Barbra Streisand, Steve Schapiro & Lawrence Schiller (Taschen, 2016)

Text Micol Beltramini

Su You’re so vain, Carly Simon mantiene il segreto da quarantasei anni. «You walked into the party like you were walking onto a yacht. Your hat strategically dipped below one eye, your scarf it was apricot. You had one eye in the mirror as you watched yourself gavotte. And all the girls dreamed that they’d be your partner, they’d be your partner, and». Chi è il destinatario di quei versi, il vanesio dalla sciarpa albicocca? Nel 2004 la Simon si è lasciata sfuggire un indizio: il nome contiene le lettere A, E, R. Passando in rassegna la lista dei suoi amanti, se non altro quelli noti al pubblico, i possibili indiziati sono tre: James Taylor, Mick Jagger, Warren Beatty. A Warren Beatty, dichiarerà dieci anni dopo la Simon, è dedicata la seconda strofa. «Quello è così vanesio che di sicuro pensa che tutta la canzone sia per lui». Non è così? «No, la prima strofa non lo è. Ma non dirò su chi è finché non sarà lui stesso a riconoscersi». Con tutto il rispetto per James Taylor, che con la Simon ci ha fatto pure due figli, non è difficile assegnare mentalmente lo scettro a Mick Jagger. Probabilmente proprio per l’insicurezza di Jagger, quel suo continuo bisogno di fotterci almeno le pupille. Soprattutto le rockstar hanno sancito questa forma di vanità assoluta: se hai bisogno che tutti ti amino gli stereotipi di genere te li puoi scordare. Magri, truccati, preoccupati soprattutto dell’estetica; non ballano più la gavotte ma hanno sempre un occhio allo specchio, è un fatto.

Nel 1912 la moglie di Thomas Mann contrae un’infezione polmonare. Viene ricoverata a Davos, dove è costretta a un prolungato soggiorno in un sanatorio di lusso. In estate il marito la raggiunge per tre settimane, e inizia a concepire un romanzo legato alla malattia: La montagna incantata. Un giovane di Amburgo si reca in visita al cugino ricoverato a Davos per tubercolosi; al suo arrivo in sanatorio trova, concentrato e isolato, il fiore della borghesia europea – lontano da qualunque forma di impegno, si è ritirato lì per curarsi e ha finito col rimanervi. «Quel mondo di ammalati è chiuso in sé e tenacemente avviluppante, una specie di surrogato della vita che in un tempo relativamente breve estrania del tutto i giovani dalla vita reale attiva». I fasti estremi prima dell’apocalisse, in una sorta di danse macabredella cura del corpo. Il rigore salvifico degli stessi gesti ripetuti ogni giorno, con fiducia e abbandono – il mondo, fuori, sta per entrare in guerra.

Sono in tanti, oggi, a cercare lo stesso rigore. Le chiamano medical spa, tra centri benessere e cliniche di lusso. Strutture supportate e seguite da dottori specializzati che indicano le terapie più adeguate in base alle esigenze dei pazienti: dimagrire, disintossicarsi, ridurre lo stress, rigenerarsi o ringiovanire. Sorgono in luoghi sontuosi, paradisi naturali separati dal mondo. L’obiettivo è raggiungere i risultati desiderati durante il periodo di cura, anche attraverso una dieta rigida ma particolarmente curata. «Le salute può essere un bene. La malattia a volte può essere addirittura meglio. Le malattie sono domande sono anche dei compiti, perfino onorificenze. Tutto dipende da come uno se le appunta», scrive Ernst Jünger, più o meno nello stesso periodo di Mann. La fragilità è bisognosa di cure – tutte le cure che può permettersi di comprare.

A quasi ottantacinque anni la sorella maggiore di Warren Beatty ha girato l’universo in lungo e in largo. Figlia di uno psicologo alcolizzato che sognava di scappare con il circo e di una madre insegnante che si scusava quando andava a sbattere contro i mobili, Shirley MacLaine dice di aver avuto contatti con gli alieni fin da piccola – come il suo amico Ronald Reagan, d’altronde, che le ha confidato di essersi dato alla politica perché secondo gli alieni come attore era sprecato. MacLaine crede nel channeling, nella cristalloterapia e nella reincarnazione: negli anni Settanta si è messa col primo ministro svedese perché era certa che avessero fatto sesso milleduecento anni prima, lui come Carlo Magno, lei come contadina moresca. Per Hollywood è matta come un pesce con l’impermeabile, ma bisogna dire che il sentimento è reciproco: vedendo i suoi colleghi annegare nell’ansia e nella paranoia, la signora li considera tutti delle cause perse.

Siamo più stressati di Shirley MacLaine. Ci avviciniamo alla filosofia New Age privi del suo trasporto ma sperando che ci salvi lo stesso, o quantomeno che ci tiri su il morale. Sarebbe più semplice se potessimo abbinare, mindfulness e skincare: la seconda ci è già culturalmente imposta, la prima potrebbe arrivarci alle narici come un profumo. La potenziale nicchia di mercato non è sfuggita agli analisti, che hanno ribattezzato il trend Mood to Order – prodotti di bellezza che sollevano l’umore, stimolando sensazioni di energia, serenità e positività. Sembrerebbero anche un po’ puttanate, ma chi ha più il coraggio di criticare? Da tempo siamo sulla stessa barca, noi piccoli spaventati borghesi. Bisogna pure che ci consoliamo in qualche modo. You probably think this song is about you – don’t you – don’t you?