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Prima che finisse il millennio ci hanno raccontato che il sesso era la chiave di tutto. Televisione, riviste e fiction hanno fatto carte false per convincerci a farlo almeno tre volte a settimana, suggerendo più o meno esplicitamente che se la chimica non funzionava probabilmente lui non era quello giusto. Ce l’hanno raccontato e noi lo abbiamo raccontato a nostra volta, perché ci credevamo o forse, chissà, perché pur non credendoci ci vergognavamo ad ammetterlo, per non passare da anormali o peggio ancora da moralisti.

Dopo anni di pornografia plasticosa e dating app – uno streaming di gratificazioni meccaniche che non prevede limitazioni o senso di sazietà – le nuove generazioni hanno cominciato a mettere in discussione il sistema. Secondo la rivista scientifica Archives of Sexual Behavior, nel 2016 il 15% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni non aveva alcun partner sessuale, rispetto al 6% dei loro genitori alla stessa età. Secondo il nostro Centro Nazionale per la Fertilità, il 44% delle ragazze e il 42% dei ragazzi tra i 18 e i 34 anni sono single e in maggioranza vergini. In aumento anche gli asessuali, che non provano affatto desiderio e che, dopo tanto silenzio, stanno finalmente iniziando a parlare.

Asessuali com’è forse Julian, il protagonista diciannovenne di Tutto chiuso tranne il cielo, che proprio di questa giovinezza senza sesso e quasi senza corpo parla. Ragazzi e ragazze diversi tra loro, uniti dalla difficoltà di comunicare sentimenti complessi in un mondo di superficie che macina tutto sempre più velocemente. Poco corpo e molti social network, che diventano la più importante espressione di sé e forse l’unica possibile, in una società di adulti che quasi si rifiuta di ascoltare. Resistono gli abbracci, forse la forma più pura, più onesta e per questo anche più spaventosa di contatto fisico. Nel sesso volendo si può usare solo il corpo. Nell’abbraccio, di necessità, bisogna inserire dell’altro.