previous arrow
next arrow
Slider

Vision & Virtuosity – la mostra di Tiffany, di scena fino al 10 novembre 2019 alla Fosun Foundation di Shanghai, ripercorre i 180 anni di storia della Maison, un tributo ai maestri artigiani, ai designer, alle icone del cinema e del jet set che ne hanno accresciuto il riferimento. Oltre al Blue Book originale del 1845 – il primo catalogo di vendita per corrispondenza degli Stati Uniti –, in esposizione c’è anche il gioiello Tiffany di più valore, il Tiffany Diamond, da 128,54 carati. In Colazione da Tiffany Truman Capote fa dire alla protagonista Holly che la gioielleria sulla Fifth Avenue è «il miglior posto del mondo, in cui non può accadere niente di brutto».

Charles Lewis Tiffany, figlio di un imprenditore tessile, nella prima metà dell’Ottocento, appena venticinquenne, apre un negozio di cancelleria a New York. Non si accontenta (i miti nascono così, per inquietudine, per desiderio di superare se stessi) e nel volgere di pochi anni si dedica alla creazione di gioielli. Con la guerra civile converte la sua produzione in medaglie e spade (anche così nascono i miti: facendo incontrare talento e opportunità). Finita la guerra la sua fortuna sembra non arrestarsi: arriva ad acquistare i gioielli della corona francese ricevendo l’appellativo di ‘King of Diamonds’ (ogni mito che si rispetti ha un epiteto qualificativo). Charles ha avuto come successore nella direzione dell’ attività il suo primogenito, Louis Comfort Tiffany, gioielliere, pittore, arredatore e inventore del mosaico di vetro e stagno chiamato vetro Tiffany, che ha determinato il successo dell’Art nouveau in America e nel resto del mondo.

Tra i sei capitoli in cui si articola la mostra, c’è quello dedicato al Tiffany Blue, il colore ispirato all’azzurro delle uova del pettirosso americano – zaffiri e acquamarine, pietre di luna e tanzaniti, zaffiri del Montana e diamanti blu. In un’altra sezione sono esposti i gioielli della Blue Book Collection – pezzi realizzati a mano dai 1500 artigiani della casa. Oltre 170 anni dei pezzi più iconici di Tiffany, esposti per la prima volta, insieme ai Blue Book originali del 1845.

Disegnare gioielli è difficile. Basta fare una visita in un museo d’arte antica per capirlo. Certe cose – vasi, mosaici, sculture, affreschi – ci appaiono belle ma distanti nel tempo e nel gusto, mentre di fronte a una teca che espone gioielli restiamo di stucco – sembrano fatti oggi, si pensa. Qualunque cosa che abbia a che fare col corpo umano, con le mani, il collo, crea un legame intimo, antropologicamente invariabile, nei secoli, nei millenni. Il laboratorio gemmologico della Tiffany & Co. valuta le pietre secondo parametri scientifici che sono ormai standard internazionali (le ‘4C’: Cut, Color, Clarity, Carat weight). George Frederick Kunz, un gemmologo che a fine Ottocento, a soli ventitré anni, era già capo gioielliere da Tiffany & Co., capace di scoprire un minerale che ha preso il suo nome, la kunzite, per poi scoprire anche la morganite. Così anche nel secolo scorso, con altre scoperte da parte dei mineralogisti di casa Tiffany, quali la tanzanite o la tsavorite. Gemme, poi, che i progettisti di Maison Tiffany, assieme ad artisti e creativi trasformano in gioielli.

Jean Schlumberger riuscì a far indossare i suoi sogni marini e zoomorfi a Greta Garbo e Elizabeth Taylor – il suo fermaglio Two Fruit fa parte della collezione permanente della Biblioteca e del Museo presidenziale John F. Kennedy (Jacqueline indossava solo braccialetti di Schlumberger, al punto da essere soprannominati dalla stampa ‘Jackie bracelets’). Paloma Picasso ha ideato gioielli che oggi compaiono nelle collezioni permanenti di musei, come il Nazionale di Storia Naturale della Smithsonian Institution, che conserva una sua collana di kunzite da 396,30 carati. Frank O. Gehry, l’architetto canadese, è autore di gioielli decostruiti tanto quanto i suoi edifici. Ammetto la mia passione segreta per Elsa Peretti e per la sua vita piena di esperienze, spesso al limite, mi chiedo come sia possibile che a Hollywood non ci abbiano ancora pensato a farne un film: figlia ribelle di un petroliere, eclettica e cocciuta, che fugge per cercare la sua strada, passa per la Spagna, sbarca negli Usa, diventa modella, la fotografa Helmut Newton, la ritrae Salvador Dalì, frequenta lo Studio 54 e diventa amica di icone pop come Andy Warhol. Una vita di eccessi e di passioni. Quando, ormai artista riconosciuta, eredita una fortuna alla morte del padre la dona tutta a una fondazione filantropica. Senza mai smettere di disegnare gioielli, parte della collezione di Tiffany.

La nuova collezione di alta gioielleria Tiffany si ispira alla natura. Una serie di 11 spille, ciascuna posta all’interno di una nave di design (realizzate artigianalmente nel laboratorio di hollowware di Tiffany, marchiate dal segno ‘T & Co Makers’): tra i monili, una farfalla-gioiello che svolazza all’interno di un barattolo di vetro, posto su un ramoscello d’oro, di 18 carati, e una libellula con ali di diamante. Con Flora si esplorano forme inedite per rappresentare i fiori – petali di zaffiro blu sparsi su altri zaffiri e diamanti. Compare una spilla in platino dalla cornice in oro giallo 18 carati: un esile fiore è incastonato in una cassa di vermeil in oro 24k, ispirata a un disegno d’archivio Tiffany. Lavoro su forme archetipiche: un cuore rubino di oltre 28 carati è tagliato in singole forme frastagliate che sembrano essere state rotte e ricomposte – si colloca all’interno di un medaglione in oro giallo 18 carati. Le stelle, asimmetriche, sono fatte di platino blu e diamanti.


Fosun Foundation Shanghai

600 Zhongshan East 2nd Road,

Huangpu District – Shanghai, 200010

Fino al 10 novembre 2019

Ad Banner3
Ad Banner3