pong della Danimarca, psicologa e autrice di L’ora di Agathe, caso editoriale alla London Book Fair e in corso di traduzione in quindici paesi. In Italia è uscito il 6 febbraio 2019 per Iperborea. L’ora di Agathe è una versione tragicomica de Lo Straniero; è come se Woody Allen e Camus avessero iniziato a giocare una partita di ping-pong dove a cercare di passare da una parte all’altra non ci fosse più un pallina, ma il senso della vita.

In un paesino nei pressi di Parigi negli anni Quaranta uno psichiatra settantenne entra in una crisi esistenziale. «Se tutti i pazienti si fossero presentati, avrei avuto davanti a me ottocento incontri»; con questa statuizione il protagonista del libro conta il tempo che gli manca alla pensione. Un protagonista che anagraficamente è distante dall’autrice, ma nel quale c’è molto di lei – come ci ha insegnato la storia della letteratura ogni biografia è sempre un’autobiografia travestita: «Io stessa ho vissuto in un paesino fuori Parigi e il luogo era ancora così vividamente presente nei miei ricordi che non ho potuto che attingervi. Anche per lo psichiatra; all’inizio pensavo ingenuamente che fosse frutto della mia fantasia, ma più tardi, dopo aver finito il libro mi sono accorta che una serie di persone lo avevano ispirato: mio padre, lo psichiatra americano Irvin Yalom – e io. Mi sono sorpresa io stessa, ma ci sono molte delle mie ansie nella mente del protagonista».

Cosa ci rende umani? L’essere assaliti da pensieri o il momento in cui dopo aver pensato agiamo?  «Il filosofo danese Kierkegaard ha ben evidenziato come lo scegliere possa venire solo dopo l’ansia e la disperazione, e il protagonista de L’ora di Agathe soffre di entrambe. La sua vita è rigidamente vuota e solo quando inizia a scegliere diventa responsabile della sua felicità – e si apre al cambiamento» – poiché umani siamo degli esseri responsabili della nostra felicità.